Meditazione Zen – Razionalità o Irrazionalità?
Razionalita’ o irrazionalita’?
Approccio scientifico o fideistico?
Cosa significa dimorare in una dimensione meditativa nella vita di tutti i giorni?
La maggioranza di coloro che hanno approcciato un percorso spirituale o religioso sono prima o poi giunti a considerare queste dicotomie.
Come tutti i “vero o falso” o “bianco o nero” le posizioni antitetiche hanno si una loro utilità pratica e in termini relativi sono importanti nelle nostre vite, tuttavia in termini assoluti penso che perdano un po’ della loro importanza perché, in fondo, sono prodotti dalla nostra mente condizionata e in una dimensione universalistica, in cui comunque siamo immersi, sono piccoli granelli di sabbia in un deserto.
Ma noi che siamo concreti e pratici dobbiamo parlarne…
Quando si usa il termine “spirituale” immediatamente contrapponiamo chi si dedica a pratiche e studi così definiti a coloro che si dedicano alle vicende materiali, alle passioni terrene, ai desideri del corpo.
Per me la spiritualità e’ invece qualcosa di molto concreto.
E’ vero che un autentico ricercatore spirituale dovrebbe arrivare a percepire l’esistenza di una dimensione che trascende quella materiale, una dimensione olistica, un luogo indefinito d’incontro tra energie.
Ed ecco perché un autentico ricercatore arriva a negare la propria supremazia come uomo/donna su altre forme di vita e tendenzialmente dovrebbe rifiutare di continuare a cibarsi di pezzi del corpo di altri esseri senzienti.
Ma cosa è la materia se non flussi di energia?
Il mio approccio alla Via e’ quindi rigorosamente razionale, oserei dire scientifico.
La filosofia, l’etica assumono un ruolo importante ma le neuroscienze, la psicologia e il metodo scientifico in genere, anche applicato alla meditazione zen e’ quello che più mi aiuta.
Se voglio “coltivare” la mia mente parto dal fatto che coscienza, inconscio e subconscio rappresentano elementi di un sistema interconnesso e ancora in parte inesplorato ma con cui mi devo relazionare.
La “mente zen” va compresa e “coltivata“: quando comprenderemo profondamente che sin dalla nascita concetti, idee, tradizioni sociali e famigliari e pressioni culturali condizionano la nostra vita attraverso la mente allora la meditazione zen diventerà molto semplice. E lo sara’ grazie ad un approccio razionale e scientifico.
Libri e scienza costituiscono il battello che ci serve esclusivamente per traghettare il fiume ma poi dovremo comunque camminare con le nostre gambe lungo l’altra sponda!
Nello zen quindi non si ravvede un’utilità a lungo termine di pratiche mistiche, dell’uso della tecnica visuale ne’ tanto meno di approcci fideistici e devozionali verso simboli e idee.
Queste pratiche possono essere importanti in taluni momenti del nostro cammino spirituale e possono essere di beneficio per molti praticanti ma possono essere anche molto pericolose.
Avrete di sicuro sentito parlare di come la scienza moderna abbia dimostrato effetti benefici della pratica meditativa, in particolare per la naturale maggiore consapevolezza che sorge in chi la pratica.
Meditazione come antidolorifico, quindi, cura per ansia e altre patologie.
In realtà sono state evidenziate anche conseguenze negative, spesso legate a talune pratiche come il ricorso eccessivo a mantra religiosi, pratiche di visualizzazione e di devozione cieca e irrazionale: allucinazioni, attacchi di panico, depressione spesso susseguente a periodi di euforia.
Occorre stare molto attenti quando si approccia la meditazione e il misticismo religioso.
Attenzione anche alle sette e ai gruppi religiosi che promettono “miracoli”.
L’amico che ti guida nella pratica, se ne hai uno, e’ fondamentale, almeno nei primi anni: ti può far capire profondamente e accettare che di miracoloso c’e’ solo la semplicità in cui tu, lettore, in questo momento dimori, respirando con due occhi per leggere e un cervello per capire!
Approcciare la meditazione in modo scientifico significa anche abbandonare le regole e le prescrizioni che le tradizioni ci hanno tramandato.
Ad esempio le tantissime regole di comportamento del buddhismo applicabili ai monaci/monache o più in generale alla Comunità sono spesso derivazione di ambienti sociali e culturali distanti nel tempo migliaia di anni.
Il divieto di mangiare dopo le ore 12, il divieto di fare sesso, il divieto di assumere cibi piccanti..,e tanti altri.
E se penso che l’ambiente sociale che ha prodotto queste regole era poi quello che consentiva la discriminazione delle donne nella società ed era acquiescente alla supremazia di una classe sociale su un altra….beh non aggiungo altro…..forse vale la pena riflettere se tali precetti davvero aiutino la nostra pratica.
Infine un esempio di approccio scientifico alla meditazione riguarda un’esamina, critica e indipendente da considerazioni etiche, dell’utilizzo di sostanze psico attive o di droghe psichedeliche.
Tra le sostanze psicoattive vi sono sostanze che hanno una capacita’ diretta di stimolazione e che per pericolosità e caratteristiche sono considerate droghe come la cocaina e altre che pur avendo le stesse caratteristiche delle droghe (ad esempio potere di assuefazione) non sono considerate tali a livello sociale, forse perché agiscono indirettamente.
La caffeina e’ la sostanza di questo secondo tipo più consumata al mondo e addirittura considerata socialmente apprezzabile e “glamour”.
Essa agisce sui recettori dell’adenosina che e’ la molecola chimica che provoca sonnolenza favorendo una maggiore circolazione della dopamina che a sua volta influisce sull’umore e la positività.
Un connubio di eventi che non ci fa stare lontani dalla classica tazzina di caffé!
Gli effetti della caffeina dipendono da individuo a individuo ma in genere non favoriscono la meditazione zen fomentando spesso un’eccessiva agitazione mentale.
Molto meglio alcuni tipi di the (ad esempio il the verde) che pur contenendo caffeina (di aiuto comunque nelle lunghe sedute di meditazione notturna) dispongono di altre sostanze che riducono gli effetti tradizionali della caffeina sopra descritti.
Ecco il perché della lunga tradizione del consumo di the nei templi zen!
Le droghe psichedeliche sono da sempre accostate ad esperienze mistiche e spirituali.
In effetti quello che spesso accade a chi utilizza tali sostanze durante i cd. “viaggi” e’ una sorta di morte del proprio ego e in questo senso tale dimensione può essere accostata ad una esperienza meditativa zen.
Tuttavia l’estrema pericolosità di questo tipo di droga, gli effetti collaterali (allucinazioni ad esempio) e il fatto che gli effetti possono essere molto variabili da soggetto a soggetto ne sconsigliano l’uso, anche occasionale.
D’altronde uno degli effetti che la meditazione provoca in alcuni soggetti e’ proprio quello di sfociare in stati di pseudo chiaroveggenza, allucinazioni visive e nascita del desiderio di raggiungere poteri occulti.
Anni fa mi capito’ di parlare con un frequentatore di un centro di pratica buddhista che asseriva di parlare con alieni…..e altri con spiriti della foresta……..
E non si trattava di un politico italiano.
Hae Myong
Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova. Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun. Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia. Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea. Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA. Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale. Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici. Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong. La mia pagina facebook
Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.
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