Ci sono cose belle, ma belle belle…

Ci sono cose belle, ma belle belle.

Sono quelle sensazioni che ti salgono da dentro, come per un musicista che suona o un artista che dipinge o una ballerina che piroetta, sono vibrazioni che le afferri nel cuore e nel corpo.

Sono diverse settimane che un nuovo vento alita sulle mie arboree chiome scuotendo e agitando i miei pensieri.
Ammaliata dall’orgia delle mie ispirazioni, disordinata entro in un confine nuovo, sono fremiti di emozioni che si scontrano con i miei mondi onirici.

Una lenta spirale mi rapisce ed ecco che, a poco a poco, creo.

Con incosciente certezza frantumo le barriere, torno a casa, in quel luogo di creazione che abbandonai qualche anno fa, mentre fili della sorte entrano in crune di aghi navigando in tessuti colorati, una straordinaria avventura tra trame e ordito prende vita.

Creo, sfilo, scelgo, congiungo sogni, mondi velati, sono serva delle mie convulse creazioni.
Ho le favole dentro, personaggi, miti che si elevano in questo enigmatico arazzo, non resta che chiudere gli occhi e vedere oltre lo scintillio delle stelle…

E per me oltre lo scintillio c’è la produzione, l’invenzione di una bambola, che evoca immagini, sentimenti.
Sono partita come prima volta dal personaggio dello Schiaccianoci, quale migliore protagonista per citare il confine tra sogno e realtà, dove oggetti inanimati prendono vita in quegli spazi intimi.

Bambola “Lo Schiaccianoci
Realizzata da Carla Babudri

“ In principio è l’immagine.
Prima viene l’immagine e poi la percezione; prima la fantasia e poi la realtà…
L’uomo è in primo luogo un artefice di immagini e la nostra sostanza psichica è formata da immagini; il nostro essere è un essere immaginale, un’esistenza nell’immaginazione. Siamo davvero fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni “ (1)

La favola: Il Principe Schiaccianoci

Fine ‘800. È la Vigilia di Natale e Clara, festeggia l’evento assieme alla sua famiglia.

Suo padre dà una grande festa a cui invita anche “zio” Drosselmeyer, un simpatico fabbricante di giocattoli.

Durante la festa, Clara trova uno schiaccianoci di legno portato proprio dallo zio, la giovane ne chiede spiegazione al giocattolaio, il quale le racconta una meravigliosa e triste storia sulla vera natura di quel “principe da bambola”: lo schiaccianoci in realtà non è altro che suo nipote Hans, trasformato per vendetta da Topo-Regina.

Sebbene quest’ultima sia ormai morta, l’incantesimo continuerà ad imprigionare Hans nelle sembianze di uno schiaccianoci sinché il giovane non distruggerà il Topo-Re, figlio superstite della crudele Topo-Regina, e non verrà incoronato sovrano del Paese delle Bambole insieme ad una gentile fanciulla che lo saprà amare a dispetto del suo aspetto.

Quella stessa notte, quando ormai tutti dormono, Clara, scende nel salone di casa per rimirare lo schiaccianoci. In quel momento però “zio” Drosselmeyer, nelle vesti di mago-fantasma, dà vita a tutte le bambole di Clara, schiaccianoci compreso, perché combattano contro Topo-Re e i topi suoi sudditi, giunti sin lì proprio per distruggere lo schiaccianoci.

Sebbene la lotta sembri volgere a favore delle bambole, l’intervento di Clara sarà determinante per salvare la vita allo schiaccianoci, caduto in un tranello del re dei topi.

Clara, tuttavia, perde conoscenza a causa di una caduta accidentale e il giorno successivo nessuno sembra credere alla sua storia, fuorché “zio” Drosselmeyer che tuttavia non ammette nulla esplicitamente.

Quella stessa notte il Topo-Re, che ha svegliato Clara proprio nella sua stanza, sfida a singolar duello lo schiaccianoci. Ancora una volta quest’ultimo sarà messo alle strette dalle sleali astuzie del topo, ma stavolta a salvarlo sarà Pantalone, un coraggioso soldato-giocattolo.

Purtroppo il nobile gesto costerà caro al veterano che verrà ferito dal Topo-Re.

Alla fine del duello lo schiaccianoci avrà la meglio e il corpo del re dei topi sembra cadere morto.

Non resta altro da fare che incoronare lo schiaccianoci “Principe delle Bambole” e per farlo bisogna andare nel regno di queste ultime, attraverso una porta magica all’interno di un castello-carillon.

Clara, complice la magia di “zio” Drosselmeyer, diventa piccola quanto i suoi amici e può accompagnarli in questo viaggio.

Dopo un volo a dorso di cigno, Clara e lo schiaccianoci giungono in un castello di dolci, dove lo schiaccianoci è acclamato principe dai suoi sudditi.

Questi allora, dopo aver danzato con Clara, le dichiara il suo amore e le chiede di essere la sua principessa. Sebbene innamorata, però, la giovane rifiuta: il suo posto non è tra le bambole, ma con la sua famiglia nel mondo degli esseri umani.

A quelle parole tutte le bambole, lo schiaccianoci compreso, s’irrigidiscono e perdono vita.

Clara, disperata, prova a motivare le sue ragioni e, sebbene lo schiaccianoci sembri comprenderla, nulla può ormai fermare la “magia della normalità” che riporta le bambole alla loro mera condizione di fantocci inanimati.

Proprio allora compare il Topo-Re, ferito a morte, ma giunto sin lì deciso quanto meno ad uccidere Clara prima di morire.

Lo schiaccianoci, ormai senza vita, non può aiutare la sua amata.

Clara e il Topo-Re alla fine precipitano da un balcone del palazzo, ma mentre la prima riesce ad aggrapparsi alla ringhiera e a salvarsi, il secondo invece precipita nel mare e muore definitivamente.

Le bambole del palazzo e lo schiaccianoci spariscono e Clara, che continua ad invocare inutilmente il suo amato, viene a sua volta circondata dalla nebbia per poi svegliarsi all’improvviso nel suo letto quando il sole è ormai alto.

Confusa perché non sa spiegarsi se l’avventura vissuta sia solo un sogno, la fanciulla corre alla bottega di “zio” Drosselmeyer, decisa ad ottenere finalmente delle spiegazioni.

Qui però Clara incontra Hans, ormai tornato umano, il quale la saluta come se fossero vecchi amici e lei, ricambiando, lo saluta con l’appellativo di “schiaccianoci”.

Una lettura simbolica: lo Schiaccianoci fiaba dell’immaginazione.

È una linea netta tra confine e realtà che si assottiglia, qualcosa di straordinario appare inaspettato, un dialogo interno ed esterno si confrontano, due differenti lati di uno stesso, ricchissimo specchio che porta fuori teorie, idee e conduce a pensare su mezzi nuovi.

Superata la rigidità del primo sguardo tra due realtà in contrapposizione, lo schiaccianoci ha la funzione di rottura, si frantuma il guscio della ragione per entrare nell’immaginario e nel gheriglio della nostra psiche. La noce come simbolo nutritivo si rompe e al suo interno il nutrimento.

Nella Fiaba, per Clara si aprono scenari misteriosi: il Mondo delle Bambole, dove regnano la vastità e la bellezza dell’anima.

La battaglia, come conflitto, apre l’attenzione sui roditori come per richiamare verso qualcosa che, diversamente, non si sarebbe potuto notare.

Secondo la teoria ficiniana, l’universo è un mondo unico, un unus mundus il cui corpo altro non è se non il riflesso di un’anima cosmica che in esso e tramite esso, si manifesta il Sé, è questo il mondo di Clara che pur svegliandosi continua il sogno. Dopo la magnifica esperienza vissuta nella notte di Natale intrinseco di immagini interiori, Clara viene rapita da immagini che conducono direttamente al cuore dell’anima, come creatrice di realtà invisibili.

Il messaggio della favola è di non badare alle apparenze, andare oltre il guscio, cogliere le occasioni per fare immersioni profonde, perché là, sotto e al di dentro di ciò che sembra manifestarsi, c’è qualcosa che parla davvero e giunge a te per svegliarti invitandoti ad aprire gli occhi in quel messaggio nascosto.

“Cinta la tua fantasia di essenza, immergiti nelle acque oniriche e con abilità casuali cavalca la tua balena di sogni e realizza anche tu…

Vado avanti nella mia fede di creazioni e alla prossima bambola, alla prossima storia…”

Con Infinito amore

Carla

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Unsolocielo 21 © Tutti i diritti riservati

(1) J. Hillman (1975): Re-visione della Psicologia, Milano, Adelphi, 1983. Quarta edizione, 2008.

Carla Babudri ha inizialmente studiato le Astrologiche Classiche e in seguito approfondito la corrente umanistica/psicologica integrando gli studi legati al Karma.

Nel 2004 decide di studiare astrologia e ad approfondire  argomenti spirituali indirizzandosi verso il Culto della Dea creando l’Arche – astrologia  che la vede coinvolta in una ricerca di consapevolezza sempre più profonda, diventando cosi un counselor Astrologico, centrato sul mondo della Psicologia degli archetipi.

Nel 2008 completa gli studi di Astrologia Karmica con il Maestro Karun, maestro italo/indiano di astrologia Indiana, astrologia tibetana.

Nel 2009 incomincia la sua ricerca su Ofiuco e inizia il suo libro sul tredicesimo segno.

Nel 2010 diventa operatore di Theta Healing;

Nel 2010 intraprende i suoi studi nel mondo Tantrico/Taoistico, accedendo cosi ai sacri misteri del Sacro Femminile- Sacro Maschile

Nel 2017 crea e fonda il Tempio di Jada, una visione nuova sul sacro femminile e sacro maschile, tutto ripreso dagli studi e dalla esperienza con il mondo taoistico/tantrico.

Ha pubblicato due libri di poesie incentrate sul percorso di crescita individuale e la scoperta del sé.
Conduce gruppi di meditazioni e visualizzazioni guidate verso il potenziale Femminile e armonizzazione con i cicli naturali di Madre Terra, seguendo la corrente filosofica della “Cammino della Dea”.

Amante della fotografia. Ha scritto articoli per la rivista L’iniziazione e per diversi blog.

MAGGIORI INFO: www.storiadiunapoesia.it

 

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