Meditare – Essere Rivoluzionari

Pigrizia, agitazione mentale, torpore psico fisico: come e’ difficile meditare senza essere “rivoluzionari“!

Vi state chiedendo cosa c’entri la rivoluzione?

E’ fondamentale, amici di Naturagiusta!

Non si potrà essere orientati ad una vita meditativa senza essere rivoluzionari rispetto alle abitudini di vita che caratterizzano le nostre giornate, i valori che percepiamo, consciamente o inconsciamente, e che rappresentano una derivazione degli elementi che il sistema sociale ci trasmette (tradizioni, abitudini di vita, pensieri organizzati).

Pensiamo al consumismo, all’eccessiva importanza dell’immagine di noi stessi: elementi centrali in una società tecnologica e industriale come la nostra europea.

Ecco perché e’ difficile meditare se ci facciamo prendere da torpore o pigrizia e quindi non dedichiamo sufficienti energie alla nostra seduta silenziosa.

Ecco perché la mente si agita e non trova con costanza un oggetto di meditazione con cui iniziare la seduta: e’ troppo importante la quotidianità rispetto a una silenziosa pratica solitaria, di cui magari le nostre amiche non sanno nulla e che reputano noiosa e inutile..

Bisogna avere il coraggio di essere rivoluzionari, il coraggio di sospendere il movimento fisico e mentale ed avere fiducia in questa pratica.

Stare immobili non significa essere rigidi, assenza di “io” non significa passività.

Durante la fase meditativa siamo in vigile osservazione e le capacità dei nostri sensi si amplificano.

Qualsiasi autentico e sincero ricercatore spirituale è quindi un rivoluzionario.
Perché è disposto a rimettere in discussione le proprie posizioni filosofiche, la propria pratica, il contenuto della propria coscienza religiosa.

Un religioso tanti anni fa, all’età di 80 anni, ricordo che affermo’ che si era reso conto che nella vita aveva sbagliato tutto, nell’ambito fideistico della sua teologia.
Ed era sincero!
Un illuminato!
In grado di confutare una vita di speranza magari su un testo sacro.

Nello zen non esistono testi sacri, sappiatelo.
Anche il libro più importante può diventare carta igienica, se necessario.

In definitiva gli ostacoli alla meditazione ci sono e sono concreti.

Come fare per superarli?

In genere il torpore e la pigrizia spariscono se cambiamo le nostre abitudini di vita e in particolare abbandoniamo comportamenti che assorbono tanta energia “passiva”: eccessivo uso di social network, televisione, chiacchiericcio e pettegolezzo fine a se stesso, dormire in modo eccessivo.

Qui un amico che ti guida nella meditazione può fare poco, sta a te muoverti.

L’agitazione mentale e/o fisica può essere alleviata in diversi modi anche se, come ho scritto nell’articolo della scorsa settimana, bisogna andare al “nocciolo” della questione e osservare i valori a cui diamo maggiore importanza nella nostra coscienza e che con il relativo attaccamento ci hanno portato a questa condizione.

Osservare quello che chiamiamo “io” od “anima”: se li trovate e non sono vuoti chiamatemi che li sto cercando pure io!

Può essere utile la recitazione di un mantra, l’ascolto di una musica meditativa, un incenso profumato o anche un buon massaggio ma anche la pratica dello hatha yoga o del tantra yoga.

Sono tutte pratiche che aiutano il praticante ad iniziare meglio la seduta di meditazione.

E poi c’è la fede.

Nel buddhismo di scuola zen la “fede” è unicamente la fiducia che riponiamo nelle pratiche e in genere in quella che definiamo la “Via”.
Non non abbiamo Dei da venerare.

Se vediamo che la pratica meditativa non ci aiuta e che sedere in silenzio non allieva il movimento incessante della mente, dei pensieri, le ansie, la paura….non continuiamo!

Beviamo qualche caffè in meno e facciamo altro…..e alla fine della nostra giornata contempliamo gli accadimenti, osserviamoli con distacco.

Infine l’ultimo ostacolo che incontriamo sul cammino della pratica meditativa e’ il dubbio, lo scoraggiamento.

Tanti praticanti abbandonano a causa di ciò.

Scarsi risultati e una guida che non abbia saputo cogliere a fondo le difficoltà sono spesso le motivazioni per cui diciamo addio al percorso.

Un consiglio: se i risultati sono scarsi abbandonate pure per qualche tempo e fate altro che più vi attira ma non definitelo un “addio” quanto un “arrivederci”.

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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