Mia nonna Francesca

C’è una storia non ancora narrata ed è quella di mia nonna Francesca.
Ho sempre pensato che Francesca sia un nome bellissimo tanto che, a pensarci bene, avrei potuto darlo ad una delle mie figlie, cosa che però non ho fatto.
Sia perché la nonna era ancora in vita quando sono nate sia perché Francesca è il mio secondo nome: sono stata battezzata come Miria Francesca, perciò una porzione di “ereditarietà” mi fu donata sin dal principio.
Il primo degli Arcani delle carte dei Nat è lo Spirito della Contemplazione degli Antenati, che ho appena estratto e che mi ha condotto istantaneamente alla nonna.

Nonna Francesca, da qualche anno non più a questo mondo, risiede nel regno dell’invisibile, nella dimora degli avi; secondo l’approccio con i Nat, questo regno è simile ad un etere chiamato “akasha” da cui derivano lo spazio è il tempo.
La dimora degli avi contiene inoltre le memorie dei membri del clan familiare a cui si appartiene.

Oltre a portare in parte il suo nome, le somiglio: la fronte bassa, la figura un po’ tarchiata, i capelli scuri, l’attitudine giocosa e fiduciosa verso l’esistenza, la cura e la dedizione familiare.
Tuttavia, prima di essere madre, nonna, contadina e operaia, Francesca nacque donna; donna la cui natura, sottilmente inquieta, era dotata di acume e lungimiranza che rasentavano la premonizione.
Doti, queste, abilmente e con noncuranza occultate. Annusando l’aria sapeva, “sentiva” l’avvicinarsi di un temporale e se nuvole dense si addensavano poi effettivamente in cielo, munita di un falcetto “tagliava il tempo” invocando San Giovanni, affinché “non dormisse. Spesso la nonna assecondava le antiche pratiche pagane e contadine del luogo atte a propiziare o salvaguardare i raccolti. Siamo qui nel Salento, una terra davvero magica, il cui vento (lu ientu) quasi profuma di Oriente, il cui mare (lu mare) bacia tanto dolcemente quanto impetuosamente la terra, grassa e del colore del rame. Terra in cui il sole (lu sule), quando d’estate si posiziona allo zenit, pare addormentare ogni forma di vita. Terra che lei stessa definiva “la pace mia”.

Il Salento della taranta, la temuta creatura il cui morso osceno generava una vera e propria possessione, che solo preghiere accorate e balli dai ritmi forsennati avrebbero potuto togliere. Il Salento chiamato “La terra del rimorso”, in un evidente gioco di parole, dall’antropologo Ernesto De Martino, titolo della (sua) opera omnia sul fenomeno del tarantismo (da cui la città di Taranto prende il nome).

Mia nonna era una strega anche in virtù di questo luogo di potere che l’aveva vista nascere e morire e dal quale aveva tratto magico nutrimento. Mia nonna era una strega perché osava, voleva, sapeva, ma soprattutto taceva. E dissimulava. Spesso parlava per detti o proverbi, per filastrocche e rime, perché una vera strega sa che la parola è potere e sa che va saggiamente dosata e modulata.

Ella onorava gli antenati di giorno, con candele accese sul piccolo altare di casa e ogni notte, che raggiungeva impalpabilmente in sogno; affermava che le donne dovessero portare le gonne, meglio se ampie, per accogliere e nascondere le tribolazioni e i dispiaceri. Santificava le feste ed era, curiosamente, una cristiana fervente e credente: devota ai santi Cosma e Damiano (li santi medici), affermava di averli visti apparire al suo capezzale durante le doglie di un parto lungo e doloroso.
La rassicurarono, i santi, che tutto sarebbe andato per il meglio e così fu, un bimbo nacque sano e forte: era mio padre.

A volte in cucina, il fulcro della casa, utilizzava il grande setaccio della farina facendolo roteare sul tavolo con all’interno un paio di forbici. Credo si trattasse di un rituale a scopo divinatorio, in quanto al setaccio venivano poste delle domande e l’oggetto, a cui veniva impresso un movimento, dava il suo responso secondo il modo in cui girava.
Ai bambini veniva vietato guardare queste cose, erano cose da grandi, proibite…

Ho però assistito, una volta adulta, al suo triste declino, fisico e cognitivo: i medici allora parlarono di demenza senile e probabilmente era la terminologia più appropriata per la sua condizione ma io non ci credevo, non ci ho mai creduto. Ricordo una notte terribile, durante la quale aiutai mio padre ad assisterla poco prima che se ne andasse: aveva lo sguardo spiritato, i capelli scarmigliati e le parole uscivano incoerenti.
Credo che vagasse fra i mondi senza riuscire a trovare la via del ritorno e che parlasse con gli spiriti; asseriva fossero ovunque nella stanza, attorno al letto e soprattutto nello specchio.
A questo credevo e lo credo ancora oggi.

Vorrei tanto sognarla, magari questa notte.
E tante altre ancora.

Miria


Se senti il forte richiamo della volta celeste, il dolce sussurro delle stelle, l’eterno suono del firmamento…
Mapperò il tuo tema natale astrologico e converseremo, insieme, con le energie planetarie.
Oppure, con i Tarocchi e altri tipi di carte, sonderemo la realtà visibile ed ordinaria oppure l’oltre, invisibile e straordinario.Scrivimi qui: miria.tondi@gmail.com 

Miria Tondi

Donna di luce e d’ombra, sono studiosa e ricercatrice del sé, del simbolismo, degli archetipi e delle arti magiche da 25 anni. Leggo i Tarocchi, il Tema Natale Astrologico e altri tipi di carte decodificandone il linguaggio arcano e sollevando il velo sul sapere ancestrale contenuto in queste discipline.

Alle letture abbino la pratica del tamburo sciamanico.
Ho scritto articoli per una rubrica di arte esoterica e tuttora scrivo sul femminile secondo una prospettiva mitica, antropologica e comportamentale.
Amo molto i bambini, ho lavorato come insegnante di scuola primaria, di infanzia e di sostegno.
Sempre in qualità di docente ho co-condotto corsi di meditazione.

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