Animali Specchio dell’Anima

Vivono le nostre emozioni, si fanno carico delle nostre malattie, sono profondamente legati a noi: vivere insieme a loro significa aprire gli occhi verso i bisogni della nostra anima.

I nostri animali domestici sono legati in modo profondo e inseparabile a noi, attingono e vivono le nostre emozioni ed addirittura si fanno carico delle nostre malattie.

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Attraverso numerosi esempi provenienti da un’attenta pratica clinica, l’omeopata e veterinaria Irmgard Baumgartner ci racconta, infatti, di come i nostri “fratelli pelosi”, in maniera del tutto spontanea, rispecchiano e sono in sintonia con la nostra anima nel tentativo di alleggerirla.
Possono prendere le malattie delle persone, perché sono in grado di riconoscere i nostri stati d’animo.

Cani e gatti reagiscono, infatti, in modo evidente quando ai loro amici umani accadono eventi drammatici come separazioni, lutti, cambio di casa, ecc.

Ruediger Dahlke completa tali osservazioni con le sue personalissime esperienze a proposito di animali. Secondo l’autore, relazionarsi ad essi con cura e attenzione costituisce la migliore opportunità che abbiamo a disposizione per la nostra evoluzione personale.

I nostri “fratelli pelosi” sono, dunque, in grado di provare sentimenti e perfino avere pensieri.
Hanno un’anima, sono intelligenti e alcuni di loro hanno anche la consapevolezza di essere, perché si riconoscono quando si guardano nello specchio.

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Leggi la Prefazione del Libro

«Due strade incontrai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta, ecco perché sono diverso».
Marcel Proust

Festeggiamo: è cominciato il cambiamento!
Quanti anni l’ho atteso e ora che finalmente lo vedo, spuntare qua e là in luoghi spesso inaspettati, il mio cuore si riempie di gioia.
Mi vengono in mente le passeggiate nei boschi quando, d’autunno, si vanno a cercare i funghi; magari si cammina per ore senza trovare nulla e poi d’improvviso eccone uno!… poi un altro… e un altro ancora.
Che sorpresa! Che sorpresa leggere questo libro della collega Baumgartner; con che piacere ho seguito le sue vicissitudini umane e professionali nel porsi le mie stesse domande, nell’affrontare i miei stessi dubbi e nel confrontarsi con le mie stesse difficoltà.

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Perché gli animali si ammalano?
Qual è la radice più profonda di una loro malattia? Seguire questa radice… seguirla senza sapere dove ti porterà; imboccare un sentiero nel bosco sapendo che da qualche parte sicuramente conduce; incontrare ostacoli lungo il cammino e imparare a superarli acquisendo nuove conoscenze, ecco come il tempo di ogni ricercatore scivola via. La conoscenza dell’omeopatia è un passo indispensabile per tutti quei colleghi che sentono il bisogno di accedere a nuove visioni dell’animale e, di conseguenza, a nuove esperienze terapeutiche.

L’animale non è fatto di pezzi separati, lui non è una macchina e io non sono il suo meccanico; io non voglio essere il suo meccanico.
L’animale è un’Unità e quest’Unità è regolata da leggi universali, da un livello di Coscienza che è presente non solo nell’animale ma in tutto l’Universo.
Quando, attraverso lo studio della dottrina omeopatica, si entra in contatto con il concetto di Unità e poi, attraverso la pratica clinica, se ne fa l’esperienza, non si può più tornare indietro. Il sentiero è stato imboccato. Certo, lungo il sentiero ci si può fermare; si trova una bella radura con un grande albero e si decide che quello è il posto ideale per appisolarsi. Nulla di male. Io e Irmgard, come molti altri colleghi, dopo un pò che c’eravamo riposati, abbiamo sentito il desiderio incontenibile di proseguire il cammino e di continuare la ricerca dell’origine di quella radice. Però, come in tutti i viaggi che appartengono al mito, dopo aver fatto l’esperienza dell’omeopatia, acquisita per superare il nostro primo ostacolo, avevamo ora con noi la conoscenza e la consapevolezza del concetto di Unità. Per noi l’animale era definitivamente diventato un’Unità. Anche l’Uomo, ovviamente, è un’Unità, la Terra è un’Unità, il Cosmo è un’Unità… …e poi, continuando a camminare, il bosco improvvisamente finisce e l’ombra inizia a lasciare il posto alla luce. La terra cambia colore; è più asciutta. I passi sollevano la prima polvere. Sembra che il sentiero finisca, in realtà si allarga e sfuma a comprendere un ampio prato. Una nuova radura. La luce è molto più nitida di prima. Ecco che allora può arrivare la nuova intuizione: l’animale e la persona che lo accudisce sono un’Unità. L’animale che sta dedicando l’intera sua vita a quella persona è proprio una parte della persona stessa. La persona e l’animale diventano un tutt’uno. Apparentemente niente di più semplice da osservare.

Già nel 1961 nel film di animazione La carica dei 101, prodotto dalla Walt Disney, davanti agli occhi di Pongo, il cane dalmata co-protagonista della pellicola, mentre era affacciato alla finestra per cercare la sua “sposa”, scorrevano le immagini di quell’Unità inscindibile: una ragazza dai capelli lunghi, castani e dal profilo allungato e il suo levriero afgano; una donna piccolina, piuttosto robusta e il suo carlino; un’altra donna slanciata ed elegante, con un abito attillato dalle rifiniture in pelliccia e il suo barboncino elegantemente tosato…. Molto spesso quest’Unità si evince da una semplice osservazione. Oggettivamente più complesso è calare questa somiglianza in un contesto di malattia. «Il mio cane (o il mio gatto) è la mia ombra». Quante volte mi sono sentito ripetere questa frase detta per indicare che il proprio animale è sempre, ma sempre presente in ogni circostanze della propria vita? Definizione quanto mai precisa e ricca oltremodo di significato. Ma cos’è “l’Ombra” umana? L’Ombra può essere definita come l’insieme delle funzioni e degli atteggiamenti non sviluppati della personalità. Secondo Carl Gustav Jung, citato dalla collega Baumgartner, «Lo sviluppo dell’Ombra inizia già dai primi anni di vita, come reazione alle aspettative, pretese, richieste e ai divieti posti all’individuo dall’ambiente circostante. Tali istanze permettono solo a un lato della personalità di evolversi. La propria Ombra viene primariamente negata oppure proiettata su persone e oggetti al di fuori di se stessi; il confronto con essa, la sua integrazione nell’insieme della personalità – costituisce, secondo Jung – uno dei compiti centrali del processo di maturazione dell’uomo e rappresenta un passo necessario e obbligatorio lungo la via verso l’individuazione (il divenire integri e completi)». L’uomo dunque, per raggiungere la sua personale Unità, ha bisogno di integrare la propria Ombra.

Questo è un processo fisiologicamente necessario per ogni individuo per accedere a gradi sempre nuovi di maturazione. Ovviamente, poichè questo processo si riferisce all’Uomo, è compreso il libero arbitrio: l’Uomo può scegliere di integrare le proprie parti Ombra oppure no. Nel periodo storico nel quale viviamo questa è una delle opportunità che ci vengono offerte. Nella storia dell’umanità, a livello collettivo, la possibilità di riconoscere e integrare le nostre parti in ombra è nata agli inzi del Novecento con il contributo prima di Freud e successivamente di Jung. Prima di allora l’umanità non era a conoscenza di concetti come quello dell’inconscio né tantomeno di quello dell’Ombra. Io vedo che più il concetto di Ombra entra nella coscienza collettiva, più gli animali come il cane e il gatto entrano collettivamente nella coscienza individuale. Più la coscienza dell’Uomo matura ed è in grado di accogliere la possibilità di trasformare la propria Ombra e più gli animali si offrono, come dono d’Amore, per interpretare il ruolo dell’Ombra affinchè l’Uomo abbia la possibilità di trasformarla. Di quello che la collega Baumgartner vede nel suo ambulatorio anche io sono testimone quotidianamente nella mia pratica clinica. Una cosa curiosa è che proprio in concomitanza con l’uscita di questo libro in Germania, dopo molti anni di ricerca e sperimentazione, avevo deciso che era giunto il momento di chiamare una parte dei miei seminari: Anima-li specchio dell’anima. . Da più parti, in Germania come in Italia e probabilmente anche nel resto del mondo, sta nascendo questa nuova visione di relazione con l’animale. Una visione che richiede nuove forze interiori soprattutto da parte delle persone che con l’animale vivono. 1 L’associazione Impronte con l’anima, con sede a Treviso, da molti anni propone un percorso di Dinamica Emozionale Uomo-Animale-Uomo che recentemente ha preso il nome proprio di Anima-li specchio dell’anima.

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Anch’io come la collega tedesca ho sentito il bisogno di dedicare un intero capitolo del mio libro Che cosa mi vuoi dire?  Ai sensi di colpa che spontaneamente nascono in ogni persona che si avvicina a questa nuova visione. È così. Essendo un cammino di trasformazione e di crescita, il primo passo che siamo chiamati a fare è sicuramente quello di trasformare i sensi di colpa in responsabilità. In questa mia prefazione volevo sinceramente e personalmente ringraziare il dottor Ruediger Dahlke per l’importante contributo e per l’impulso che ha dato all’intera classe medica veterinaria. Mi auguro davvero che questo libro venga tradotto in tutte le lingue del mondo. Allora… festeggiamo: è cominciato il cambiamento! Dott. Stefano Cattinelli Medico veterinario omeopata Direttore scientifico della collana “Qua la zampa”

Foto Copertina: m.dagospia.com

Foto: www.greenstyle.it

 

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