I 3 Segnali di una Vita senza una vera Meditazione

Meditazione è sinonimo di riflessione mentale?

Meditazione è pratica fisica di seduta a gambe incrociate?

Meditazione è canto o preghiera?

Chi ha letto qualche mio articolo sull’argomento (se vuoi cercali nel blog) sa che dopo anni di ricerca spirituale, pratiche e studi sul buddhismo, sono giunto ad uno stadio della mia vita per cui la meditazione non è più racchiudibile solo nelle pratiche sopra esposte.

Non voglio comunque porre limiti o recinti ideologici: la meditazione può essere dal mio punto di vista anche quanto indicato sopra, ma per me deve rappresentare soprattutto uno stile di vita. Abitudini e atteggiamenti concreti della nostra vita quotidiana che ci consentono di vivere in un modo alternativo a quello generalmente praticato nella nostra civiltà occidentale e non solo, vista la generale massificazione dei comportamenti a livello globale.

Voglio porre in risalto, con questo breve spunto, la mia personale lista dei 3 comportamenti che considero un segnale di come la pratica religiosa, meditativa, filosofica, buddhista in particolare, abbia solo scalfito una parte superficiale della nostra vita e di come la conoscenza intellettuale non si sia trasformata in profonda comprensione.

Perchè lo scopo di qualsiasi pratica religiosa autentica dovrebbe essere di centralizzare il proprio impegno verso l’unica eternità che conosciamo: l’essere vivente, l’uomo e la donna, la sua vita nel “qui ed ora”.

1) L’attaccamento egoistico al “me”, al “mio”, all’“io” o “anima”.

La società moderna ha amplificato a dismisura, grazie ad una economia capitalistica post industriale e al consumismo “inumano”, spinto da logiche di marketing e pubblicitarie, i concetti di proprietà e possesso. L’intera società ne è avvolta, spesso inconsapevolmente.

Ecco quindi che anche in ambito religioso, tra cui quello buddhista, ci si attacca alla propria “scuola”, al proprio nome, alle proprie tradizioni.
Si prova infelicità a privarsi di tali elementi illusori (come un titolo religioso) o se si viene attaccati da qualcuno che ci critica sulla base di presupposti teorici, ad esempio.

Quanti “maestri” ho visto con questo atteggiamento!

Il paradosso è che per mantenere un centro di pratica dal punto di vista economico e avere quanti più discepoli e sostenitori si ricade in questa trappola.
E spesso ci si “vende”, trasformando un centro di pratica in un mercato di servizi religiosi a pagamento.

Un vero “maestro” elargisce i propri insegnamenti gratuitamente e lavora come tutti per guadagnarsi il cibo e i vestiti per vivere.

2) La mente non si svuota facilmente.

Vivere una vita spirituale non significa vivere isolati: tutti noi viviamo in società, lavoriamo, abbiamo una famiglia, entriamo in relazione con altri esseri viventi.
Ne scaturiscono emozioni, reazioni emotive, sentimenti: alcuni vengono definiti positivi altri negativi.

In ogni caso vivere una vita meditativa significa comprendere che la vita è composta da una successione continua di questi elementi psico fisici: se si è arrabbiati, ad esempio, si può vivere questa emozione con la consapevolezza che presto o tardi sparirà, lasciando il posto ad emozioni differenti.
La consapevolezza ci porta ad una visione della vita profonda, pertanto la mente del meditante vive l’emozione ma non ne risente nel medio periodo.

Anche perché non si attacca a nulla, nemmeno alla propria vita.

3) L’influenza della società, della cultura dominante, del passato sono sempre presenti nella mente del meditante, tali da influenzarne la vita quotidiana.

Tutti noi siamo influenzati dalla cultura vigente nella nostra società e ciò significa che siamo sotto l’influenza del passato.

Non esiste un qualcosa di puro ed originale nelle nostre menti. Si tratta di un’illusione.

Nonostante questo il meditante serio cerca e trova un modo di vita alternativo, inspirato da valori maturati e frutto della propria pratica.

La sensibilità verso chi soffre, per chi prova sentimenti ed emozioni come gli esseri senzienti, siano essi umani o animali, dovrebbe, ad esempio, essere maturata in chi ha seguito un percorso orientato dallo yoga indiano o dal buddhismo.

Quanti cosiddetti “maestri” spirituali hanno smesso di mangiare carne e pesce, ad esempio?
Qui in Italia quasi nessuno.

Dove sta la consapevolezza quando mastico parti del corpo di un essere senziente ucciso allo scopo di gratificare un mio piacere?

Hae Myong

Post scriptum: scritto quanto sopra, ritengo che nessun meditante debba scivolare verso il nichilismo. Tutt’altro. Considero uno dei fattori di maggiore impedimento al raggiungimento della piena consapevolezza proprio la società attuale con la classe e il pensiero dominante che spingono tutti verso una direzione opposta.

Tutto questo va combattuto: le televisioni spente, le intelligenze e il pensiero critico accesi, le ingiustizie sfidate con le armi della non violenza e della disubbidienza civile.

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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