La Pazienza del Ragno

Estratto dal Libro: Amici Maestri Animali

Quella mattina Raguel si svegliò con un chiodo fisso: “Dove ho messo gli attrezzi del nonno? Dove diavolo ho messo i suoi scalpelli e la sua pialla?”
Da tempo non si dedicava più a quella passione che gli era stata trasmessa dal nonno che era stato un bravissimo intagliatore e scultore.
Sapeva di possedere le stesse mani, quello stesso dono, ma sapeva anche che era ben lontano da quella bravura e manualità; a volte pensava che facendo tanto esercizio sarebbe riuscito anche lui a creare qualcosa di meraviglioso, ma poi cedeva allo sconforto, quando si rendeva conto di non riuscire a mettere in pratica l’idea che aveva in mente.
Da bambino il nonno lo portava con sé nel bosco in cerca della sua “scultura”, lui lo guardava affascinato, osservava come, trovato il pezzo di legno giusto, avesse già chiaramente in mente cosa da quel pezzo di legno sarebbe nato e, ad opera conclusa, il risultato era quasi sempre meglio dell’idea iniziale.
Ma per Raguel non funzionava così, prendeva un pezzo di legno e per giorni e giorni si sforzava di trovare l’idea giusta, il lampo creativo, finendo poi talvolta a passare il tempo a levar un po’ di legno di qua e di là e abbandonando poi l’ennesima bozza in un angolo del magazzino; nel migliore dei casi invece riusciva a creare la sua opera, ma non era mai come l’aveva immaginata, perdeva la pazienza ogni volta che lo scalpello per un attimo di distrazione portava via una porzione di legno troppo grande, rovinando così l’intera armonia del lavoro.
Erano ormai passati già un po’ di anni da quando il nonno se ne andò via.
Lasciò al nipote in eredità molti bei ricordi di vita, l’impronta dell’amore profondo che li legava nell’anima, e naturalmente la cassetta dei suoi attrezzi per portare avanti quella passione condivisa.
Ogni tanto Raguel ritirava fuori gli attrezzi e si rimetteva all’opera, fiducioso che con più impegno sarebbe riuscito a creare qualcosa che davvero lo soddisfacesse.
Passava serate intere e ogni attimo libero della sua giornata, provando e riprovando, poi sfiduciato e deluso da se stesso, riponeva gli attrezzi nella cassetta e per lunghi periodi se ne dimenticava.
Quella mattina, come tante altre volte, quel desiderio di toccare, annusare il legno e creare la sua opera, tornò a bussare alla sua porta.

“Dove posso averli messi? Ho messo in ordine il magazzino qualche giorno fa e non mi ricordo di aver visto la cassetta del nonno e allora saranno finiti in soffitta eh sì… saranno in soffitta”
Parlando tra sé e sé si alzò dalla scrivania, uscì dallo studio e salì le scale.
Aprì la porta e uno sbuffo uscì dalla sua bocca nel vedere quanta polvere e quanto disordine regnasse lì dentro.
Il baule dei giochi di quando era bambino, gli sci, gli scarponi, lo slittino, la sua raccolta di fumetti, lo scaffale con vecchi libri ingialliti, la sedia a dondolo della mamma… gli scappò un malinconico sorriso nel vederla, ritrovando nella mente l’immagine di lei che lo teneva sulle ginocchia per farlo addormentare la sera.
Barattoli, scatole che contenevano chissà cosa, si disse che forse era ora di sbarazzarsi di un po’ di oggetti impolverati e oramai inutili.
Dietro a una pila di scatoloni vicino al muro, con la luce che filtrava tenue dall’abbaino, vide una enorme ragnatela e l’autore lì sul muro che contemplava la sua opera, un bel ragno di notevoli dimensioni con le zampette tutte e otto pelose e robuste.
L’istinto iniziale fu quello di prendere un qualsiasi oggetto utile allo scopo ed eliminare sia l’opera che l’autore, ma la sua attenzione fu catturata dalla ragnatela e si mise a osservare da vicino quell’insieme di fili sottilissimi, collegati con una perfezione tale che in quel momento l’idea di romperla gli procurava un altrettanto sottile senso di colpa e dispiacere.
Dunque pensò: “Dopotutto erano mesi che io non entravo qui dentro, perché dovrei uccidere questo ragno e rovinare il suo lavoro?”
Decise così di non gettare al vento tutte quelle ore di impegno e fatica e, mentre questo pensiero gli passava per la testa, sentì intuitivamente che in realtà da quel ragno poteva imparare molto.
Si disse: “Cosa fa il ragno mentre crea la sua ragnatela?
 

La pazienza è una risposta ferma nei confronti dell’avversità
che poggia su un carattere saldo
che non si lascia turbare
né da difficoltà esterne, né interne.

Dalai Lama

Con estrema precisione studia ogni passaggio, si impegna in modo tale che ogni singolo filo della sua ragnatela sia ben ancorato e accuratamente traccia la sua traiettoria; da un passaggio all’altro non si concede la possibilità di sbagliare perché sa che ogni minimo errore potrebbe causar la rottura dell’intero lavoro, con minuziosa attenzione e pazienza impiega il suo tempo, ben consapevole che se sbaglia potrebbe saltare il pasto.
Va avanti e indietro con perseveranza, senza perdere mai di vista l’idea e la realizza con precisione millimetrica.
Pone alla sua creazione tutta l’attenzione che occorre senza stancarsi e senza aver fretta di finire il suo lavoro.
Mentre faceva queste considerazioni ripensò al nonno, lo immaginava lì intento nella sua creazione, impiegava ore e ore nella sua opera senza chiedersi quanto tempo gli occorresse per finirla, semplicemente con pazienza e perseveranza studiava al dettaglio ogni minimo colpo di scalpello, rifiniva con cura carteggiando con grana sempre più fine anche per giorni la sua scultura e non si stancava di farlo perché teneva a mente la meta, sapeva bene che il risultato dipendeva dalla capacità di non dar nulla per scontato.
Proprio come il ragno era paziente, attento e meticoloso.
Sì, quella ragnatela decise di non romperla, anzi guardò il ragno con uno sguardo grato per avergli fornito la risposta che dentro di sé non era ancora riuscito a scorgere.
“Ecco perché non sono mai riuscito a sfruttare il mio dono, la fretta di vedere l’opera conclusa mi ha portato a muovere maldestramente le mie mani, l’impazienza, la voglia di vedere il risultato, mi hanno impedito di concentrami totalmente su ogni singolo passaggio.
La bellezza finale del proprio lavoro è dovuta a un insieme di passaggi e ognuno di essi è fondamentale. Ho trovato la chiave: la pazienza… e forse questa è proprio la chiave che apre tante porte nella vita”.
Si voltò, e dietro un’altra pila di scatoloni vide la cassetta degli attrezzi del nonno, la prese e rivolgendosi al ragno disse:
“Grazie ragno, vado a creare la mia opera, tu puoi restare lì tranquillo tutto il tempo che vuoi!”.
Chiuse la porta e il ragno sul muro pensò: “Dio doveva pur creare qualcuno che insegnasse agli uomini l’arte della pazienza. Io sono il ragno, se non io, chi altro potrebbe farlo?

Laura

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Laura Cireddu fin da bambina ha dovuto fare i conti con il suo spirito ribelle e curioso che l’ha spinta a porsi molte domande sul senso dell’esistenza e a non accettare risposte preconfezionate da una società che spinge tutti ad omologarsi a un modello comune.

Per quanto abbia provato a condurre la sua vita dentro ai margini, il desiderio di vedere oltre l’ha portata ad esplorare diversi percorsi spirituali per ritrovare la sua essenza.

La semplicità e la capacità di cogliere le infinite sfumature della Vita, sono divenute in questo modo le sue migliori attitudini esistenziali.

Il suo amore per la natura e per gli animali, unito agli anni di ricerca interiore, la portano a scrivere questo libro maturato dalla sua esperienza personale.

Le mie pagine: Alchemica-mente e Laura Cireddu

Email: laurasmile77@libero.it

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