La Meditazione di “gentilezza amorevole”

La meditazione di “gentilezza amorevole” o di “benevolenza” è una pratica meditativa completamente differente rispetto a quelle già descritte nel blog.

L’occasione di questo argomento è a me propizia per chiarire alcuni aspetti circa gli argomenti di cui scrivo: anche se praticante e guida di meditazione (ufficialmente…insegnante..per quanto questo termine non mi piaccia moltissimo…..) della scuola Son coreana (Zen in giapponese) su naturagiusta non pubblico articoli che abbiano la pretesa di proporre l’assoluta verità e, allo stesso tempo, che riescano a contemplare tutte le pratiche delle tradizioni buddhiste e che introducano tutte le scuole esistenti al tempo attuale.

Anche perchè non potrei farlo, essendo ignorante di tante tradizioni e pratiche e scrivendo solo di cose da me testate personalmente.

Affrontiamo, quindi, solo temi legati al Buddhismo della scuola Zen e in particolare alla pratica della meditazione.

Ci sono pratiche non tipicamente Zen che comunque hanno una forte attinenza con la mia scuola e che nei miei 15 anni di pratica ho potuto studiare e approfondire: era il caso delle meditazioni descritte in precedenza a quella Zen, ovvero la Samatha e la Vipassana.

Ed è il caso della meditazione di benevolenza, enfatizzata soprattutto nella antica scuola Theravada ma che ritengo abbia una importanza notevole anche nello Zen.

Ci sono tanti modi per fare sessioni di meditazioni sulla benevolenza e tanti di questi escono dai confini delle tradizioni buddhiste o ne rimangono all’interno ma adottando tecniche e metodologie alquanto distanti dall’insegnamento Zen.

Mi riferisco a visualizzazioni mentali, sviluppo di pensieri e sensazioni metafisiche e altri atteggiamenti psico fisici che non mi hanno mai fornito una buona strada da seguire.
Non so se alla lunga possano aiutare i praticanti, ognuno di noi ha storie e percorsi differenti, tutti rispettabili e importanti, ma per chiarezza devo dire che nella mia vita quotidiana mi sento molto distante da questo tipo di meditazione.

La definisco una forma di meditazione della “piccola mente” per coniare un termine caro ad esempio a Suzuki Roschi.

Non che la meditazione di benevolenza sia assimilabile, per difficoltà, a quella Zen: la definirei una meditazione “basica”, molto più semplice da capire intellettualmente e da insegnare e mettere in atto.

Una meditazione che “non va oltre”, dunque, ma che ha importanza per il praticante Zen che ha magari preso i “voti” del Bodhisattva (10 principali + 48 minori nel mio caso) o che comunque tende allo stile di vita del Bodhisattva e quindi ad enfatizzare il sentimento della compassione verso tutti gli esseri senzienti, uomini ed animali.

Compassione, gentilezza amorevole, benevolenza sono infatti tra loro interconnessi.

In cosa consiste, quindi, questa meditazione?

Si tratta di una meditazione di concentrazione, con il pensiero rettamente orientato (cuore/mente in una visione Zen) verso i sentimenti che normalmente vengono definiti “giusti” o “positivi” ovvero i sentimenti di amore e benevolenza in genere.

Un “asterisco” virtuale: stiamo attenti come praticanti Zen quando usiamo i termini come giusto/sbagliato o le dicotomie in genere……

In questa forma di meditazione a volte chi guida accompagna i meditanti con la propria voce canalizzando l’attenzione verso i sentimenti sopra descritti, a volte viene letto il “discorso sulla benevolenza universale”, un antico discorso che si fa risalire al Buddha storico e che è contenuto in un paio di libri del più antico Canone (antologia o raccolta) buddhista ovvero quello in lingua Pali.

Il testo viene da me riportato sotto.

In tutti i casi emergono due aspetti che cito sempre nella mia guida ai gruppi su questo tipo di meditazione: il primo aspetto è legato alle caratteristiche dell’amore e del bene, oggetto di meditazione, mentre il secondo aspetto riguarda la necessaria consapevolezza su cosa è il bene o l’amore da una prospettiva buddhista anzichè secolare.

Quali caratteristiche devono avere il bene/amore/compassione che facciamo emergere da tale pratica?

Devono essere senza condizioni: vanno trasmessi a chiunque, al di là di meriti o che si tratti di un famigliare o di un amico piuttosto che di un nemico o di una persona neutrale.

Sono universali, gratuiti e senza limiti.

Oltre a ciò non devono essere legati ad aspettative future di ricompense o gratificazioni.

Si deve uscire fuori dalla logica mercantile delle società moderne e dalle forme di egoismo mascherato.

Il secondo elemento è che come praticanti Zen dobbiamo tenere ben presente la prospettiva buddhista su cosa è il bene.

Dicevamo della “basicità” di questo tipo di meditazione.

Non è raro imbattersi, ad esempio, nei paesi del sud est asiatico in una pratica di metta (termine Pali per benevolenza) che si trasforma in una tipica “preghiera” cristiana con i meditanti che augurano (soprattutto a se o ai propri famigliari) ogni bene in termini di buon raccolto di riso, di un buon matrimonio per i figli, di soldi per la famiglia e i parenti e cosi via…

Non cadiamo nel tranello, per favore.

Teniamo davanti agli occhi gli insegnamenti dei Buddha e dei Patriarchi, l’impermanenza di tutti i fenomeni sia piacevoli che spiacevoli e la vacuità conseguente insita in ogni cosa.

Il bene da una prospettiva buddhista rimane strettamente collegato  con la consapevolezza del praticante, nel qui ed ora e senza aspettative sul futuro, ed è questo che viene augurato e sostenuto nella pratica di benevolenza che pratico e insegno.

Il vero praticante Zen non si augura potere, fama o denaro ma semmai di arrivare con la consapevolezza, anche secolare, a godere pienamente, ad esempio, del sole che in un cielo limpido e terso irradia con i propri raggi luminosi la vita stessa e tutti noi o anche di un cielo stellato notturno!

Avete mai fatto allenamento sportivo come correre al buio sotto un cielo stellato notturno di montagna, limpido e terso, senza inquinamento o nubi?

Riporto il “Metta Sutta”, discorso sulla benevolenza universale, nella traduzione curata dell’Associazione “Comunita’ Bodhidharma” di Lerici (La Spezia).

Cosi dovrebbe agire chi pratica il bene

e conosce il sentiero della pace:

essere solerte, retto e sincero,

cortese nel parlare, gentile e umile,

dalla vita frugale, non gravato da impegni,

sereno, soddisfatto con poco,

calmo e discreto,

non altero od esigente.

E non fare ciò che i saggi disapprovano.

Che tutti gli esseri vivano felici e sicuri,

tutti, chiunque essi siano:

deboli o forti,

lunghi o possenti,

alti, medi o minuscoli,

visibili e non visibili,

vicini e lontani,

gia’ nati o ancora non nati.

Che tutte le creature siano felici!

Che nessuno inganni l’altro,

ne’ lo disprezzi,

ne’ con odio o ira

desideri il suo male.

Come una madre con la sua vita

protegge il suo figlio, il suo unico figlio;

cosi’ con cuore aperto

si abbia cura di ogni essere,

irradiando benevolenza sull’universo intero,

in alto verso il cielo, in basso verso gli abissi,

in ogni luogo senza limitazioni,

liberi da odio e rancore.

Fermi o camminando, seduti o distesi,

sempre quando si e’ svegli,

mantenere desta questa consapevolezza:

tale e’ la sublime dimora.

Il puro di cuore, non legato ad opinioni,

dotato di chiara visione,

liberato da brame sensuali,

di certo non tornera’ a nascere in questo mondo.

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

La mia pagina facebook

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