Meditazione – L’Impermanenza…

Sia per chi è “principiante” sia per chi si può ritenere “esperto”, quando si parla di meditazione, si tende a sottovalutare il “prima”

Ci si siede per ore, giorni, magari lunghi ritiri e magari anche per qualche tempo si avvertono i benefici di questa pratica ma a lungo andare si affievolisce l’interesse, si dedica meno tempo e, in poche parole, se ne rimane delusi.

Come mai?

Nei nostri primi cinque articoli sul blog abbiamo affrontato gli ostacoli alla meditazione ma adesso, per rispondere in modo esauriente a questa domanda, è venuto il momento di approcciare il “prima”, ovvero le premesse, a mio avviso necessarie, prima che un percorso serio di meditazione buddhista venga intrapreso.

Anche questo, come tanti altri affrontati e che affronteremo su questo blog, è argomento molto vasto e che presenta diversi aspetti da prendere in considerazione.

Inizio quindi l’introduzione a uno degli aspetti che caratterizzano l’approccio alla meditazione: la consapevolezza della realtà.

Talvolta tradotto come dottrina o Dharma, rappresenta l’aspetto che in misura più o meno intensa il meditante buddhista deve aver assimilato e fatto “suo”.

A mio parere non basta rivolgersi a un tempio o un centro di pratica per ricevere qualche istruzione su come meditare, sedersi e ottenere risultati profondi.

I risultati di una pratica duratura si vedono se a monte il praticante buddhista ha fatto “suo” il Dharma, ovvero la realtà profonda dell’esistenza, quella che si cela “oltre”.

Non fraintendetemi: non parleremo di metafisica e spirito.

Ma di realtà concreta, di insegnamenti e visioni del reale che si sono tramandati sino a noi, partendo dal Buddha storico attraverso Patriarchi e maestri.

Iniziamo con questo articolo l’esplorazione di questo aspetto del buddhismo, quale premessa alla pratica di meditazione.
Tratteremo come primo argomento le tre caratteristiche dell’esistenza, da un punto di vista buddhista.

Oggi, in particolare, parliamo della prima caratteristica, l’”impermanenza”.

In lingua Pali, l’antico dialetto indiano, è definita “Anicca”.

Il primo a trattare l’argomento fu proprio il primo Patriarca del Buddhismo, il Buddha stesso!

Il libro dei discorsi che più di altri contiene l’insegnamento dell’impermanenza è l’”Anguttara Nikaya”, se mai qualcuno fosse interessato ai testi originali storici, così come giunti e tradotti ai nostri giorni…….

Nel buddhismo gli esseri umani e in generale gli esseri senzienti, hanno una struttura composta da cinque elementi caratteristici: la forma materiale, le sensazioni, le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza.

Tutte queste caratteristiche si considerano impermanenti!

Anche la coscienza, leggete bene!

Cosa accade in questo momento: stai leggendo questo testo e probabilmente siccome sei interessato ti si formano pensieri e idee.
Se con il tempo coltivi questo articolo o magari libri e altri articoli sull’argomento, i pensieri e le idee si radicano ed entrano nel luogo virtuale della coscienza.

Ma sia le formazioni mentali che la coscienza sono impermanenti!

La comprensione di Anicca, quindi, come premessa necessaria alla meditazione non è una comprensione testuale o logica o una nozione di cultura buddhista: è una comprensione ed uno stato di consapevolezza che va oltre!

Oltre alla scrittura e alle parole!

Ma torniamo all’impermanenza.

Essa è legata al continuo cambiamento: il buddhismo ha anticipato di anni luce la fisica moderna attribuendo una valenza dinamica a tutti i fenomeni, privi quindi di una “sostanza”, come noi da sempre in occidente crediamo, “imbevuti” di materialità di stampo giudaico-cristiana.

I greci invece erano molto più vicini alla cultura orientale, basti pensare ad Eraclito e alla famosa visione dell’acqua di un fiume che scorre di continuo a valle e che non è mai uguale a se stessa.

L’impermanenza buddhista non ha niente a che vedere con la metafisica ma si basa su osservazioni empiriche e analisi che potremmo definire “scientifiche”.

E’ importante sottolineare che l’impermanenza nel buddhismo non riguarda solo i fenomeni ma anche le cause e le condizioni che hanno determinato tali fenomeni: esse stesse quindi mutano di continuo.

Avere o essere” scrisse Fromm (immenso libro a mio parere) ma qui tale dicotomia non esiste, in quanto nel buddhismo mai “siamo” ma “costantemente diventiamo”.

Il buddhismo indica quindi una Via per trascendere questa legge della natura e la meditazione è una delle pratiche più importanti di questo percorso.

La meditazione (assieme ad altri percorsi spirituali) praticata con la consapevolezza (che va “oltre”) dell’impermanenza ci dovrebbe aiutare a superare tutti gli attaccamenti che è quindi uno “scopo” di questo insegnamento.

Superare gli attaccamenti ci porta poi ad abbandonare le illusioni e la sofferenza causata dalla perdita di quello che consideriamo ingenuamente costante nella nostra vita come un essere a noi caro, una condizione psicofisica, una condizione materiale in cui viviamo (ad esempio finanziaria o lavorativa).

Una sofferenza che si ripercuote nel ciclo continuo di nascita-morte-rinascita….

E guadagnare cosi’ la “visione profonda”, la visione che tutto include…

Buona pratica!

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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