Il matrimonio del Buddha

Utilizzando le stesse fonti citate nell’articolo precedente della serie “Il Buddhismo senza illusioni”, ripercorriamo i momenti più noti della vita, da adolescente, di Gautama il Buddha.

La tradizione vuole che la vita del giovane principe a Kapilavatsu scorresse tra agi e ricchezza: all’epoca la vita dei nobili si svolgeva all’interno del perimetro del castello reale e si narra anche che il re Sudhodhana costruì castelli più piccoli in cui il principe trascorreva il proprio tempo con la propria corte, alternandoli a seconda delle stagioni.

Forse il trauma di non aver mai abbracciato la propria madre, la regina Maja, morta sette giorni dopo il parto, forse una profondità spirituale innata, sta di fatto che Gautama, sin dai 7 anni, mostra una sensibilità eccezionale.

La tradizione vuole che già a quell’età avvertì con sgomento l’ingiustizia sociale: da un lato classi sociali di uomini come gli agricoltori, costretti a lavorare duramente nei campi di riso, senza sosta, solo per sopravvivere, e dall’altro la nobiltà, circondata da agi e comfort di ogni tipo.

Non solo: anche la legge naturale che spinge gli esseri senzienti a ricercare la propria sopravvivenza anche a scapito della vita di altri esseri, lo rese fin da subito dubbioso e angosciato.

In tal senso si narra di come  la visione di un uccellino su di un campo di riso, intento a catturare un piccolo verme, lo fece angosciare.

Pare, quindi, che il giovane Gautama iniziò a praticare il silenzio e la meditazione, mostrando un’introversione che preoccupò anche suo padre, il re.

La tradizione vuole anche che nel corso degli anni Gautama fece brevi sortite fuori dal muro perimetrale del castello e presso differenti varchi della struttura regale acquisì in questo modo la profonda consapevolezza della sofferenza umana.

Lo fece attraverso l’esempio concreto di esseri umani incontrati in tali sortite.
Vide infatti un vecchio e un malato e da li approfondì per la prima volta la consapevolezza della sofferenza per la vecchiaia e la malattia.

Vide un carro funebre e da li fu consapevole per la prima volta del destino comune del corpo fisico: la morte.

Al di la dei presunti singoli eventi accaduti, nella vita del giovane Buddha si manifestò il contrasto tra la vita ovattata e ricca di piaceri della corte e l’amara realtà sociale comune alla maggior parte della popolazione.

La storia ci racconta altresi’ che una successiva visita del principe fuori dalle mura reali permise gli l’incontro con un praticante Sramana, un monaco che da asceta si trovava lungo un percorso che lo avrebbe reso “illuminato” e che gli avrebbe permesso di trascendere sofferenza e depressione.

Gautama fu entusiasta di quell’incontro, si congratulò con l’asceta e tornò al castello con la convinzione di diventare anch’egli un asceta e un monaco Sramana.

La sola prospettiva lo rendeva felice ed eccitato.

Quante volte nella mia vita mi sono trovato nella stessa situazione?
Illuso ed eccitato che un determinato cambiamento esterno della mia vita mi portasse la felicità e la pace che ho sempre desiderato!

Cosa accadde a Gautama?

Il padre ovviamente non la prese bene e cercò in tutti modi di distogliere il figlio da quell’intenzione ma non ci riusci’.

Alla fine concedendo il permesso a Gautama di unirsi ai monaci Sramana per la pratica ascetica e di meditazione, chiese che prima di fare questo passo il giovane principe potesse mettere al mondo un erede maschio, per proseguire il lignaggio regale altrimenti compromesso.

Gautama accettò, ben sapendo che presto avrebbe potuto mettere a frutto il periodo di meditazione e di contemplazione svolto nel castello reale, praticando con maestri spirituali e asceti.

A 16 o 17 anni il principe sposò quindi  Yasodhara, della famiglia reale di Koli, lo stesso regno da cui proveniva la madre.

Furono sposati per 13 anni, prima che il Buddha, all’età di 29 anni, decidette di radersi il capo e di aggregarsi finalmente ad una comunità di monaci Sramana.

Dal matrimonio nacque il figlio Rahula, il cui nome si può tradurre come “ostacolo”.

Nel prossimo articolo di questa serie tratterò I primi anni di pratica spirituale del futuro Buddha.

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

La mia pagina facebook

Nessun commento

Leave a reply

NaturaGiusta - Essere in Evoluzione