Chinul – La Mente di Buddha

Tra gli illustri maestri e patriarchi dello Zen del passato, per noi della scuola Son, Chinul è un insegnante essenziale. Il Son (Zen) moderno, praticato sia dal mio ordine, Taego, che dal Jogye, si basa essenzialmente sull’insegnamento di Chinul.

Apro, con questo articolo, una nuova serie di interventi specifici sul Dharma Buddhista Zen, dedicati ai grandi maestri della mia scuola.

Ritengo che sia un argomento molto interessante in quanto poco o nulla è stato tradotto in italiano al riguardo. L’argomento dell’articolo odierno si lega alla dicotomia storica presente nel Buddhismo, quella tra la cosiddetta  “illuminazione” improvvisa e la cosiddetta pratica “graduale”.

Chinul si espresse parecchio al riguardo: da maestro Zen diciamo subito che considerava l’illuminazione improvvisa su un gradino superiore rispetto alla pratica graduale: non tanto nel senso di prediligere nell’insegnamento quotidiano uno o l’altro dei due percorsi, quanto nel fatto che la prima Via la considerava destinata a studenti Zen con più elevate qualità e possibilità.

E quando parlava di “possibilità” si riferiva alle capacità di consapevolezza mentale: solo coloro che in qualsiasi momento della loro vita, al di là delle condizioni di vita facili o difficili, erano in grado di coltivare i pensieri e le emozioni, osservandoli, cullandoli, lasciandoli venire e lasciandoli andare.

Ne siamo capaci, noi, in questi giorni di emergenza sanitaria per la pandemia dal virus Convid~19?

Un altra premessa importante è che la pratica graduale includeva nel pensiero di Chinul soprattutto la pratica formale, quella cui tutti guardano nella moderna società: si va da un presunto maestro Zen “pataccato” solo per chiedere se la posizione del culo sullo zafu sia di 10 cm avanti o dietro……

Infine un’ultima premessa: non pensiate che l’insegnamento di Chinul sia antiquato e non adeguato: sono cambiati i tempi, i modi di vita, molte cose…ma alla fine l’uomo usa la mente e si fa soggiogare da pensieri ed emozioni proprio come tanti secoli fa.

Abbiamo forse meno paura di morire?
Non siamo irati con gli altri?
I meccanismi di reazione non sono forse gli stessi?
Abbiamo abbandonato l’aspetto egoico?

Chinul considera, dunque, le due strade dell’illuminazione improvvisa e della pratica graduale come le due strade essenziali a cui qualsiasi percorso che conduce alla “Via” in qualche modo si richiama.

La prima è la Via dei Saggi, di coloro che, grazie a meriti di vite precedenti, basate anche su pratica graduale, si ritrovano ad avere il dono di un risveglio improvviso. E da tale risveglio grande saggezza e miracoli spirituali ne scaturiscono.

Ci chiediamo quindi: se l’illuminazione è improvvisa che bisogno vi è della pratica graduale e formale?
E se la pratica è per forza graduale, come la facciamo tutti, perché parliamo di illuminazione improvvisa?

Chinul a queste domande rispose con un esempio pratico:
il comune praticante non va al di la delle illusioni del corpo fisico e della materialità e intende la mente come centro di pensieri ed emozioni, mentre illuminazione improvvisa significa arrivare alla consapevolezza della mente stessa e alla consapevolezza della propria essenza che è la mente di Buddha. Si cerca la Verità al di fuori della propria mente e quindi ci si allontana dalla Via.

Quanto è Zen tutto questo! Tutto è così come è.

Perfetto? Si

Imperfetto? Si, anche.

Chinul incoraggia anche la pratica graduale e formale perché non possiamo interrompere le nostre abitudini e stili di vita all’improvviso: una pratica quotidiana o settimanale, graduale, ben fatta, ove con attenzione e dolcezza coltiviamo l’embrione della saggezza, è una strada fondamentale, soprattutto per chi non è destinato per capacità e possibilità all’illuminazione improvvisa in questa vita.

D’altronde Chinul non afferma che la pratica formale debba essere eliminata: dopo l’illuminazione qualsiasi saggio procede con la pratica formale e graduale, non la abbandona ma, anzi, la valorizza perché ne ha introiettato il vero valore e significato.

Occorre continuare ad osservarsi, non seguire pensieri ed emozioni senza una consapevolezza di base, coltivata momento dopo momento.

E chi ha ricevuto il dono della “Via”, può insegnarla e trasmetterla in modo molto più efficace.

Allora, viene da chiedersi, l’illuminazione improvvisa è solo una questione di capacità intellettiva, di conoscenza?

Chinul sgombra il campo da dubbi: la Via non è conoscenza o non conoscenza!
Poiché tutti gli oggetti, fisici e mentali, sono essenzialmente “vuoti” è proprio questa visione profonda della realtà che può essere percepita dalle persone più dotate, di rango superiore.

Nel Son (Zen) non vi è né un conoscere né un non conoscere!
E qui, se ci fosse Lin Chi, si sentirebbe un urlo della madonna!

Quali sono gli strumenti che Chinul promuove nell’ambito sia della pratica di illuminazione improvvisa che della pratica graduale e formale?

Essenzialmente due: la meditazione di concentrazione, da noi descritta come “Samatha”, (si cerchi l`articolo sul blog) piuttosto che la “visione profonda” sviluppata attraverso la meditazione “Vipassana” (anche su questo tipo di meditazione ho scritto diversi articoli).

In realtà Chinul nei suoi discorsi non separa mai nettamente le due pratiche e anzi tende a farne sintesi e compendio con la pratica tradizionale Zen di meditazione basata sul silenzio e sulla vacuità: piuttosto Chinul distingue quelle che secondo lui sono pratiche di concentrazione e visione profonda spontanee, da quelle più formali e graduali.

Le prime conducono dritte dritte alla meditazione Son (Zen) e sono destinate a persone di potenziale superiore: diventano silenzio e consapevolezza naturale, non vi è alcun lavoro curativo, nessuno sforzo della mente, come avviene invece nell’approccio formale.

Ecco comprendiamo con questo come noi della scuola Son siamo un pò distanti dal “quietismo” della scuola Theravada.

Tuttavia la scuola Son, rispetto alle scuole Zen giapponesi, si pone nei confronti dei due tipi di pratica in modo molto meno categorico: lo stesso Chinul insegna che un o più approcci vanno sempre adattati alle persone, al loro stato mentale.

Chinul non rifiuta, quindi, né l’uso della meditazione Vipassana che Samatha.

E cosi facciamo noi, sia come ordine coreano Taego-jong che Jogye.

Al prossimo articolo sull’argomento!

Hae Myong


Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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