Buddhismo senza illusioni – Il Dharma

Eccoci giunti al quattordicesimo articolo della serie che ho definito “Buddhismo senza illusioni”: si tratta di una sintetica storia del Buddhismo che non ha pretese di esaustività (servirebbe una enciclopedia) in quanto si pone con uno scopo differente e ben preciso.

Si tratta di “recidere” le illusioni che ho spesso constatato quando si parla di Buddhismo: troppo spesso si associa una statua del Buddha a quella di un santo da venerare, troppo spesso si sono sostituiti i simboli tipici della fede cristiana con analoghi simboli indiani o buddhisti perpetrando lo stesso meccanismo mentale di assuefazione all’idea di un qualcosa di superiore a noi esseri umani che ci guida e che ci “salva”, attraverso anche i suddetti simboli.

Questo atteggiamento lo si riscontra anche nel Buddhismo basti pensare al tantrismo tibetano ma anche a come viene manipolato il termine “zen” nel paradigma tipico di una società basata sul commercio, anche di servizi religiosi, come in questo caso.

Andare alla radice significa quindi assumere un atteggiamento critico, scientifico, razionale, storico, in poche parole “recidere” ogni illusione.

Certo la storia antica di migliaia di anni non è  argomento che abbia un inquadramento univoco: le interpretazioni e le idee sono talvolta differenti in merito ad eventi storici.

Quello che scrivo non ha quindi la presunzione di essere considerato incontestabile, anzi.

Cosi ho studiato presso il mio Istituto (Institute of Buddhist Studies USA, affiliato con Dong Bang College of Korea) (ordine coreano T’aego) e cosi` lo riporto……

Dopo aver scritto dell’era antecedente la nascita del Buddha storico e dell’età contemporanea al Buddha storico, abbiamo cominciato, nell’articolo precedente di questa serie, a scrivere del “Dharma” buddhista.

Il punto di partenza per iniziare la comprensione di un argomento così vasto, è stato l’essere umano e le sue caratteristiche, il contatto con la realtà circostante e l’interpretazione buddhista di tale realtà. In questo intervento proseguo l’argomento.

Possono esserci minime differenza tra le diverse scuole ma i concetti basilari sono sempre gli stessi, almeno se si ha come punto di riferimento l’insegnamento del Buddha storico, attraverso l’interpretazione dei sutra (discorsi) e degli insegnamenti tramandati.

Circa le caratteristiche dell’esistenza ho già scritto tre articoli, nel mese di febbraio 2019. Potete rintracciarli nel blog, e usarli a compendio degli argomenti oggi trattati.

LA VITA È IMPERMANENTE

Sembra inutile scrivere di impermanenza della vita eppure tu stesso che leggi chiediti se realmente hai tale consapevolezza per gran parte delle tue giornate o se invece tendi a non pensarci, rifugiandoti nel tua “zona di comfort” oppure nel consumismo, nel lavoro, nel piacere dei sensi.

Sono sicuro che sia più probabile la seconda opzione. Lo è anche per me quindi non ho da essere preso ad esempio.

Eppure il percorso della vita, con tempi diversi per ognuno, è caratterizzato dall’invecchiamento, dalla malattia, dalla morte. Nessuno può sfuggire, anche se la scienza e la medicina hanno aiutato una parte della popolazione mondiale a vivere più a lungo…

Anche le cose più naturali, non costruite dall’uomo, non possono fuggire a questo processo, all’impermanenza.

Anche le realtà più piccole, gli atomi, i protoni, gli elettroni, subiscono lo stesso processo: l’energia si può trasformare in materia e la materia in energia ma alla fine l’impermanenza è una caratteristica di entrambe.

L’insegnamento del Buddha considerava un primo stadio di questo processo vitale costituito dall’agglomerazione dei quattro elementi (vedi articolo precedente) a formare gli oggetti materiali dell’esistenza; un’agglomerazione dovuta a cause e condizioni specifiche, variabili, e definita un primo “aggregato”.

La mutazione di tali condizioni porta al disassemblamento dei fattori e alla morte dell’oggetto materiale; le stesse condizioni e cause sono considerate impermanenti e variabili.

Questo vale anche per gli altri quattro aggregati di cui ho scritto nell’articolo precedente (coscienza, sensazioni, percezioni, formazioni mentali), per i quattro elementi e i dodici “anelli” della catena di cause e condizioni, su cui ci soffermeremo in un prossimo articolo…

La comprensione reale, ovvero profonda, di questo semplice ma basilare principio dovrebbe staccarci, almeno un po’, dalla paura di morire, dalla paura di soffrire.

Accettare l’impermanenza, profondamente, è il primo passo verso una migliore qualità della nostra vita, verso minori attaccamenti alle proprietà ed agli eventi della vita ad essi connessi, verso le persone, verso minori desideri nocivi in generale: in poche parole viene superata l’ignoranza in cui siamo avvolti.

E tenete conto che il sistema sociale ha una grande influenza su questa ignoranza! Il sistema del consumismo di massa a servizio del capitale industriale e finanziario vuole che questa ignoranza rimanga!

Capite perché nessun “maestro” buddhista autentico può assecondare questo sistema economico e sociale e nel contempo pretendere di condurvi con successo su un cammino buddhista?

Stiamo affrontando una “religione” o “filosofia”, per molti versi oscura e difficile da afferrare, soprattutto quella Zen, e non un’offerta di “benessere e wellness”: per quello vi è la SPA o i tanti centri “new age” di meditazione!

Se vogliamo afferrare la “retta visione” della vita dobbiamo passare attraverso la comprensione autentica dell’impermanenza.

LA VITA È SOFFERENZA

La seconda caratteristica della realtà è una conseguenza della prima: la sofferenza esiste perché tutto è impermanente.

Possiamo vivere momenti e attimi felici delle nostre esistenze, nessuno lo nega, siamo alla continua ricerca di questo, è il nostro paradigma di vita.

Tuttavia nulla rimane in eterno, questi attimi non possiamo mantenerli.

La prospettiva del praticante Zen è quindi di non fuggire da questi attimi di felicità ma di trascenderli e soprattutto di non farne l’obiettivo principale della propria vita quotidiana: arriveranno proprio quando non li cercheremo più con la usuale foga e smania; e allo stesso modo se ne andranno….

Osserviamo i cinque aggregati: la forma condiziona tutti gli altri aggregati; gli aggregati immateriali, infatti, nascono essenzialmente dai nostri sforzi di conservare “le forme”. In poche parole gli aggregati immateriali sorgono e muoiono simultaneamente in connessione reciproca e sistemica con il primo aggregato, ovvero la forma, il corpo.

Il Buddha elencò otto sofferenze che caratterizzano la vita di ogni essere umano: la vita stessa, il diventare vecchio, la malattia, la morte, relazionarti con qualcuno che odiamo, separarsi da qualcuno che amiamo, non ottenere qualcosa che desideriamo ed infine i cinque aggregati, impermanenti come tutto il resto…

Sono convinto che se, come esseri umani, facessimo nostra la visione profonda dei cinque aggregati potremmo sviluppare una visione dell’umanità migliore (nel senso di profondità) evitando di apportare violenza e sofferenza agli altri esseri senzienti.

In sostanza acquisiremmo una maggiore sensibilità…

LA VITA È IMPERSONALE, NON HA UN’ANIMA

Il Buddha ci insegnò che se vogliamo trovare il nostro “se” dobbiamo guardare ai cinque aggregati: essi sorgono e spariscono, sulla base di cause e condizioni, anch’esse impermanenti.

Dobbiamo accettare che non possiamo controllare tutto questo. La sofferenza nasce anche perché non accettiamo questo nostro destino.

In realtà noi non controlliamo neanche la nostra mente, anzi.

In tempi moderni, grazie alla comunicazione di massa e alla tecnologia, la nostra mente viene controllata da altri molto più facilmente che in passato.

Non ci appartiene la nostra mente, non ci appartiene il nostro corpo!

Alla fine del “tunnel”, quindi, dove sorge la sofferenza?

Dentro o fuori di noi?

Forse ho sconvolto il lettore….

Ritengo anche importante porre l’attenzione a cio’ che lo stesso Buddha pose come avvertimento: non sconfiniamo, parlando dell’assenza di un’anima, di un se’, nella speculazione filosofica.

Se è vero infatti che a nostro avviso non esiste un “se”, per i motivi sopra descritti, è altresì vero che assumere un atteggiamento assolutistico in merito è alquanto fuorviante.

Da un punto di vista più superficiale il “se” esiste ed è quello che nello Zen definiamo “piccola mente”, è il target di tanti insegnamenti “new age” che mirano a rafforzare la considerazione di se stessi, l’autostima.

Vanno benissimo, spesso raggiungono il loro scopo e ci fanno stare meglio!

Noi buddhisti Zen diciamo che il vero “se” è la natura di Buddha e dimora nel piano del “vuoto” e non è vulnerabile alle cause e condizioni che caratterizzano ogni fenomeno della vita stessa.

Hae Myong
 

 

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

La mia pagina facebook

Nessun commento

Leave a reply

NaturaGiusta - Essere in Evoluzione