Viaggio astrale e il racconto dell’onironauta Roberto Shambu

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Tutti ne parlano, tutti ne sono misteriosamente attratti. 

Ma che cosa sono realmente questi viaggi e come funzionano?

In questo periodo della mia vita ho avuto la bellissima possibilità di incontrare numerose persone che hanno sperimentato  questa incredibile esperienza, io stessa ne ho avuto la prova eclatante e devo dire con tutta franchezza che il distacco dalla “realtà” mi ha scompigliato positivamente l’esistenza.

Girando per il web ho avuto l’occasione di fare due parole con Roberto Shambu, onironauta esperto, conosciuto casualmente nel gruppo facebook VIAGGIO ASTRALE  dove attualmente pubblica le sue storie.

 

 

Sarò grata di mostrarvi uno dei suoi tanti racconti, che mi ha personalmente inviato, riguardo la sua esperienza extracorporea; ma prima di tutto vediamo che cosa è un viaggio astrale e le sue caratteristiche.

Il termine viaggio astrale deriva dal fatto che, oltre alle quattro dimensioni spaziotemporali, viene considerata una ulteriore dimensione, di natura sostanzialmente misteriosa, denominata piano astrale, nella quale soggiace l’éidolon, detto anche corpo astrale, la quinta componente del complesso corpo umano, riconducibile ad una sorta di natura sottile del veicolo dell’individuo. Durante il sonno, il corpo astrale si distacca dal corpo fisico rimanendone connesso mediante ciò che viene detto cordone d’argento, e quello che viene vissuto e sperimentato nel sonno è l’avventura del corpo astrale in questo piano dimensionale svincolato dalle leggi fisiche della realtà quadridimensionale.

In oriente, il buddismo tantrico in Tibet parla del corpo astrale in termini di Vajrakaya e del viaggio astrale come yoga del sogno. L’allontanamento dell’éidolon dal corpo fisico viene vissuto come un fenomeno di sdoppiamento dell’individuo, pertanto si parla anche di “sdoppiamento astrale”, specie se la cosa viene fatta coscientemente. In questi casi si parla anche di OBE (Out of Body Experience), ossia “esperienza fuori dal corpo”.

Gli oggetti e gli abitanti di questo mondo non visto sono reali proprio come lo sono i nostri corpi, i nostri mobili, le nostre case e i nostri monumenti. Quegli oggetti e quegli abitanti non sono destinati a durare per sempre come non dureranno per sempre quelli del piano fisico; tuttavia dal nostro punto di vista essi sono realtà finché durano.

Il primo ingresso importante avviene in varie guise. Alcuni solamente una volta in tutta la vita, altri cominciano a ricordare con chiarezza sempre maggiore ciò che durante il sonno hanno veduto od udito. Comunque ciò accada, non può che non segnare una data memorabile nell’esistenza d’un uomo.

Gli abitanti del piano astrale si possono suddividere in tre grandi classi: umani, non umani e gli artificiali.

Gli umani si ripartiscono naturalmente in due gruppi: i vivi ed i “morti”.

Gli uomini che si manifestano sul piano astrale durante la vita fisica sono spesso persone psichicamente sviluppate o semplicemente persone comuni. I “morti” possono essere persone comuni dopo la morte o allievi in attesa di reincarnazione.

Per non umani possiamo identificare l’essenza elementale che appartiene alla nostra stessa evoluzione, i corpi astrali degli animali e spiriti della natura di ogni specie.

Gli artificiali: Elementali formati consciamente e inconsciamente, angeli custodi e umani artificiali.

(Per approfondire puoi trovare il libro di C.W Leadbeater sul piano astrale e i suoi abitanti qui.)

Secondo la scienza, invece, il viaggio astrale è un fenomeno dovuto ad una stimolazione del lobo frontale del cervello durante il sonno REM. Si tratterebbe quindi di una esperienza totalmente interiore.
Secondo altre teorie si tratterebbe invece dello spostamento della coscienza al di fuori del corpo nel mondo reale o in mondi paralleli

Che cosa è possibile fare?

Diverse sono le possibilità, ovvero:

  • ottenere informazioni
  • sviluppare guarigioni o fare riabilitazione
  • sviluppare nuove idee creative
  • allenare performances sportive
  • viaggiare attraverso il tempo e lo spazio
  • aiutare anime per scopi più etici ed evolutivi

In alcuni casi possono accadere le cosi dette paralisi del sonno molto comuni tra le persone. Molti ricercatori affermano che la paralisi del sonno non è nient’altro che la fase che precede l’ O.B.E.
 

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Concludo questo articolo, come promesso, postando lo splendido racconto di Roberto Shambu intitolato:

“Fuori dal corpo”

Lama

Sabato 30 Luglio 2011

dalle 06:00 alle 07:00

Fuori dal corpo

Inizialmente sogno di trovarmi in un ambiente chiuso, una casa antica con il soffitto a “cielo di carrozza” decorato da vecchi affreschi con colori dominanti nelle tonalità del bruno scuro. Sono molto vicino ai decori che distinguo nei più piccoli particolari. Il mio corpo è posto in posizione quasi completamente orizzontale, sono supino e con le gambe che penzolano leggermente verso il basso. Ho una certa difficoltà a portarmi al centro della sala, è come se poggiassi su una superficie su cui galleggio a pochi centimetri dal muro e per allontanarmi devo compiere una faticosa “immersione” procedendo a marcia indietro con l’aiuto delle braccia. Posso però cambiare l’ampiezza del mio campo visivo a volontà, avanzando o regredendo come in un effetto zoom. In una di queste visualizzazioni, avvicinatomi molto a uno dei disegni del soffitto, noto e leggo quattro cifre dipinte tra i fregi, il loro valore numerico non ha importanza, quello che a me interessa è riuscire a distinguere i segni in quanto numeri. I primi numeri sono 1 e 2, seguono altre tre cifre a cui non corrisponde però una “quantità” definibile. In questo momento divengo consapevole, divento lucido e continuo a muovermi avanti e indietro cercando di sperimentare e controllare la capacità di mettere a fuoco quello che vedo e stimare le dimensioni dell’ambiente. Oltre alle cifre, in un altro punto della volta, noto alcuni decori meglio conservati; si distinguono due minuscole volute giallo ocra dipinte degli unici colori chiari che riesco ad intercettare nell’uniformità tonale del vecchio affresco consumato dal tempo. Sento che sto per svegliarmi, come spesso accade un respiro più profondo sta per tracciare la traiettoria del ritorno nel corpo e richiamarmi alla veglia. Mi trovo nel mio letto, il soffitto della vecchia casa non c’è più e riconosco la mia camera. Sono sdraiato nella penombra e la luce che filtra dai fori della tapparella indica che è giorno fatto. Mi accorgo di non essere ancora del tutto sveglio, sono in preda a una paralisi, ma diversamente da come mi è accaduto in passato, questa volta non provo neanche a sforzarmi di impormi il risveglio. Me ne sto immobile con l’occhio sinistro semi aperto puntato sul dorso del naso e sono sereno. Faccio caso alla mia respirazione che distinguo perfettamente su ogni altro suono. La sento nelle orecchie, in particolare nell’orecchio sinistro e percepisco anche la vibrazione prodotta dal mio ronfare. Un attimo dopo mi accorgo di muovermi senza muovermi. “Posso muovermi” ho pensato, o qualcosa del genere ho pensato, ed allora ho sentito il cuore battere più forte, l’emozione mi ha preso e reso felice e intimorito e temerario insieme. D’improvviso ho compiuto un balzo, spinto da una forza non del tutto controllabile, sono sbalzato dal letto e, proiettato in avanti, ho attraversato la soglia della mia stanza e ho percorso il corridoio sino circa metà della sua lunghezza. A quel punto, come se si fosse fulmineamente riaperta una molla a spirale, la stessa irresistibile forza mi ha riportato indietro, sul letto. Il mio andare e tornare ha prodotto una scia zigzagante subito svanita, mi ero allontanato troppo e troppo in fretta dal corpo e ora, certamente, stavo per svegliarmi. Invece no. Distinguo ancor meglio di quanto non riuscissi a fare prima il rumore del mio respiro e vedo ancora la punta del mio naso e le cose intorno a me, ma non sono sveglio. Seguendo il ritmo di due respirazioni distinti, cerco di sincronizzarmi con la mia respirazione da sognatore cosciente e ci riesco subito. Sono completamente consapevole di non sognare, sono desto mentre il mio corpo dorme. Allora provo a muovermi, ma la cosa non è facile. Non riesco ad alzare la testa e nello stesso tempo l’emozione è forte, quello che sta accadendo l’ho solo immaginato a volte, ma ora che succede è incredibile e vero. Temo che l’eccitazione mi svegli. Il busto e la testa non riesco a muoverli, ma il braccio sinistro si, lo sollevo e lo osservo. Anche le gambe riesco a sollevare entrambe e senza sforzo. Le guardo, sono le mie gambe, non si trasformano in qualcos’altro, sono proprio loro e si muovono rispondendo alla mia volontà. Mi giro sul fianco sinistro, la parte sinistra sembra essere la favorita per intraprendere ogni operazione. Torco il busto e mi aiuto puntellando le mani, voglio uscire nuovamente, come prima, ma questa volta voglio farlo con maggiore controllo, non voglio perdere questa seconda occasione. Riesco a staccarmi dal corpo che lascio alle spalle mentre mi rivolgo al soffitto sospinto dal desiderio di raggiungerlo. Ora sono più vicino al lampadario, potrei toccarlo. Ho l’impulso di andare lontano, in un luogo che voglio visitare, un luogo che per la mia ricerca interiore è molto importante, ma non cedo alla tentazione. Lo spazio della mia prima esplorazione è dunque la mia stanza. L’atmosfera è di ovattati toni di tenue celeste, sotto di me vedo il mio corpo; mi appare piccolo, come se fosse molto lontano, come se lo osservassi da un cannocchiale tenuto alla rovescia. Gabri, di fianco a me, dorme con le braccia protese verso l’alto. Sembra che mi chiami. Allungo un braccio anch’io e le prendo la mano e lei mi tira a sé e ci abbracciamo. È tutto molto dolce e piacevole. Non controllo il mio corpo astrale come vorrei, le mie gambe vanno verso l’alto mentre Gabri mi abbraccia seduta sul letto e mi sussurra all’orecchio: Un attimo ancora e poi sono davvero sveglio, apro gli occhi e guardo lei che dorme e mi domando cosa starà sognando.

Fonti:

Il Piano Astrale – Suo aspetto, suoi abitanti e fenomeni parapsicologici di C. W. Leadbeater

Viaggi Astrali – Come uscire fuori dal corpo e liberarsi dal guscio di William Buhlman

 

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