Attraversare il portale dei 40

“Con l’amore e l’attenzione alle nostre stagioni naturali, proteggiamo la nostra esistenza,
non la lasciamo trascinare in un ritmo altrui, in una fame altrui.
Con la convalidazione dei nostri cicli distinti per il sesso, la creazione, il riposo, il gioco e il lavoro riapprendiamo a definire e discriminare tra i nostri sensi selvaggi e le stagioni.”

Donne che Corrono coi Lupi
di Clarissa Pinkola Estès

I cicli delle donne sono innumerevoli, vere e proprie morti e rinascite. Come se potessimo vivere altre vite, come se potessimo essere donne diverse.

A volte fatichiamo a riconoscerci in vecchie foto, o semplicemente pensando al passato.

I 40 anni, poi, sono un vero e proprio portale di attivazione. Non le conosco le tappe astrologiche, esoteriche o energetiche della vita, parlo solo per la mia esperienza e per l’esperienza di molte donne che ho conosciuto.

I 40 anni sono la svolta

Nel mio caso è stato come risvegliarsi, lo so è una parola usata e abusata, masticata ad oltranza dalla spiritualità spicciola, ma mi consento di usarla perché è proprio la sensazione che ho avvertito dopo la fatidica tappa dei 40.

E non è stato un dolce risveglio con gli uccellini che cinguettavano e tutto il resto, al contrario, sono caduta dal letto, ho battuto la testa e mi sono accorta che dormivo in un letto estraneo di una stanza estranea di una casa e un luogo sconosciuti. Un brutto risveglio!

Naturalmente non è che una mattina ci si sveglia diverse, è un lungo lavoro fatto di tante mattine, di tanti risvegli accanto alla Dea Ananke e spesso alla Donna Scheletro.
Di tante notti e giorni trascorsi in apnea a cercare nel fondo melmoso dell’inconscio come, dove e perché ad un certo punto ci siamo perse.

È un risveglio a tappe scandito da un tempo interiore fatto di procrastinazioni: “non oggi”, “non ho tempo”, “devo occuparmi di…”, e così via. E intanto si prende confidenza con un nuovo sentire…

Forse è più consono chiamarlo ritorno. Ritorno ai sogni e a quella bambina che si dava al mondo piena di fiducia e aspettative, poi alla ragazza disillusa e spesso incazzata, e alla donna che ce la metteva tutta per uniformarsi al mondo del lavoro, alla famiglia, alla società in genere, sentendosi sempre troppo da una parte e poco dall’altra.

Attraversare il portale dei 40 è una vera e propria ricapitolazione, ci si trova davanti il vero volto di tutte quelle scelte che si sono fatte, e ci si accorge se siamo state il conducente o il passeggero del veicolo.

Qualunque tipo di strada abbiamo fatto, arriva la svolta.

Una Donna Nuova

Dopo il primo senso di smarrimento, la paura, l’incertezza, si comincia a creare un mondo diverso, lentamente o con un deciso colpo di spugna, dipende. Non siamo omologate e ognuna reagisce a modo suo. Personalmente ho buttato giù muri, per poi ricostruirli uguali, ancora e ancora, finché la fatica immane dell’inutile impresa mi ha fatto demordere, per fortuna, e ho smesso.

Dopodiché ho distrutto tutto, una picconata al giorno, senza troppo rumore e con la voce pacata, gli occhi bassi a volte e a volte con sguardi di ghiaccio. Piano, piano.

E poi accade la meraviglia… un bel giorno ci si guarda allo specchio e caspita! Ci si riconosce!

 

Eccoci! Acciaccate, ferite, con le rughe, le cicatrici, ma siamo noi finalmente, senza sovrastrutture, maschere, ruoli desueti, solo noi.

Ricominciare fa paura

Già, ricominciare fa paura, rinascere terrorizza ma non si può più tornare indietro.

Un po’ tremando, un po’ piangendo ma con la schiena dritta e lo sguardo fiero si fa un salto nel vuoto, un vero atto di coraggio e poi quello che sarà, sarà!

E mentre echeggia il nostro “fanculo” da guerriera indomita, ci accorgiamo che il nostro esempio ha dato coraggio anche ad altre donne.

Ci hanno insegnato a metterci l’una contro l’altra in un’eterna competizione, perché unite e collaborative siamo una forza senza uguali…

 

E la cosa meravigliosa è che durante questo salto nel vuoto così terrorizzante, ci siamo accorte che non eravamo sole.

Altre donne, altre mani, altre braccia ci hanno sostenuto e noi abbiamo fatto lo stesso.

Buona rinascita donne quarantenni, e salto nel vuoto sia!

Enrica

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ENRICA ZERBIN, nata e cresciuta tra campagna, fiume e mare, dove ha scoperto la magia dei cicli lunari e appreso l’uso delle erbe medicamentose delle campagne, insieme agli antichi rituali legati alla Dea e agli elementi; eredità delle sue antenate.
Ricercatrice e studiosa di miti e leggende (con particolare interesse per l’antica saggezza nordica), della simbologia di varie culture, degli archetipi, del Sacro Femminile e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Iniziata alle Rune tramite l’Elemento Acqua; aiuta con questo importante strumento a svolgere un profondo lavoro di lettura dell’ombra e delle memorie nascoste.

Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo, Tu Mi Hai Salvato La Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili e bizzarre sincronicità.
Nel 2019 esce il suo secondo libro, La Danza Del Seme Selvaggio, rocambolesco viaggio di due donne non più giovanissime che si trovano, loro malgrado, a dover stravolgere la loro vita e a lasciare la famigerata zona comfort.
Un iniziale dramma si trasforma, per Anthea e Miriam, in una straordinaria avventura tra i sentieri alpini, con la sola guida di una mappa disegnata da una misteriosa vecchia guaritrice.

Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico, per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.

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