La Llorona

La leggenda della Llorona, nelle sue diverse versioni, narra di una donna che uccide i propri figli per gelosia, o per tenere accanto a sé il suo amante.
In un’altra versione li uccide per punire il marito che la lascia per un’altra donna, come il mito della greca Medea.

Nei secoli, la storia della Llorona, è diventata un racconto del terrore, o esempio della donna crudele e squilibrata, schiava dei propri istinti. In realtà, se si fa una narrazione di tipo metaforico, si nota un messaggio di tutt’altro tipo.
I figli possono essere l’analogia del potere creativo femminile.

L’arte e la personale vocazione, soffocata e uccisa nelle acque torbide delle emozioni di privazione e dalla falsa credenza, totalmente maschilista, del bisogno di compiacere e piegarsi per agevolare la manifestazione del patriarcato e del maschile castrante.
La Llorona si priva del proprio potere creativo per ottenere attenzione, importanza, adulazione dalla società; impersonata nella leggenda dal marito o dall’amante. La Llorona non può vivere senza la sua creatività, senza la sua libertà e senza la manifestazione del suo Sé, e si uccide.

Quante volte ci siamo uccise per compiacere qualcuno o un ideale sbagliato, solo per ricevere consensi e gratificazioni. Ci siamo uccise svendendo il nostro corpo, nascondendo la nostra intelligenza, e regalando la nostra creatività a chi l’ha sminuita o se n’è impossessato.
Ci hanno ucciso (purtroppo non solo metaforicamente) trattandoci come oggetti, spegnendo il nostro fuoco rivoluzionario, ridicolizzando la nostra creatività e le nostre capacità.

Sento il pianto inconsolabile sulle rive del fiume, mentre con le sue lunghe dita scheletriche, la Llorona, cerca sul fondo il proprio potere personale.

Enrica

ENRICA ZERBIN nasce il 1 ottobre del 1973 a Adria (Rovigo) tra campagna, mare e il delta del fiume Po. Figlia di pescatori e agricoltori i quali le hanno insegnato il rispetto per la natura, i suoi cicli e, contemporaneamente , il rispetto verso le persone.
Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo: Tu mi hai salvato la Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili, ma soprattutto una narrazione capace di sensibilizzare sull’importanza della donazione del midollo.
Tra il 2016 e 2017 vince alcuni piccoli concorsi letterari con i racconti brevi: Mister Green Hat, I racconti del Fiume e ll Signor Senza Nome, storie sul cambiamento e sull’incontro col proprio Sé. Ricercatrice e studiosa del mito greco e norreno, della simbologia di varie culture, degli archetipi, del femminile sacro e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Si interessa ai tarocchi e alle rune come strumento di indagine interiore.
Femminista attiva sulle pari opportunità, e sulla sensibilizzazione necessaria al problema della violenza.
Con questo intento ha scritto un importante articolo per l’associazione UDI di Ferrara intervistando una donna Nigeriana, per raccontare l’orrore del suo viaggio; dalla Nigeria, lungo il deserto del Ciad, l’orrore libico fino al suo arrivo in Sicilia.
A breve uscirà la sua seconda opera: “La Danza Del Seme Selvaggio”, avventurosa storia di due donne in viaggio tra boschi di montagna, con la sola guida di una mappa disegnata da una vecchia strega.
Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.
“Le storie sono ovunque. Il vento, poi, le soffia nei pensieri. Vorrei librarmi in volo per afferrarle e poterle raccontare.”

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