L’anima brama storie

Deve esserci un fiume, sempre e per sempre, deve esserci un fiume.
L’anima brama storie!, afferma Clarissa Pinkola Estés nelle sue opere.

E proprio leggendo il suo libro “I Desideri dell’Anima” scopro una importante verità.
Cosa ha indebolito la naturale capacità, insita in ogni persona, di discernere e creare il pensiero non conforme?
L’isolamento.

L’uomo per natura è un “animale da branco”, si sa non sto dicendo niente di nuovo, studi appropriati, infatti, ci vogliono più simili ai lupi e non alle scimmie, come ci hanno fatto credere per secoli.

Questi clan familiari di individui dello stesso ramo genealogico e non, erano una realtà consueta prima dell’industrializzazione e delle città nate intorno a grandi fabbriche.
Interi clan furono divisi, a volte con la forza altre con l’illusione del moderno bene-stare. Disgregando i clan, gli individui hanno smesso di raccontare storie.

Le donne si sono trovate in buchi d’appartamento nel grigiore del cemento cittadino a crescere figli da sole, senza l’appoggio matriarcale delle donne della famiglia e delle storie raccontate durante il rituale del bucato davanti al fiume.
Il tutto è stato sostituito dalla lavatrice e dalla completa solitudine, con la bugia della “comodità”.

I racconti educativi degli anziani, che iniziavano all’amore, al rispetto, alla cura, all’immaginazione, al discernimento e molto altro, sono stati sostituiti dalla televisione che rimandava un modello completamente sbagliato di famiglia.

Tuttavia, il forte bisogno ancestrale di appartenere a un gruppo, o un clan, ha condotto le persone ad aderire ad aggregazioni di vario tipo, spesso politiche-partitiche, che rimandavano il prototipo dell’uomo medio-inferiore che trovava soddisfazione, successo e felicità in quella grande fandonia.

Le donne in cerca di altre donne per un bisogno fisico-primordiale, hanno trovato un minimo di sollievo dalla solitudine “della lavatrice” in gruppi religiosi, che non hanno fatto altro che accrescere il senso di inadeguatezza e colpa causato da religioni del tutto patriarcali, staccate completamente dal vero Sacro Fuoco della Femminilità Creativa.

Ci siamo allontanati dalla sacralità delle storie raccontate davanti al fuoco e davanti al fiume, e ci siamo isolati e indeboliti, diventando facilmente governabili e manipolabili.

Eppure, da tempo immemore, per le anime non più capaci o impossibilitate a vivere la vita del villaggio nella sua interezza, è stato sbalorditivo come, con assoluta dedizione, queste persone abbiano trovato altri modi per «scavare» fiumi psichici dovunque si trovino, così che le storie possano ancora fluire liberamente.”

“I Desideri dell’Anima” di Clarissa P. E.

Enrica

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ENRICA ZERBIN nasce il 1 ottobre del 1973 a Adria (Rovigo) tra campagna, mare e il delta del fiume Po. Figlia di pescatori e agricoltori i quali le hanno insegnato il rispetto per la natura, i suoi cicli e, contemporaneamente , il rispetto verso le persone.
Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo: Tu mi hai salvato la Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili, ma soprattutto una narrazione capace di sensibilizzare sull’importanza della donazione del midollo.
Tra il 2016 e 2017 vince alcuni piccoli concorsi letterari con i racconti brevi: Mister Green Hat, I racconti del Fiume e ll Signor Senza Nome, storie sul cambiamento e sull’incontro col proprio Sé. Ricercatrice e studiosa del mito greco e norreno, della simbologia di varie culture, degli archetipi, del femminile sacro e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Si interessa ai tarocchi e alle rune come strumento di indagine interiore.
Femminista attiva sulle pari opportunità, e sulla sensibilizzazione necessaria al problema della violenza.
Con questo intento ha scritto un importante articolo per l’associazione UDI di Ferrara intervistando una donna Nigeriana, per raccontare l’orrore del suo viaggio; dalla Nigeria, lungo il deserto del Ciad, l’orrore libico fino al suo arrivo in Sicilia.
A breve uscirà la sua seconda opera: “La Danza Del Seme Selvaggio”, avventurosa storia di due donne in viaggio tra boschi di montagna, con la sola guida di una mappa disegnata da una vecchia strega.
Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.
“Le storie sono ovunque. Il vento, poi, le soffia nei pensieri. Vorrei librarmi in volo per afferrarle e poterle raccontare.”

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