La Meditazione porta all’unione con l’Energia Universale

Come conciliare la vita quotidiana con l’approccio meditativo alla vita stessa?
Cosa è la meditazione?

Posso imparare a meditare attraverso un corso?

Queste sono alcune delle domande a cui cercherò di dare una risposta in questo articolo.
La mia personale visione, frutto unicamente delle esperienze e delle riflessioni maturate durante il mio studio del buddhismo e degli scritti di alcuni maestri e filosofi.

Come sempre, nulla è verità assoluta e chiunque è incoraggiato ad essere un autentico ricercatore spirituale, quindi a testare su se stesso quanto legge.

Dunque oggi affrontiamo ancora una volta il “prima” della meditazione ma accostandolo al “durante” e partiamo proprio dalla nostra vita quotidiana.

Ogni giorno, finite le ore di sonno, iniziamo la nostra giornata con i nostri impegni “esterni“, innanzitutto con quelli legati alle esigenze fisiologiche ed emozionali del nostro corpo.
Però spesso accompagnati da una caratteristica, a livello mentale i pensieri continui si succedono: problemi, situazioni da risolvere, desideri di acquisire, conquistare….

l’aspetto mentale della nostra vita, connesso a quello emozionale,
è in continuo fermento ed ebollizione.

E’ una necessita’ se vogliamo raggiungere determinati risultati, se vogliamo mantenere il nostro posto di lavoro, curare i nostri figli, avere una famiglia coesa.

Acquisiamo conoscenze che diventano norme di comportamento, giudizi, reazioni e utilizziamo inconsciamente le norme e i criteri imposti dalla società in cui viviamo.

I sensi sono attivi, le percezioni pure: il nostro corpo, come tutta la vita e tutti gli esseri, è davvero cosi complesso e straordinario!

In questo mondo noi che ci interessiamo di meditazione e di cultura buddhista ci troviamo ad affrontare insegnamenti spirituali che, se compresi profondamente, ci portano a vivere una dimensione della vita diversa o meglio, trascendente.

Perché dico “se compresi profondamente”?

Perché nella mia esperienza di buddhismo in Italia (non solo nei contesti della mia regione, la Liguria, ma in altri svariati siti in Italia, frequentati grazie al mio lavoro presso l’UBI per sei anni) ho constatato che in realtà la stragrande maggioranza di chi si avvicina al buddhismo lo fa per lo più per  motivi di fascino e curiosità “orientaleggiante”.

Non ci sarebbe niente di male, se non ci si fermasse a questo.

Cosa accade?
Che la spiritualità e la religione diventano non elementi, zattere, che ci portano a quella dimensione trascendente la vita quotidiana, ma obiettivi, pratiche perfettamente incastrate nei flussi cognitivi-emozionali della nostra vita quotidiana.

Se per pratiche devozionali e fideistiche (venerazioni di uomini maestri, ad esempio, assunti al ruolo di santi e deificati come in tutte le altre religioni del pianeta) questo processo è ripetibile per molti anni, e talvolta per tutta la vita, lo stesso non accade con la meditazione, soprattutto quella Zen.

In questo caso il fascino iniziale viene spesso meno quasi subito, e il più delle volte si interrompe la pratica dopo qualche tempo.

Se nella vita quotidiana e in quel modo di vivere la spiritualità descritto prima permane una coscienza con un “io” ben sviluppato (sia che si tratti di ego “mondano” o di ego “spirituale”) nella vita meditativa l’”io” viene meno, sciogliendosi in una dimensione del silenzio che accoglie una esperienza non dualistica, un’assenza di distinzione tra oggetto e soggetto.

L’ego nella vita quotidiana è anche collettivo (la “mia nazione”, la “mia squadra di calcio” ovvero la “mia scuola buddhista”, il “mio maestro” …migliore del tuo).

Se nella vita quotidiana produciamo ed usiamo energie per pensare, acquisire.,..
Nella vita meditativa attingiamo ed usiamo una energia universale, quella insita dentro ogni forma di vita animata e non animata, che spesso giace inutilizzata.

Ecco perché ci sentiamo così vitali dopo la meditazione!

E poi questa dimensione meditativa è avvolta nella dimensione del silenzio, non necessariamente fisico ma soprattutto mentale (assenza di pensieri, reazioni).

E’ difficile mantenere questo stadio meditativo. Inutile negarlo.
E non dobbiamo comunque fuggire dalle nostre responsabilità nella vita sociale e quotidiana per rifugiarci in una caverna a meditare.
E non è detto che serva a qualcosa: non esistono ricette miracolose.

La meditazione, quindi, non può essere insegnata, con corsi ma può essere “indirizzata”, “incanalata”. E richiede menti pronte e adatte.

Per molti la pratica buddhista può essere limitata ad aspetti devozionali e ad un aspetto etico e morale, ed è già un buon risultato cosi’!

Quello che può essere insegnato sono invece le modalità con cui passiamo dalla dimensione quotidiana della vita a quella meditativa: le tecniche di concentrazione.

Le elenco solo perché conto di trattare l’argomento in un prossimo articolo.

Si tratta ad esempio dell’uso del suono e dell’udito come con la recitazione di mantra, dell’uso di posizioni fisiche come con l’Hatha yoga, dell’uso dell’energia sessuale come con il Tantra yoga.

Le strade per calmare la “chimica” del nostro corpo sono tante.

Io uso anche lo Shiatsu, in versione Zen, ma anche la semplice concentrazione su un oggetto attraverso la vista.

Una statua di un Buddha può aiutarmi, ma preferisco un oggetto che si “muove” lentamente, come una candela accesa o un bastoncino d’incenso.

Vi auguro una vita consapevole.

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

La mia pagina facebook

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