Il Dharma Buddista – La realtà delle cose

Eccoci giunti al tredicesimo articolo della serie che ho definito “Buddhismo senza illusioni”: si tratta di una sintetica storia del Buddhismo che non ha pretese di esaustività (servirebbe una enciclopedia) in quanto si pone con uno scopo differente e ben preciso.

Si tratta di “recidere” le illusioni che ho spesso constatato quando si parla di Buddhismo: troppo spesso si associa una statua del Buddha a quella di un santo da venerare, troppo spesso si sono sostituiti i simboli tipici della fede cristiana con analoghi simboli indiani o buddhisti perpetrando lo stesso meccanismo mentale di assuefazione all’idea di un qualcosa di superiore a noi esseri umani che ci guida e che ci “salva”, attraverso anche i suddetti simboli.

Questo atteggiamento lo si riscontra anche nel Buddhismo basti pensare al tantrismo tibetano ma anche a come viene manipolato il termine “zen” nel paradigma tipico di una società basata sul commercio, anche di servizi religiosi, come in questo caso.

Andare alla radice significa quindi assumere un atteggiamento critico, scientifico, razionale, storico, in poche parole “recidere” ogni illusione.

Certo la storia antica di migliaia di anni non è argomento che abbia un inquadramento univoco: le interpretazioni e le idee sono talvolta differenti in merito ad eventi storici.

Quello che scrivo non ha quindi la presunzione di essere considerato incontestabile, anzi.

Cosi ho studiato presso il mio Istituto (Institute of Buddhist Studies USA, affiliato con Dong Bang College of Korea) (ordine coreano T’aego) e così lo riporto……

Nell’articolo precedente ho scritto della pedagogia usata dal Buddha storico, Shakyamuni.

In questo intervento iniziamo l’approfondimento di quello che è il “Dharma” buddhista ovvero l’insegnamento, la dottrina; “Dharma” è anche traducibile come realtà delle cose, dell’universo.

Abbiamo infatti già affermato con chiarezza che l’insegnamento buddhista ha poco di metafisico e mal si concilia con questo approccio tipicamente occidentale.

Inoltre il “Dharma” buddhista non ha nulla di trascendentale, non supporta alcuna “rivelazione” divina, attraverso la quale è possibile raggiungere una salvezza, un rifugio perpetuo dal destino ultimo di ogni essere vivente, ovvero la morte e la sofferenza.

Il “Dharma” buddhista è sempre stato molto legato al mondo reale, percepito da ognuno di noi, attraverso sia i sensi sia la consapevolezza e l’attenzione nei confronti delle proprie percezioni.

Un approccio umanista, mi verrebbe da dire.

Ma cosa è il mondo reale e cosa è la struttura della natura?

I SEI SENSI E I LORO OGGETTI

Questo approccio è alla base della concezione buddhista dell’universo.

Innanzitutto ci soffermiamo sulla consapevolezza dei sensi legati ai sei organi (occhi, naso, lingua, orecchie, corpo e mente; mente intesa come centro di formazione della volontà).

Il Buddhismo non crede, quindi, nell’esistenza di qualcosa, se non percepito da uno dei sei sensi: ogni “oggetto” esiste perché ha uno status reale connesso alla reazione prodotta nell’uomo e derivante dal contatto con uno degli organi sopra descritti.

Nel Buddhismo sono essenziali i sei organi di senso e i sei oggetti connessi alla reazione dell’uomo basata sugli organi di senso.

Capite la differenza fondamentale con qualsiasi altra religione: nel Buddhismo non si propugnano esistenze oltre i confini posti dai limiti dei sensi umani!

Limiti, beninteso, che possono comunque essere singolarmente ampliati, ad esempio attraverso la pratica meditativa di consapevolezza.

L’UOMO E LA DONNA AL CENTRO DELL’UNIVERSALISMO BUDDHISTA

A fronte di una volontà umana si origina quindi una realtà di eventi, di situazioni, tra loro concatenati e dipendenti: uomo e natura (realtà) sono interdipendenti.

L’uomo (donna) rimane, quindi, al centro dell’universalismo buddhista.

I QUATTRO ELEMENTI DI BASE DI OGNI FORMA UNIVERSALE

Non supportata la teoria di un essere supremo superiore, un padre salvatore, il Buddhismo ha fatto propria la teoria dei filosofi indiani, sia Sramana sia seguaci delle Upanishad, circa la composizione di ogni cosa naturale dell’universo in quattro elementi: terra (funzione di possesso), fuoco (funzione di maturazione), aria (funzione di movimento e crescita), acqua (funzione di accumulazione).

Ogni elemento materiale si rifà a questi elementi basici, la cui combinazione reciproca è varia e muta.

Alcuni studiosi (Vasubhandu in primis) aggiunsero lo “spazio vuoto”, come quinto elemento di base presente nell’universo.

LE CINQUE ACCUMULAZIONI O AGGREGATI

I buddhisti ritengono, inoltre, che ogni forma materiale di questo universo sia in sostanza una accumulazione di sostanze o singoli aggregati.

Il nostro stesso corpo ne è un esempio: ecco perché sosteniamo l’idea di una rinascita del corpo, anziché di una reincarnazione; non crediamo ad un’”anima”, che sopravviva alla morte.

L’essere umano è quindi il frutto dell’accumulazione di più aggregati che, con il decesso fisico, ritornano ad essere singoli elementi dell’universo; il passo successivo al decesso fisico è la nuova aggregazione degli stessi, assemblando un’altra forma materiale.

Il tutto è dipendente da eventi e condizioni, biologiche e fisiche, variabili nel tempo e nello spazio, anche se il tempo e lo spazio sono, di per se, concetti relativi ed inventati dall’uomo.

Quali sono, per noi buddhisti, gli aggregati?

Le sensazioni, le percezioni/discriminazioni, le formazioni mentali (ad esempio desiderio, repulsione), la forma o corpo, la consapevolezza o coscienza (discernimento).

La forma o corpo è un’accumulazione materiale, le altre sonno accumulazioni immateriali/mentali.

La nostra reazione spontanea, come esseri senzienti, ad un evento materiale, provoca il sorgere simultaneo delle altre funzioni descritte: è questo il percorso attraverso cui sorge l’attaccamento ed inizia la sofferenza di un essere umano.

La via del Buddha è la Via del Tao, per noi praticanti Ch’an: richiede libertà dal percorso provocatore di sofferenza e ciò comporta la necessità della corretta percezione della realtà, frutto della consapevolezza o saggezza “che va oltre”, della visione che “penetra” l’intero universo e costituisce, come vedremo, uno dei cosiddetti “Ottuplici Nobili Sentieri” insegnati dal Buddha storico.

Hae Myong
 

 

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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