Le donne libere del nostro passato…

Ti ricordi papà quando ti feci leggere la mia versione della storia che mi raccontavi sempre da bambina nelle serate estive a Voceto?

Scendevano dai monti Sibillini nelle piazze in cui la sera i giovanotti e le giovani fanciulle del paese si incontravano per ballare.
In entrambi i rami della mia famiglia circolava la stessa storia e la stessa frase: Belle fatesse, se non fosse che crocchiesse… Erano belle, bellissime.
Lunghi capelli corvini ad incorniciare visi di candida bellezza, lunghi vestiti e occhi brillanti.

Nessuno ricorda i loro nomi, il suono della loro voce o il posto esatto da cui provenivano.
I giovani uomini ne erano affascinati, ammaliati.
I lunghi vestiti che indossavano coprivano loro i piedi, ma non potevano coprire il suono dei loro passi, un suono di zoccoli, forse di capra a cui si riferiva il termine “crocchiesse”, ossia lo scricchiolare su un pavimento duro, un calpestio su pietra.

Evidentemente non indossavano calzature a camuffare questa loro peculiarità, questa piccola ma grande differenza con gli esseri umani.
E dopo aver ballato, prima che le luci dell’alba potessero illuminarle, tornavano nel nulla dal quale erano venute, in un posto sconosciuto tra i monti Sibillini. Fino alla festa seguente.

E nelle notti di luna piena, nel silenzio più totale dei nostri monti, se si tende bene l’orecchio, quel suono di passi scricchiolanti, quel calpestio di zoccoli si può riuscire a sentire….
Qualcuno potrebbe riuscire anche a cogliere il suono di quelle risate allegre, di quelle voci squillanti, di quelle fate felici.

Era una versione un po’ più romantica della tua. Tu ridesti sornione. Ora sarò meno romantica.
Bisogna lasciare il romanticismo alle occasioni che lo richiedono, perciò ti racconto un’altra versione della storia papà, quella che tu non conosci, quella che viene dalla parte di me a te sconosciuta.

La verità è che quelle donne erano apparizioni che venivano dal passato e che quel rumore che i tuoi antenati sentivano altri non era che l’eco delle loro coscienze tramandate di generazione in generazione, quelle di coloro che le loro donne non le avevano protette ma lasciate in balia di uomini che dal loro posto di potere avevano stabilito ciò che era giusto e ciò che invece non lo era.

Erano donne, né streghe né tantomeno fate, e conoscevano il potere di guarire con i mezzi che la natura aveva da sempre messo a disposizione degli esseri umani, inoltre conoscevano il potere derivante dalla purezza delle loro anime.

Avevano conoscenze che permettevano di vivere sani e liberi e questo era inconcepibile a chi con il potere voleva soggiogare il gregge.

Un popolo libero non diventerà mai gregge, chi sta al potere questo lo sa benissimo.

Furono costrette a scappare per salvarsi la vita e a rifugiarsi in posti lontani ed isolati, spesso sulle montagne o nei boschi.
Eh si, erano belle, lo erano di conoscenza, quella vera, e per questa straordinaria bellezza molte di loro furono uccise.
È questa la vera storia papà, quella che tu non conosci.

È una pagina di storia triste e dolorosa che ha visto morire milioni di donne perseguitate da una giustizia maschile che le aveva etichettate come streghe.

È un qualcosa che ancora brucia e spaventa.
Erano donne, erano le mie antenate e chiedevano solo di vivere libere di essere loro stesse.

Questa è Storia, non fantasia popolare.
Il mondo da allora è diventato un posto sempre peggiore, e quando un giorno si sentiranno abbastanza forti torneranno per far conoscere la vera giustizia.

Quello sarà un bel giorno, ma forse non per tutti.

Ma questa è tutta un’altra storia…

Sabrina

Non è che decisi io, è stata Lei, la Vita, a prendermi per mano e condurmi nell’unico posto dove avrei potuto trovare risposte alle mie mille domande, dentro di me.

È stata la Vita che mi ha riempita di voglia di capire e di conoscere, entrambe figlie della sensazione che l’essere umano fosse più grande e più potente di quanto si mormorasse in giro. Fu per questo che iniziai a cercare ovunque, a leggere, a studiare, a fare domande e ad afferrare le risposte che di volta in volta arrivavano.

Mai avrei potuto immaginare le meraviglie che avrei scoperto.

Neanche nelle mie più fervide fantasie avevo mai visto tanti tesori tutti insieme che avevano solo bisogno di qualche lavoretto per venire alla luce.

Avevo dalla mia tanti aiutanti: la mia testardaggine, il mio essere sempre stata una voce fuori dal coro, una pecora nera, un’incontentabile, un’insolente e una faccia tosta con una voglia di vivere che non sapevo neanche io da dove ogni volta saltasse fuori… e poi c’era lui, il coraggio, l’unico che non mi ha mai abbandonata.

È un cammino che non ha un inizio netto così come non avrà mai una fine; si cammina per il piacere immenso che ne deriva e se strada facendo capita di dare una mano a chi è in cammino come noi, ne sarà valsa due volte la pena.

C’è un dono che non ha eguali nell’Universo, è il dono della Vita. C’è un solo scopo nella vita ed è la ricerca della Via per giungere alla Verità” cit. mia

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