Le Scuole di Meditazione Zen

La scuola buddhista Son coreana è la corrispondente della scuola Cha’n cinese o della più’ famosa scuola Zen giapponese.

La filosofia ispiratrice è la stessa ovvero l’enfasi posta sulla pratica di meditazione seduta, così come descritta nel mio precedente articolo su questo blog.

Le scuole di meditazione si sono spesso contrapposte alle scuole cosiddette “dottrinali“, basate prevalentemente sullo studio dei testi e/o su pratiche devozionali, talvolta sconfinate nell’esoterismo.

Una situazione simile esisteva anche in Corea circa 1600 anni fa, in un’epoca in cui le basi della religione buddhista erano state introdotte grazie ai contatti di numerosi missionari coreani che avevano avuto modo di relazionarsi e praticare con alcuni maestri cinesi.

In quell’epoca storica si realizzò una sorta di “sintesi” tra le caratteristiche delle scuole dottrinali e quelle di meditazione: nacque la scuola Son coreana, tramandatasi con caratteristiche pressoché intatte sino ai giorni nostri.

Una scuola molto più vicina al Cha’n cinese originale che non la scuola Zen giapponese sviluppatasi successivamente: accanto alla meditazione Cha’n pose come fulcro della propria pratica lo studio costante di alcuni Sutra della scuola Mahayana tra cui spiccano l’Avatamska Sutra e il Sutra del Diamante oltre che naturalmente il corto, ma denso di significati, Sutra del Cuore e il Sutra del Loto (nella sua interezza, e non solo una parte come accade ad esempio con alcune scuole moderne come la Soka Gakkai).

La scuola Son, tuttavia, è stata anche influenzata dalle pratiche e dalle credenze religiose di tipo sciamanico che venivano praticate in Corea prima dell’arrivo del Buddhismo.

Molti templi sorgono su antichissimi luoghi di culto sciamanico e l’estetica, l’architettura dei templi e l’iconografia buddhista coreana sono chiaramente influenzati dagli antichi culti e credenze.

Fu da subito enfatizzata la pratica della Via del Bodhisattva con i suoi precetti maggiori e minori mentre a livello di condotta monastica (Vinaya) fu da sempre adottato il Dharmaguptaka originario cinese e oggi adottato anche in Vietnam oltre che nella Cina stessa, con i tradizionali voti Pratimoksa.

Tuttavia esistono anche ordinazioni basate sui soli voti (seppur completi 10 principali + 48 minori) del Bodhisattva, come nel mio caso con l’ordine Taego-jong: in genere queste ordinazioni consentono di conciliare la vita laica con quella monacale e servono a supporto degli abati dei Templi per le attività’ di insegnamento del Dharma e di servizio alle comunità’.

Attualmente la scuola Son coreana presenta due ordini monastici principali e una serie di recenti piccoli e piccolissimi ordini di nuova costituzione.

Oltre il 90% degli ordinati appartengono all’ordine Chogye (netta maggioranza) o all’ordine Taego (il secondo ordine coreano con oltre 8.000 monastici e 3.100 templi) che fino a 50 anni fa circa erano riuniti in un unico ordine.

Molti mi chiedono come si è arrivati a questa divisione. La farò breve visto che ritengo molto più’ interessante approfondire alcune caratteristiche della meditazione Son.

La scissione inizio’ nel 1954 e il principale motivo di dissidio era relativo al fatto che una parte minoritaria del clero non seguiva il voto del celibato, tradizione derivata sia dalla dominazione giapponese in Corea sia dal fatto che consideravano loro stessi più come preti di comunità di laici con cui interagivano e che il vivere la vita di una famiglia avrebbe aiutato a comprendere meglio problemi ed esigenze delle comunità’ di riferimento.
Trecento monaci con voto di celibato si separarono dunque e fondarono l’ordine Chogye cambiando il colore del “kesa“, il sovra abito monacale: da rosso a marrone.
Iniziarono forti pressioni, anche da parte dei governi militari di inspirazione cristiana, sul gruppo di monaci non celibi o che non accettavano l’imposizione del celibato tanto che questo gruppo divenne sempre più’ minoritario.

Nel 1970 fu fondato quindi un vero e proprio ordine separato che riunisse tali monaci e insegnanti di Dharma, l’attuale Taego-jong che mantenne il “kesa”storico di colore rosso.

Molti maestri dei tradizionali riti buddhisti come rappresentazioni teatrali o di musica o di danza entrarono nell’ordine Taego che quindi ancora oggi conserva queste tradizioni molto importanti in Corea (talvolta protette da UNESCO) mentre i principali maestri di meditazione entrarono nell’ordine Chogye, cui aderiscono i principali templi basati sulla meditazione in Corea.

Il maestro inspiratore dei due ordini rimane comunque lo stesso: il monaco Taego Boo vissuto nel 1300. Identiche o molto simili le cerimonie e le pratiche. Tra i monaci Taego solo il 50% circa e’ sposato.

Entrambi gli ordini, pressoché unici al mondo, conservano la tradizione dei lunghi ritiri di meditazione: due all’anno, uno in inverno da fine novembre a inizio marzo, e uno in estate, da fine maggio a fine agosto.

Ma veniamo alla meditazione Son.

La prima cosa insegnata è di andare diritto al corpo e in particolare alla postura fisica.

Perché “andare” al corpo quando lo “scopo” della meditazione e’ di calmare la mente?

Perché corpo e mente nella cultura buddhista non sono separati come in quella occidentale!

In oriente si sono studiati più i flussi di energia che non i singoli organi del corpo come entità separate, e quindi si sono osservate le interconnessioni energetiche tra i vari organi.

Corpo/Mente“, “Mente/Cuore“, concetti per noi occidentali non facili da comprendere!

Un corpo bilanciato e stabile aiuta quindi ad avere una mente bilanciata, che non sfocia in depressione, ansia, rabbia.

Anche la meditazione Son, come quella Zen, parte dall’osservazione del respiro. Si consiglia una respirazione addominale, completa.

Postura e respirazione sono i primi due pilastri su cui si basa la meditazione Son.

Il terzo pilastro è il pensiero, correttamente orientato.

Si tratta dell’”introiezione” del quesito senza risposta certa ed universale (hwadu) che il maestro Son ha fornito all’allievo o al monaco e che va indagato costantemente, in ogni momento della giornata.

Quale lo scopo del quesito nella meditazione Son?

Lo scopo e’ quello di aprire un varco nella nostra mente e di far sorgere il dubbio.

E’ la chiave di volta che ci permette di abbandonare il nostro pensiero condizionato, quello che ci impedisce, con il conseguente attaccamento, di diventare esseri costantemente felici.

Il dubbio ci riporta a noi, alla postura, al corpo, al respiro, al fatto di essere vivi.

Già solo per questo la meditazione ha raggiunto il proprio “scopo”.

La mente diventa più’ stabile e purificata da elementi negativi, più’ concentrata.

Qual’era il tuo volto originario prima della nascita dei tuoi genitori?

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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