Maria Maddalena Penitente

I sentimenti contrastanti che mi dona questo capolavoro di Donatello non hanno eguali. Commovente, imponente, energico, allo stesso tempo mi ispira un forte senso di disperazione che scivola buio nel petto tra inquietudine, dolore e fallimento. Ho sentito un legame con questa scultura, una chiara lotta interiore tra una connessione calda e profonda e una reazione naturale di perdita di ogni parte di me. Insicurezza e guarigione, un proiettarsi di ombre una sull’altra, quasi come un processo alchemico velocizzato.

Qualcosa, in quello spazio vulnerabile, desidera essere reclamato e riconosciuto per fondersi in quell’universo immenso di sentimenti umani.

Maria Maddalena, in questa opera è rappresentata con gli anni avanzati e secondo lo scritto della Leggenda Aurea, pellegrinò e digiunò nelle foreste del sud della Francia.

Donatello impiegò quasi un anno per realizzare la sua opera, scelse accuratamente il legno di pioppo bianco per la sua duttilità.

Sapeva che doveva realizzare qualcosa di speciale e ci mise tutto il suo amore e il suo impegno usando anche una tecnica antichissima, quella dell’Infusione.


Sull’origine della realizzazione si addensa un alone di mistero.

La drammatizzazione della Maddalena, si staglia bellissima e imponente nella scultura lignea, alta 188 cm, adagiata su una roccia ottenuta da un naturalismo esasperato nella sala interamente dedicatale nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, luogo dall’abituale serafica bellezza.

Maria Maddalena era famosa per la sua bellezza, ma quello che desiderò realizzare Donatello era la redenzione e l’ascesi ottenuta attraverso il rifiuto del mondo, la mortificazione della carne, il pentimento e la preghiera.

Eliminò quindi, tutti quegli attributi iconografici tradizionali che la rappresentavano, come il cranio, la croce, il vasetto di unguenti, la coppa e fece un volto scavato, gli occhi infossati nelle orbite. La magrezza del corpo viene esaltata dalla meticolosa rappresentazione anatomica dei tendini del collo e dai grandi occhi affossati che guardano oltre, non cercano un contatto e osservano il vuoto; la bocca semi aperta e sdentata sembra che stia intonando una preghiera, così come le grandi mani che si stanno delicatamente per congiungere.

I lunghissimi capelli un tempo belli e soffici, ora sono ispidi e viscosi, intrecciati intorno ai fianchi come un macabro indumento, riducendo il corpo a una massa informe.

Donatello riuscì a creare un’opera altrettanto potente quanto sconcertante, infatti ancora oggi chi la guarda prova un senso di disagio.

Capolavoro del naturalismo, la statua priva di ogni forma di idealizzazione, ispira una serie di sentimenti profondi nell’animo umano smuovendo una forte compassione.

Si percepisce la vicinanza della morte e il degrado nel fisico ormai asciutto, immortalata solo in un momento di penitenza, ma di ascesi e di trasfigurazione.

Si sente e si avverte che ricerca qualcosa, probabilmente il suo sposo. Orami stanca adesso non ha più bisogno di oggetti, di vasi per unguenti o di vestiti adornati, desidera solo ricongiungersi a Lui abbandonando sé stessa e questa dimensione.

Il messaggio di Donatello, attraverso la scultura, era rivolto a tutti quelli che hanno condannato e giudicato Maria Maddalena.

Solo chi ha occhi per guardare oltre, riesce a comprendere il reale significato e a farsi travolgere dalla immensa energia che procura nel petto e nello stomaco. Si avvertono le lacrime e il senso di impotenza che suscitano la voglia di stringerla in una resa da togliere il fiato, in un momento intenso improvviso ed ingiusto.

 

«Di mano di Donato [è] una Santa Maria Maddalena di legno in penitenza,
molto bella e molto ben fatta,
essendo consumata dai digiuni e dall’astinenza,
intanto che pare in tutte le parti una perfezione di notomia,
benissimo intesa per tutto.»

Testo di
Giorgio Vasari,
Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (1568)

Con Amore

Carla

 

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Maria Maddalena

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Immagine di Copertina: Donatello, Maddalena penitente, 1453 – 1455, legno di pioppo, altezza 188 cm. Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

Carla Babudri ha inizialmente studiato le Astrologiche Classiche e in seguito approfondito la corrente umanistica/psicologica integrando gli studi legati al Karma.

Nel 2004 decide di studiare astrologia e ad approfondire  argomenti spirituali indirizzandosi verso il Culto della Dea creando l’Arche – astrologia  che la vede coinvolta in una ricerca di consapevolezza sempre più profonda, diventando cosi un counselor Astrologico, centrato sul mondo della Psicologia degli archetipi.

Nel 2008 completa gli studi di Astrologia Karmica con il Maestro Karun, maestro italo/indiano di astrologia Indiana, astrologia tibetana.

Nel 2009 incomincia la sua ricerca su Ofiuco e inizia il suo libro sul tredicesimo segno.

Nel 2010 diventa operatore di Theta Healing;

Nel 2010 intraprende i suoi studi nel mondo Tantrico/Taoistico, accedendo cosi ai sacri misteri del Sacro Femminile- Sacro Maschile

Nel 2017 crea e fonda il Tempio di Jada, una visione nuova sul sacro femminile e sacro maschile, tutto ripreso dagli studi e dalla esperienza con il mondo taoistico/tantrico.

Ha pubblicato due libri di poesie incentrate sul percorso di crescita individuale e la scoperta del sé.
Conduce gruppi di meditazioni e visualizzazioni guidate verso il potenziale Femminile e armonizzazione con i cicli naturali di Madre Terra, seguendo la corrente filosofica della “Cammino della Dea”.

Amante della fotografia. Ha scritto articoli per la rivista L’iniziazione e per diversi blog.

MAGGIORI INFO: www.storiadiunapoesia.it

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