Come acqua di sorgente

Il ciclo ci tiene sveglie. Nulla di filosofico. Il corpo è concreto, anche il ciclo lo è. Concreto ed efficace nel suo linguaggio. E d’altronde per vivere pienamente la nostra natura mutevole femminile – sentirla nella pelle e nel cuore – occorre essere al centro di noi stesse. Ed è proprio lì che il ciclo mestruale ci riporta continuamente.

Tenerci sveglie significa ricondurci lì dove troviamo domande che ridestano l’anima. E, qualche volta, anche le risposte. Lì, nel proprio rifugio interiore che non ha nulla a che vedere con la comfort zone di tutti i giorni, lì dove c’è uno spazio rigenerante sempre a disposizione perché le convinzioni limitanti non vi hanno accesso.

In una donna il rifugio interiore può essere il grembo, il centro sacro dell’energia collegata ai cicli dell’universo. Con l’immaginazione la mente può riposare lì, starci dentro, cuore e testa insieme, lo stress si allenta, la fatica di dover essere in un certo modo non ha appigli e fa un passo indietro.

Lì diventiamo donne consapevoli perché dal centro di noi stesse possiamo osservare ciò che sta accadendo esattamente com’è. Può essere doloroso, proprio come le mestruazioni, non sempre ma spesso. Non è un percorso facile, ma è liberatorio, pacificante. Non c’è, infatti, consapevolezza senza coraggio né coraggio senza amorevolezza e fiducia. Il ciclo ce lo insegna con pazienza e determinazione.

Dal centro fluiamo come acqua di sorgente che si fa torrente e poi fiume.
Ogni mese siamo sorgente, torrente e poi fiume.

Annalisa

Annalisa Borghese

Sono una counselor in psicosintesi che io traduco come “allenatrice emotiva”.
In concreto alleno le persone a scoprire la ricchezza del proprio mondo interiore e a prendersene cura. Lì stanno le potenzialità, ciò che di luminoso non abbiamo ancora espresso, trattenute da emozioni ingombranti che facciamo fatica a gestire.
Lì si trova la chiave del nostro personale benessere.

Ho sempre mantenuto un occhio di riguardo per il punto di vista femminile e mie maestre sono state Alexandra Pope, De Anna L’am, Miranda Gray e Carla Gianotti.
Il mio obiettivo oggi è invitare le donne a incontrare quel femminile profondo che appartiene a ciascuna di noi, iscritto nel ciclo mestruale e non mediato dalla cultura patriarcale.
Favorire in loro la pratica consapevole dell’energia ciclica femminile per ritrovare il proprio passo oltre i condizionamenti di un modello culturale che nega le energie primigenie del Femminile e del Maschile.
 
E oggi più che mai abbiamo bisogno di entrambe per trasformare la cultura della sopraffazione e realizzare pienamente la nostra personale umanità.
Sono diversi gli approcci all’energia ciclica e io prediligo percorsi in cui la profondità del lavoro interiore non è mai disgiunta dalla concretezza. Il ciclo mestruale, infatti, può essere una sorta di ancoraggio che ci aiuta a restare radicate, cioè con i piedi ben piantati per terra, sia pure con lo sguardo alla luna e quindi all’immensità del cielo e della vita.

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