Se Maschile e Femminile sono una cosa sola

La questione è culturale e il problema è creato da un pensiero millenario che tutto separa, oppone, mette contro. Eppure, quando parliamo, diciamo “giorno e notte, sole e luna, cielo e terra, maschile e femminile”.
Lo diciamo, ma nel pensiero la congiunzione crea un’alterità che cambia le cose.
E di fatto prevale l’opposizione.

Oggi, però, sappiamo che questo pensiero è fasullo, frutto di un livello evolutivo che possiamo superare.
Le scoperte della fisica quantistica avallano ciò che le antiche tradizioni sapienziali hanno sempre sostenuto e cioè che tutto è uno.
E nel caso del maschile e del femminile, intese come energie universali necessarie entrambe per generare la vita in ogni sua forma, è facilmente verificabile.

Donne e uomini siamo impastati di queste energie, sia pure in misura diversa (questa almeno non quantificabile), ma non sono divisibili.
Non si possono separare. Impastati cioè a tutti i livelli: fisico, emotivo, mentale e spirituale.
E se un uomo è di solito prevalentemente maschile a livello fisico e mentale, è prevalentemente femminile a livello emotivo e spirituale. Viceversa per una donna.
In questo senso maschile e femminile sono un tutt’uno con ciò che siamo.

Se dunque una preside scrive una circolare indirizzata alle ragazze invitandole a non indossare la minigonna perché sennò l’occhio cade lì, il linguaggio che usa è l’ennesima conferma di una cultura sessista che, alimentando la dicotomia femminile-maschile che l’ha generata, alimenta il problema.
Nel caso dell’abbigliamento, a parer mio è una questione di stile cioè della capacità di saper scegliere l’abito giusto per un determinato luogo.

Si potrebbe definire una forma di intelligenza sociale: ho la libertà di indossare una super mini, ma non lo faccio perché sto andando a scuola. La indosserò in un’altra occasione. Stesso discorso vale per le infradito e le canotte da spiaggia. Che le indossi un ragazzo o una ragazza, è una questione di stile.

Questa libertà, però, manca. Il presupposto per conquistarla è il riconoscimento interiore, prima ancora che nell’altro, delle due energie primordiali che ci abitano e che, pur nella differenza, non sono mai contro. Per riconoscerle occorre farne esperienza. L’intelletto non basta.

Semplificando e generalizzando, una donna che fatica a riconosce il suo maschile probabilmente mancherà di autonomia, di una direzione nella vita così come un uomo che nega il suo femminile si perde una gamma di emozioni che lo arricchirebbe e difficilmente saprà che cosa significa prendersi cura di qualcuno.

Un uomo, una donna che a poco a poco hanno integrato rispettivamente la propria energia femminile e maschile danno a se stessi e all’altra persona la libertà di essere ognuno quello che è.
E non hanno motivo di nutrire rabbia o provare odio per l’altro sesso.

Questo è ciò che manca dietro la libertà di e il rispetto per.
Schiavi o liberi insieme.

Annalisa

Annalisa Borghese

Sono una counselor in psicosintesi che io traduco come “allenatrice emotiva”.
In concreto alleno le persone a scoprire la ricchezza del proprio mondo interiore e a prendersene cura. Lì stanno le potenzialità, ciò che di luminoso non abbiamo ancora espresso, trattenute da emozioni ingombranti che facciamo fatica a gestire.
Lì si trova la chiave del nostro personale benessere.

Ho sempre mantenuto un occhio di riguardo per il punto di vista femminile e mie maestre sono state Alexandra Pope, De Anna L’am, Miranda Gray e Carla Gianotti.
Il mio obiettivo oggi è invitare le donne a incontrare quel femminile profondo che appartiene a ciascuna di noi, iscritto nel ciclo mestruale e non mediato dalla cultura patriarcale.
Favorire in loro la pratica consapevole dell’energia ciclica femminile per ritrovare il proprio passo oltre i condizionamenti di un modello culturale che nega le energie primigenie del Femminile e del Maschile.
 
E oggi più che mai abbiamo bisogno di entrambe per trasformare la cultura della sopraffazione e realizzare pienamente la nostra personale umanità.
Sono diversi gli approcci all’energia ciclica e io prediligo percorsi in cui la profondità del lavoro interiore non è mai disgiunta dalla concretezza. Il ciclo mestruale, infatti, può essere una sorta di ancoraggio che ci aiuta a restare radicate, cioè con i piedi ben piantati per terra, sia pure con lo sguardo alla luna e quindi all’immensità del cielo e della vita.

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