La meditazione in movimento
La meditazione in movimento: chi ha mai detto che per godere dei benefici della meditazione occorre esclusivamente stare seduti su un cuscino, magari per ore?
Camminare meditando è infatti una pratica molto antica, risalente addirittura al Buddha storico ed è diffusa sia in diverse scuole della tradizione Theravada che in quella Zen.
Come movimento fisico viene scelto generalmente quello della camminata in quanto è un movimento naturale, semplice da eseguire (per chi fortunatamente ha piene abilita’) e comporta pochi rischi ed energie specifiche.
La camminata di solito è lenta ma nella scuola Zen viene praticata anche la camminata veloce, a discrezione del maestro o centro di pratica.
Chiariamo subito che questo tipo di pratica differisce dalle forme di meditazione già descritte su questo blog, pur avendo aspetti in comune.
Si tratta di una meditazione che talvolta richiede concentrazione, talvolta consapevolezza e spesso un mix di queste due caratteristiche.
Viene usata spesso per intervallare le sessioni di pratica di meditazione seduta, altre volte come esercizio quotidiano per i monaci, come ad esempio nella Scuola della Foresta, in Thailandia.
Da guida a guida cambiano alcune caratteristiche del modo di camminare insegnato, inclusa la direzione di marcia, ma in genere ritroviamo, nella camminata lenta, diverse caratteristiche comuni: ad esempio il corpo eretto con la schiena non rigida ma ben salda e perpendicolare al terreno e lo sguardo con occhi semi chiusi, rivolto a due o tre metri di distanza.
Altra comune caratteristica è la posizione delle mani: disposte poco sotto l’ombelico, in prossimità del centro energetico più importante del corpo e raccolte tra di loro.
E’ in quel punto che dobbiamo porre il baricentro energetico del nostro corpo in movimento.
Nello Zen una mano e’ chiusa a pugno e l’altra avvolge la prima. Ho ascoltato maestri che insegnavano ad avvolgere con la destra e altri con la sinistra.
Talvolta si insegna a tenere le mani con i palmi rivolti al corpo.
Altri maestri ancora richiedono di spostare la posizione delle mani durante la camminata e indicano con molta precisione la posizione di braccia e gomiti.
Quello che a noi interessa e’ un aspetto in particolare: il “centro” energetico durante la meditazione camminata si allontana dalla mente e quindi dall’attività mentale per spostarsi verso il basso addome e quindi verso le gambe e i piedi.
Il meditante sposta infatti, dopo aver appoggiato il tallone a terra, il proprio peso sugli avampiedi e orientato in avanti segue il lento procedere dei passi, con gli occhi semi chiusi.
Vi e’ un radicamento sulla terra, al corpo che si muove ed una forte concentrazione sugli eventi e sulle sensazioni del corpo, come il contatto con il suolo (adoro personalmente camminare meditando a piedi nudi, anche d’inverno!).
Anche la concentrazione sul respiro assume importanza, ma in connubio con il movimento in avanti delle gambe e dei piedi.
In genere ad una fase di espirazione ed inspirazione corrisponde un passo.
Come nella Shikantaza la respirazione è addominale e avviene tramite il naso.
Seguire un percorso facile come in un luogo conosciuto o una sala di meditazione e’ di sicuro un aiuto ma personalmente preferisco la camminata all’aperto, in un luogo il più possibile naturale.
Oltre al radicamento “verso il basso” che dovrebbe aiutarci ad interrompere il “chiacchiericcio” mentale fatto di pensieri, aspettative, proiezioni sul nostro passato o il nostro futuro, vi è un ulteriore elemento caratterizzante: l’equilibrio.
Non si tratta di equilibrio fisico, che si da per scontato in soggetti adulti ed abili, ma di equilibrio energetico.
Durante la meditazione camminata, infatti, il meditante deve alternare le fasi di impiego dell’energia con quelle di distensione, coordinando a tali fasi il respiro (fase di espirazione ed inspirazione).
E osservare questo processo dinamico, mantenendo la concentrazione su di esso.
La camminata lenta viene tradizionalmente svolta in fila indiana ed ogni meditante dovrebbe seguire il ritmo impiegato dal meditante che lo precede.
Alla camminata lenta si contrappone quella veloce, poco utilizzata perché ad esempio richiede spazi più ampi.
E’ la forma di meditazione camminata che preferisco: meno rigida negli schemi (ad esempio le braccia non sono ferme e proiettate in avanti, orizzontali al pavimento e in linea con le mani ma si spostano all’indietro, seguendo i passi) e più salutare in termini fisici.
Può essere praticata senza formare file indiane e con liberi percorsi scelti da ognuno.
Anche in questo caso poniamo attenzione a due aspetti: radicamento energetico verso il basso ed equilibri nell’alternanza tra fase di emissione energetica e fase di recupero o rilassamento.
Permane altresì un totale assorbimento della coscienza del meditante con i movimenti del corpo.
Non ci resta che camminare con consapevolezza.
Hae Myong
Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova. Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun. Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia. Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea. Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA. Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale. Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici. Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong. La mia pagina facebook
Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

