La Valigia delle occasioni perdute

In una stazione dimenticata dal tempo, giaceva una valigia impolverata.
Nessuno la spostava o rischiava di urtarla, la gente temeva quella vecchia valigia e le girava cautamente alla larga.
Tanto che rimaneva abbandonata col suo alone di timoroso mistero da sempre, e forse ancora prima.
Qualcuno diceva appartenesse al fantasma della stazione, altri invece temevano contenesse resti umani addirittura, e fosse maledetta!

Era di quei vecchi bagagli color marrone con etichette di alcune parti del mondo e firme di persone misteriose, forse, mai realmente vissute.
Nel giorno di un tempo qualunque, non segnato in nessun calendario, arrivò una ragazza da molto molto lontano. Vestiva stravagante per quella stazione grigia e severa, il suo vestito rosso era davvero audace e sconveniente!
Appoggiò il suo ombrello bucato che non la riparava più dai sentimenti, sulla valigia malfamata, mentre controllava gli orari dei treni.
E, con disinvoltura, prese quel ricettacolo di maledizioni e l’aprì sotto lo sguardo sconvolto dei passanti che sbiancarono in volto dal terrore.
L’interno della valigia si riversò ovunque: …treni mai presi, baci mai dati, addii non pronunciati, parole non dette, promesse dimenticate, risate soffocate, mani tormentate, carezze trattenute, gioie clandestine, urla a bocca chiusa, amori nascosti, ti amo taciuti, sogni nel cassetto, verità silenziose e fiumi di lacrime.

La gente si coprì gli occhi e le orecchie scappando da tutte le parti, urtandosi, cadendo, gridando pietà.
Impassibile, la spudorata ragazza, raccolse i baci mai dati, salì sul primo treno e scomparve, mentre la valigia tornava magicamente al suo posto, chiusa e impolverata. Tutto era di nuovo nascosto e ordinato.
La gente fece un profondo sospiro di sollievo, si alzò dalle responsabilità e, come se niente fosse accaduto, tornò a ignorare il tumulto interiore delle occasioni perdute.

Enrica

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ENRICA ZERBIN nasce il 1 ottobre del 1973 a Adria (Rovigo) tra campagna, mare e il delta del fiume Po. Figlia di pescatori e agricoltori i quali le hanno insegnato il rispetto per la natura, i suoi cicli e, contemporaneamente , il rispetto verso le persone.
Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo: Tu mi hai salvato la Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili, ma soprattutto una narrazione capace di sensibilizzare sull’importanza della donazione del midollo.
Tra il 2016 e 2017 vince alcuni piccoli concorsi letterari con i racconti brevi: Mister Green Hat, I racconti del Fiume e ll Signor Senza Nome, storie sul cambiamento e sull’incontro col proprio Sé. Ricercatrice e studiosa del mito greco e norreno, della simbologia di varie culture, degli archetipi, del femminile sacro e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Si interessa ai tarocchi e alle rune come strumento di indagine interiore.
Femminista attiva sulle pari opportunità, e sulla sensibilizzazione necessaria al problema della violenza.
Con questo intento ha scritto un importante articolo per l’associazione UDI di Ferrara intervistando una donna Nigeriana, per raccontare l’orrore del suo viaggio; dalla Nigeria, lungo il deserto del Ciad, l’orrore libico fino al suo arrivo in Sicilia.
A breve uscirà la sua seconda opera: “La Danza Del Seme Selvaggio”, avventurosa storia di due donne in viaggio tra boschi di montagna, con la sola guida di una mappa disegnata da una vecchia strega.
Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.
“Le storie sono ovunque. Il vento, poi, le soffia nei pensieri. Vorrei librarmi in volo per afferrarle e poterle raccontare.”

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