La postura nella meditazione zen

Oggi parliamo della postura corporea nella sessione di meditazione.
Parliamo quindi di un aspetto evidente della pratica meditativa: evidente agli occhi, facile da comprendere come può esserlo una tecnica sportiva che un istruttore insegna al proprio allievo.

Approccio con serenità questo aspetto della pratica, senza tuttavia essere troppo divulgativo, in quanto ritengo che possiate trovare tanti buoni manuali o articoli on line su questo argomento.

Mi interessa di più apportare elementi non troppo conosciuti come le differenze tra la mia scuola, la Son coreana, e le più conosciute scuole Zen giapponesi.

Rispetto alla pratica Zen giapponese nel Son coreano la postura non è elemento così importante:
la mente non si focalizza su nulla in particolare, neanche sulla postura.

Perché comunque solo di Zazen parleremo! Non di altre forme di meditazione.

Premessa fondamentale: come guida di meditazione Son non do importanza primaria alla postura. Non sono a insegnare minuziosamente posizioni di arti e braccia in modo quasi maniacale, come alcuni insegnanti Zen delle tradizioni giapponesi.

La meditazione non è una tecnica o un metodo da insegnare in  modo tradizionale e, se la approcciamo in questo modo, facilitiamo l’errore che spesso i praticanti eseguono: incantano se stessi, si prendono in giro.

E quanti lo fanno anche nei social network ad esempio con fotografie e immagini stimolanti?

Se diamo troppa importanza alla postura riduciamo la meditazione ad un’esperienza o attività del corpo, cosa che non è.

Non è neanche un’esperienza della mente o uno stato di trance.

La meditazione è uno stato dell’essere che parte, con molta semplicità, da una presenza mentale costante, attimo dopo attimo, in ogni azione quotidiana.

E che non ha obiettivi, compreso quello di apprendere alla perfezione una postura “corretta” in base agli insegnamenti di una scuola.

Si ma allora qualsiasi postura va bene?

Si e no. Provate e riprovate e giudicate da Voi.

Alla fine di questo breve articolo elencherò alcune sintomatologie che potrebbero rivelarti l’uso di una postura poco corretta.

LA POSTURA DEL BUSTO

Stiamo parlando di Zazen, quindi di meditazione seduta: il primo punto è relativo a come pongo il cuscino su cui mi siedo (se ne ho uno).

Il cuscino nello Zen Soto è di colore nero e di forma circolare, nella scuola Zen Rinzai si usa anche un cuscino squadrato di colore blu scuro, …nella mia scuola tutti e due!

Comunque sia, ponete il cuscino in modo che la vostra spina dorsale sia proiettata perpendicolarmente all’incirca nel centro del cuscino e cercate di ruotare il bacino leggermente in avanti in modo che la parte superiore del busto sia anch’essa orientata di qualche grado in avanti.

La schiena rimane dritta (non curvatevi o afflosciatevi) ma non siate rigidi.

Appena seduti può essere utile effettuare brevi oscillazioni del busto in tutte le direzioni, purché sempre orientato in avanti.

LA POSTURA DEL CAPO

La testa dovrebbe rimanere ferma con lo sguardo orientato verso il basso a circa mezzo metro o anche più.

Le scuole Zen giapponesi insegnano a tenere gli occhi semi chiusi, per meglio radicare il senso visivo alla realtà concreta dinanzi a noi.

Personalmente preferisco tenere gli occhi chiusi come viene praticato più spesso nella scuola Son.

Ma quale realtà si pone dinanzi?

Nello Zen Soto e anche nella scuola Son si preferisce praticare dinanzi a un muro, così come originariamente pare abbia fatto il primo Patriarca del nostro lignaggio, il monaco indiano Bodhidharma a Shaolin.

Nello Zen Rinzai i meditanti sono rivolti al centro della sala di meditazione.

Anche per la testa, in fase iniziale, è consigliabile praticare leggeri movimenti in varie direzioni soprattutto circolari, per preparare i muscoli del collo.

Il viso, inclusa la bocca e i suoi muscoli, non devono avvertire tensione durante la pratica.

LA POSTURA DELLE MANI

Sulla posizione delle mani la letteratura storica è infinita così come l’iconografia: si parla di “mudra” e quello usato tipicamente nello Zazen è il cosiddetto “mudra cosmico”.

Si caratterizza per il fatto che la mano sinistra giace su quella destra, in corrispondenza del basso addome, il nostro centro energetico più importante ed i pollici delle due mani si toccano formando una sorta di spazio ovale.

Il contatto favorisce lo scambio energetico nel corpo.

Nella scuola Son siamo meno rigidi e pratichiamo anche con le mani appoggiate alle ginocchiaa, come accade nella pratica yoga.

LA POSTURA DEGLI ARTI INFERIORI

La posizione delle gambe è di solito incrociata tra esse, a meno che, per vari motivi, si utilizzi una posizione diversa, come con le gambe piegate all’indietro e ci si sieda sostanzialmente sulle ginocchia, con il cuscino posto longitudinalmente, in mezzo alle gambe e sopra ai talloni, a mo di sostegno.

Se le gambe sono incrociate la posizione dei piedi da origine alle famose posture del loto pieno, del semi loto o anche alla più semplice posizione definita spesso “birmana”.

Nel loto entrambi i piedi poggiano sulle cosce, nel semi loto solo uno di essi, mentre nella posizione birmana entrambi i piedi poggiano a terra.

La variante del semi loto prevede anche la possibilità che il piede non sia appoggiato alla coscia ma al polpaccio.

Non pubblico disegni o foto specifici: basta che facciate una semplice ricerca on line.

In genere si consiglia di praticare a piedi nudi, ovviamente ove possibile.

Per chi ha problemi a sedersi in questi modi, è possibile usare una panchetta o una sedia: ma non afflosciatevi e cercate di orientare il busto eretto leggermente in avanti.

ALTRI CONSIGLI

L’abbigliamento del meditante è meglio sia comodo e non stretto (sconsigliati jeans aderenti ad esempio): ognuno comunque si può sentire libero di indossare gli indumenti che preferisce.

L’importante è che gli stessi siano caratterizzati dalla semplicità: si deve indurre il meditante ad evitare stimoli visivi che non aiutino la fase iniziale di concentrazione e preparazione.

La scelta dei colori va quindi fatta con questo obiettivo.

Nella scuola Son usiamo abiti di colore grigio, anche per i laici che frequentano le sessioni di meditazione in un tempio.

I monaci Zen giapponesi sono sempre vestiti di nero.

Detto questo un serio praticante Zen può meditare anche in completa’ nudità, a me piace farlo in un ambiente naturale in estate!

SINTOMI DI UNA POSTURA SCORRETTA

Ci sono vari sintomi che potrebbero indicarci l’uso di una postura non corretta.

Il primo è il dolore fisico: il più comune è alle gambe e in tal caso cambiate la posizione usata.

Se avvertite dolore alla schiena ponetela ben eretta o allungatela verso l’alto.

Il secondo è la sonnolenza: alternate alle sessioni sedute quelle camminate e ne trarrete beneficio.

Il terzo è una bocca e mandibola serrati e tesi: state trattenendo emozioni, osservatele profondamente e cercate di liberarle e di lasciarle andare.

Il quarto attiene a rumori intestinali o forte deglutizione: possono essere sia dovuti a cosa si è mangiato o bevuto sia ad aspetti emozionali.
Non imbarazzatevi ma coltivateli, osservandoli ed accettandoli.
Se siete troppo imbarazzati uscite dalla sala di meditazione e praticate da soli per qualche minuto.

Buona pratica!

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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