Le Morrìgan

Si narra che le Morrìgan fossero tre o addirittura quattro divinità in una, capace di mutare a seconda della circostanza. Molte dee, soprattutto quelle legate alla Luna, avevano questa triplice caratteristica.

Nel caso delle Morrìgan, la triade era formata da Macha, Babd e Nemain: le dee della guerra per i Celti. Ma se la guerra viene vista nella sua forma simbolica, possiamo trarre la conclusione che ci fosse altro da scoprire delle dee guerriere.

Un altro fattore importante da sottolineare è che, le dee del pantheon celtico, sono state largamente travisate nella loro valenza e simbologia originaria, dopo l’oppressione perpetrata dalla Chiesa Romana. La quale impose con la forza la dottrina romano-cristiana riducendo gli dei adorati dai Celti a figure demoniache.

Secoli dopo (IV), san Patrizio, riuscì a fare breccia in Irlanda (mai entrata nei domini di Roma) tutelando l’eredità celtica pur integrandola con elementi di matrice cristiana. Nacque così la Chiesa Celtica, la quale si differenziava la Chiesa Romana per alcune pratiche e rituali, ancora legati alla tradizione politeista.

La conoscenza, il forte legame con l’arte magica e il rispetto verso la Madre Terra non furono intaccati minimamente, infatti la Chiesa Celtica non partecipò mai all’oppressione della stregoneria! (In Irlanda il primo sinodo di Patrick aveva comminato la scomunica contro chi perseguitasse le streghe. Wikipedia)

Purtroppo abbiamo poche nozioni riguardanti i Celti, visto che per scrivere usavano materiali naturali come pelli di animali, corteccia e legno. In più sembra che fosse proibitivo l’uso della scrittura per i precetti religiosi, la loro legge era tramandare il sapere tramite la parola parlata, memorizzando poemi anche molto lunghi; l’acquisizione mnemonica era una vera e propria arte.

Qualcosa di scritto è arrivato fino ai giorni nostri grazie alla testimonianza di Cesare sui Galli nei suoi Commentarii, ma alcuni storici studiosi dei Celti diffidano sulla obiettività e veridicità di quanto scritto da Cesare. Tuttavia in questi diari di cronaca bellica, venne riportato che la donna godeva di uguali diritti nella società dei Celti. Poteva ereditare ed essere eletta a qualsiasi carica.

Questo mi fa pensare che le Morrìgan avessero una valenza totalmente diversa da quella che è arrivata fino ai giorni nostri.

Gli animali a loro legati erano il corvo e il lupo, importante simbologia che spiega l’Essenza della triade guerriera. Infatti il corvo era considerato l’animale traghettatore. Si tramanda che il suo piumaggio fosse nero perché era un portale per il mondo infero (inconscio). Gli Sciamani di molte culture, dalla Siberia alle Americhe, erano soliti indossare piume di corvo per avere accesso e protezione nelle dimensione infere.

Il lupo è legato alla simbologia della forza e della vittoria, insieme all’intuizione e connessione col proprio Sé. Quella capacità di essere in completa cooperazione con l’istinto, l’intuito, la sessualità e la libertà; fa del lupo una guida infallibile.

Tutte caratteristiche delle Morrìgan.

Le doti che sono state associate alla battaglia sul campo e alla guerra, potrebbero essere riconsiderate come strumenti sciamanici di guarigione, di recupero dell’Anima, della creazione e dei cicli naturali di vita-morte-vita.

Ecco che il campo di battaglia o la guerra diventano l’eterna lotta tra l’Anima Selvaggia e chi la vuole ammansire con precetti e regole, nate da forme castranti che puntano al potere sulla natura. Totalmente in disaccordo con la Creatività e l’ecologia sacra della Madre Terra.

Enrica

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ENRICA ZERBIN, nata e cresciuta tra campagna, fiume e mare, dove ha scoperto la magia dei cicli lunari e appreso l’uso delle erbe medicamentose delle campagne, insieme agli antichi rituali legati alla Dea e agli elementi; eredità delle sue antenate.
Ricercatrice e studiosa di miti e leggende (con particolare interesse per l’antica saggezza nordica), della simbologia di varie culture, degli archetipi, del Sacro Femminile e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Iniziata alle Rune tramite l’Elemento Acqua; aiuta con questo importante strumento a svolgere un profondo lavoro di lettura dell’ombra e delle memorie nascoste.

Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo, Tu Mi Hai Salvato La Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili e bizzarre sincronicità.
Nel 2019 esce il suo secondo libro, La Danza Del Seme Selvaggio, rocambolesco viaggio di due donne non più giovanissime che si trovano, loro malgrado, a dover stravolgere la loro vita e a lasciare la famigerata zona comfort.
Un iniziale dramma si trasforma, per Anthea e Miriam, in una straordinaria avventura tra i sentieri alpini, con la sola guida di una mappa disegnata da una misteriosa vecchia guaritrice.

Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico, per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.

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