La predicazione di Shakyamuni, il Buddha

Care lettrici e lettori del blog, eccoci giunti alla nona puntata della serie di articoli che ho definito “Buddhismo senza illusioni”: si tratta di una sintetica storia del Buddhismo che non ha pretese di esaustività (servirebbe una enciclopedia) ma con uno scopo ben preciso.

Si tratta di “recidere” le illusioni che ho spesso constatato quando si parla di Buddhismo: troppo spesso si associa una statua del Buddha a quella di un santo da venerare, troppo spesso si sono sostituiti i simboli tipici della fede cristiana con analoghi simboli indiani o buddhisti perpetrando lo stesso meccanismo mentale di assuefazione all’idea di un qualcosa di superiore a noi esseri umani che ci guida e che ci “salva”, attraverso anche i suddetti simboli.

Questo atteggiamento lo si riscontra anche nel Buddhismo basti pensare al tantrismo tibetano e in genere alla scuola tibetana.
Andare alla radice significa quindi assumere un atteggiamento critico, scientifico, razionale, storico, in poche parole “recidere” ogni illusione.

Certo la storia antica di migliaia di anni non è un argomento che possa avere un inquadramento univoco: le interpretazioni e le idee sono talvolta inevitabilmente differenti in merito agli eventi.
Quello che scrivo non ha quindi la presunzione di essere considerato incontestabile, anzi.

Così ho studiato presso il mio Istituto (Ordine coreano Taego) nei circa tre anni di corso e così lo riporto.

Il nono articolo lo centro sulle caratteristiche dell’insegnamento del Buddha storico: Shakyamuni.

Ecco le caratteristiche che voglio mettere in evidenza:

  1. Non sempre sono state usate parole per insegnare, anche Shakyamuni era un pò “Zen” durante i suoi quaranta anni di predicazione;
  2. Quando si espresse in parole usò differenti tecniche: talvolta brevi o lunghi discorsi in forma poetica (così almeno ci sono giunti……), talvolta con delle metafore e dei simboli, talvolta con delle storie particolari di discepoli o altro e infine anche le classiche “Q and A”, ovvero domande e risposte.

Quali le sue reazioni alle domande dei laici e dei monaci?

  1. Se riteneva la domanda adeguata rispondeva in modo diretto;
  2. Se non la riteneva tale talvolta praticava il silenzio;
  3. Se capiva l’errata comprensione da parte di chi poneva la domanda era molto abile nel ribaltare il punto di vista dell’interlocutore, portandolo ad aprire la mente su aspetti della questione e talvolta,  pur non diniegando il suo punto di vista, era molto abile nel farlo riportare lentamente su una posizione teorica o pratica che riteneva più corretta.

In ogni caso il successo della predicazione del Buddha fu legato soprattutto al fatto che il suo Dharma era per tutti, era concreto e comprensibile anche dal popolo ignorante.

Non si rivolse comunque solo al popolo perché intensa fu la sua predicazione anche a beneficio diretto di re e governanti e potenti del tempo, ma mantenne sempre un atteggiamento abbastanza umile e popolare.

Peccato solo la scarsa considerazione per il genere femminile……chissà cosa avrebbe pensato degli altri generi sessuali (gay, lesbiche, trans ecc……) ?

Queste caratteristiche dell’insegnamento lo distinsero particolarmente dalla casta dei Brahamini e dai filosofi Sramana: soprattutto i primi molto più altezzosi rispetto al popolo, come dei moderni vescovi e cardinali cattolici….

Nel corso della sua vita subii attacchi da parte di questi soggetti, anche con numerosi tentativi di uccisione, oltre che critiche e discriminazioni: il successo del buddhismo tra la popolazione notevole, apportava benefici concreti nella vita quotidiana di tante persone  e ciò generò invidie e gelosie. E lo fa ancora adesso dopo 2500 anni!

Durante la sua esistenza subii anche il tradimento di un discepolo, Devadatta, che assieme ad un principe locale cercò di prendere il posto di Shakyamuni quale guida religiosa, assecondando l’ascesa al potere dell’amico principe a discapito del suo stesso padre.
Dopo un iniziale successo il tentativo alla lunga naufragò e la leadership spirituale di Shakyamuni continuò.

Il suo regno di Kapilavatsu capitolò al terzo tentativo di difesa contro le aggressioni del vicino regno di Kosala: il Buddha dopo le proteste pacifiche e silenziose avverse all’invasione accettò il Karma e la sua città natale divenne dominio del regno adiacente di Kosala.
In tal senso è interessante risaltare come si oppose a questa invasione: un primo esempio di quello che noi buddhisti pratichiamo oggi in questi casi, la protesta non violenta e pacifista.

Shakyamuni lasciò il corpo all’età di 80 anni, dopo 45 anni di insegnamento e pratica, circondato dai suoi discepoli, presso Kusinagara. La tradizione parla del giorno di luna piena del mese di febbraio.

Noi buddhisti ricordiamo questo giorno come il giorno del “para nirvana” del Buddha: si tratta di una festa buddhista che in alcune tradizioni viene associata alla festa del “Vesak” (nascita).

Ecco alcune delle ultime sue parole:

“Dipendi da te stesso e dall’insegnamento del Dharma e non dagli altri.

Usa te stesso e il Dharma come una luce che ti guida e non usare la luce degli altri”.

“Coltiva te stesso per raggiungere il Nirvana. Ogni essere vivente nasce, vive e muore”.

Ancora adesso considero queste poche parole commoventi e piene di amore.
Sarò sempre grato a questo uomo di aver dato il “via” a questo percorso di vita!

Hae Myong


Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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