Le piante magiche legate ai pianeti
Le piante erano viste in stretta relazione con il cosmo, il Sole e la Luna.
Gli alberi in genere (e la quercia in particolare, albero che era già al centro delle cerimonie druidiche di “castrazione sacra”) appartengono al Sole: essi esprimono il massimo grado della perfezione vegetale, la piena
manifestazione della potenza solare.
Gli arbusti, quasi sempre spinosi, sono di Marte, il pianeta sacro al bellicoso dio della guerra.
Le felci, duttili, sempreverdi, sono dedicate a Giove, simbolo dell’energia divina.
Le erbe e i fiori non possono essere che di Venere:
riflettono grazia, bellezza, amore espressi dalla Dea e dal pianeta a lei dedicato.
I muschi, che vivono nelle prossimità umide delle caverne e delle grotte, gli antichi accessi al mondo degli inferi e delle tenebre sono di Mercurio, che era per i Greci messaggero degli Dei e guida delle anime dei morti.
Le alghe appartengono alla Luna, il globo che governa le acque e la vegetazione palustre.
I fungoidi, che rappresentano il primo gradino dell’evoluzione, il tentativo d’ascesa verso forme superiori, sono posti in relazione con Saturno, il pianeta dedicato al mitico padre di Giove che perde il dominio del mondo ed è ricacciato negli inferi, da cui tenta costantemente di evadere per riacquistare l’antica potenza.
L’urlo della mandragora

Da secoli e secoli ne parlano occultisti, maghi, alchimisti ed erboristi ma pochi hanno avuto la fortuna di vederne un esemplare.
Come a tutte le piante aventi una certa somiglianza con il corpo umano, anche ad essa è attribuita un’azione tanto
afrodisiaca quanto propiziatrice della virilità e della fecondità. Ma come si spiegano tutti gli altri suoi
presunti poteri che le hanno assegnato il ruolo di “regina delle piante magiche”?
E’ un mistero che neppure le leggende ci aiutano a svelare. E’ diffusa fin dall’antichità la credenza secondo cui la mandragora “urlerebbe” nel momento in cui viene estratta dal terreno e ne conseguirebbero poi terribili vendette.
Il periodo aureo della mandragora fu ovviamente il medioevo.
Cominciarono a circolare storie assurde: si diceva che la pianta nasceva dal sangue dei decapitati oppure dal seme degli impiccati; di qui le macabre ricerche notturne ai piedi dei patiboli.
Era usata ad innumerevoli scopi: nei filtri d’amore, per attirare il denaro, per aumentare il fascino della donna, per sviluppare poteri medianici, per assicurare l’invulnerabilità.
In Germania con la sua radice si tessevano addirittura vesti per guerrieri, alle quali era attribuito il potere di respingere le armi nemiche.
Il vischio

Il vischio è una pianticella parassita di diversi alberi, con foglie verdi e dure e frutti a bacca bianchi.
Vischio e querce erano sacri ai druidi, gli antichi sacerdoti celtici, e sacro era il rituale con cui, durante il solstizio d’inverno, i rametti venivano staccati dall’albero: l’operazione veniva effettuata con un falcetto d’oro, e il vischio, per non perdere i suoi poteri occulti, non doveva toccare il suolo, ma essere raccolto in un panno di lino. Il liquido appiccicoso del vischio era forse paragonato a quello spermatico, per cui la pianticella era ritenuta apportatrice di fertilità.
Molti credono ancora oggi che questa pianta abbia il potere di far fruttificare i giardini.
Anche in molte regioni africane, la pianticella è considerata sacra, apportatrice d’incolumità, tanto che i guerrieri Valo, andando in guerra, ne portavano addosso le foglie per assicurarsi l’invulnerabilità.
In Boemia lo si chiamava “scopa del tuono” poichè lo si considerava in grado di allontanare i fulmini.
Il vischio è stato usato anche in campo terapeutico: nella Francia meridionale lo si applicava sull’addome dei sofferenti di colite, in Svezia e in Inghilterra lo si pensava atto a preservare dagli attacchi epilettici, mentre in alcune regioni tedesche lo si mette tuttora al collo dei bambini per immunizzarli dalle malattie.
L’Edera

L’edera è da secoli simbolo di longevità, di amore tenace, di fedeltà. Nel campo della magia, alcune popolazioni ritenevano che tra le sue foglie si nascondessero folletti maligni, mentre altre erano convinte, di contro, che una casa protetta dall’edera tenesse lontano le forze del male.
Per lungo tempo la pianta venne usata a scopo divinatorio: la notte di san Silvestro si poneva una foglia in un recipiente colmo di acqua, lasciandovela per dodici notti. Se restava fresca (cosa assai facile), l’anno a venire sarebbe stato fortunato: se appassiva, era il caso di non attendersi mesi troppo favorevoli.
La Pervinca

Nella tradizione popolare francese, italiana e britannica, la pervinca è il fiore della morte.
In epoca medioevale si poneva una ghirlanda di pervinche sul capo dei condannati alla pena capitale.
I cinque petali azzurri la rendono sacra alla Dea e gli spessi viticci potevano ben rappresentare i lacci con
cui essa legava la sua vittima.
Del resto, il suo nome latino è “vincapervinca” (“che lega tutt’intorno”), anche se i grammatici medioevali la collegavano con “vincere”, “conquistare” e non con “vincire”, “legare”, sicché “pervinke” acquistò il significato di “vincitore su tutto”.
Ma chi vince sempre su tutto è ancora sempre la morte.
Alberi sacri

Il Cipresso
I cipressi erano accostati alla morte già nell’antica Grecia.
Come questo sia avvenuto ce lo racconta Ovidio, narrandoci la storia di un giovanetto di nome Ciparisso il quale, inseguendo un cervo per gioco, gli scagliò un dardo; non aveva intenzione di ucciderlo ma purtroppo così accadde.
Ciparisso rimase molto colpito; si accostò al cervo e, provando un acuto senso di rimorso, cominciò a piangere a dirotto.
In quel momento comparve Apollo: osservando la scena, volle che l’episodio vivesse almeno simbolicamente nel tempo e operò una magica trasformazione; le lacrime del fanciullo e il sangue dell’animale divennero a poco a poco di colore verde intenso, mentre i due corpi si unirono in un tronco. Era nato il cipresso, al quale il Dio così si
rivolse: “Sarai pianto da me, piangerai sugli altri, sarai presente presso chi soffre.”
Il Frassino
Quest’albero, che cresce nei boschi di montagna, è notoriamente utile per il legno chiaro e forte che,
nelle antiche credenze, rappresenta spesso l’onestà e la forza delle persone a cui venga dedicato dalla
nascita.
Stando a un’altra credenza diffusa un po’ ovunque, il frassino respingerebbe i serpenti in genere anche le vipere.
Il Sambuco
Questo arbusto, diffuso in Europa e nell’Asia mediterranea, ha fiori che vengono usati sia nella farmacopea autentica, sia nella medicina popolare, per infusi sudoriferi. Con i suoi frutti si prepara il cosiddetto vino di sambuco.
Sarebbe quindi prediletto dalle streghe, che si trasformerebbero nella pianta stessa per evitare le persecuzioni, fino a quando spirando un vento migliore, ridiverrebbero donne per volarsene via.
Fonte: Da “Il libro delle piante magiche” di Caterina Kolosimo.
Ciao sono Eleonora Lombardo, una ragazza semplice alla ricerca della Vita. Metto il coraggio in ogni cosa che faccio perchè ritengo che la nostra esistenza diventi più grande e ricca se ci lasciamo guidare dall’Amore e, al contrario, noiosa e priva di stimoli se ci lasciamo ingabbiare dalla Paura. Sono una ragazza dinamica e vado sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e originale, cerco di vivere senza troppi condizionamenti mentali per respirare con totalità il mio sacro istante presente. La via della trasformazione interiore è qualcosa che mi accompagna giorno dopo giorno.

Amo la meditazione del qui e ora e le antiche tecniche energetiche cinesi, adoro anche leggere e scrivere.


