Egitto: Il deserto Bianco e le sue affascinanti Oasi

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Il Deserto Bianco, un’immensa fetta di Sahara che si estende tra le oasi di Bahariya e Farafra.

Il suo fascino è incomparabile. Appare all’improvviso dopo infiniti banchi di sabbia color ocra e nere rocce vulcaniche. Un miracolo geologico fatto di pilastri calcarei e monoliti gessosi che, grazie al lavorìo del vento, prende forme di uomini, animali, funghi e fiori.

Le sue dune sono interrotte da placche bianchissime formatesi dopo il ritiro di laghi e di paludi che, fino a 5 mila anni fa, bagnavano questa regione. Sì perché qui c’era la savana, si cacciavano le gazzelle e vivevano i leoni. Oggi la sabbia copre una civiltà primordiale scivolata nell’oblio attraverso i secoli.

Vicino al deserto si può visitare, invece, L’Oasi di Farafra.
La città risale ai tempi dei faraoni, ma non vi sono monumenti e quel poco che si sa di quel periodo sulla zona si deve alle stele rinvenute nella Valle del Nilo. L’oasi di Farafra si trovava su un’importante rotta commerciale che conduceva verso la Libia ed era un punto importante per il rifornimento d’acqua di carovane ed eserciti.

La comunità del luogo e costituita da poche famiglie, perlopiù beduini, famosi per il loro fervore religioso e la fedeltà alle tradizioni. Si possono ancora ammirare le tradizionali case del deserto intorno al vecchio e fatiscente qasr, o forte, sulla collina. Le abitazioni sono a un singolo piano, con facciate senza finestre su cui sono dipinte scene che celebrano il pellegrinaggio alla Mecca. Oltre queste tradizionali case di fango dipinto, il governo ha costruito edifici in cemento per attirare nella zona nuovi abitanti.

Le palme da datteri, gli ulivi e gli albicocchi sono circondati da recinzioni fatte con antichi muri di fango.

L’Oasi di Bahariya contiene tanti villaggi.

I suoi abitanti sono detti wāḥatī (cioè “oasiti”, in arabo). Essi discendono dalle popolazioni che abitavano l’oasi nell’antichità: tribù nomadi provenienti dalla Libia e dalla costa del mediterraneo. La maggioranza della popolazione wāḥatī è di religione islamica. Nell’oasi vi sono numerose moschee.

Per la gente wāḥatī è molto importante anche la musica tradizionale. Negli incontri di società, in particolare durante le feste di matrimonio, vengono suonati flauti, tamburi e i simsimiyya (uno strumento simile all’arpa).

L’agricoltura rappresenta tuttora un’importante fonte di reddito. Recentemente nell’oasi si è registrato anche un incremento del turismo sia a motivo delle antichità (sono infatti state trovate tombe, mummie e altri manufatti), sia a causa della bellezza dei deserti circostanti.

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