La Sacra Cintola di Maria – Una visione, due cuori, una donna

A volte plasmo i pensieri lasciando che l’ispirazione prenda il sopravvento e mi trapassi, assorbendo ogni sensazione.

Vagabondo nella mia città accompagnata dalla brezza leggera della mattina, sono per le strade di Prato in cerca di quei segni esoterici sparsi lungo le vie del centro ma questa volta sono diretta all’entrata principale del Duomo.

Tutte le volte che mi avvicino ad una chiesa, con spirito di analisi interiore cerco di sintonizzarmi con le vibrazioni del luogo chiedendo il permesso di poter entrare. Delle volte mi stupisco di come il dialogo con il principio immateriale di quei luoghi sacri sia più chiaro delle conversazioni che affronto con gli uomini.

Entro con estrema riverenza, senza cercare sguardi di altre persone, respirando gli odori, fermandomi nel centro della chiesa per un inchino rispettoso diretta nell’onorare la reliquia che la Cattedrale custodisce gelosamente da secoli.

In quella immensa chiesa, l’antico passato si fonde con il presente, in una solitudine carica di magia di cui il luogo sacro è saturo.

Nella Cattedrale di Santo Stefano a Prato, ogni anno l’8 settembre, secondo la tradizione tramandata dal Protovangelo di Giacomo uno dei Vangeli Apografi, viene onorata la natività della Beata Vergine Maria, e con riti sacri e celebrazioni viene esposta al pubblico dal pulpito la Sacra Cintola di Maria, una reliquia antichissima.

All’interno della chiesa in questa manifestazione eterica e celestiale dal santo sapore, mi accosto alle barre dove dietro viene custodita la reliquia, si avverte un forte amore trascendentale, che scinde il corpo materiale all’unione di quel Sacro Femminile Materno.

Mi immagino la cinta che avvolgeva il grembo di Maria, abbracciando le sue curve e le sue mani che poggiano sulla sua pancia gonfia e carica di amore per un bambino in arrivo. La immagino stretta tra le mani di Lei mentre se la lega pronta per affrontare un nuovo giorno, o quando è in preghiera, o nel seguire suo figlio nei primi passi che gioca nei cortili e che gliela tira mentre lo tiene per mano; o ancora, mentre allattava Gesù in quel desiderio di scambio tra pelle e pelle con lo sguardo materno che avrebbe calmato e rassicurato quella magica anima incarnata appoggiandolo sul suo grembo stretto dalla cinta.

Sento nel mio cuore la vicinanza con questo Sacro Femminile, un intenso calore di vita quotidiana.

Spoglia di ogni resistenza, la mia sfera di sicurezza ha lasciato il posto alla dilatazione di questa energia riconosciuta che incrocia una parte umana di Maria, sopraffatta da una forte sensualità e dalla perdita del controllo, in questo spazio senza tempo ho cercato il volto e l’energia della Grande Maria. Ci siamo sfiorate come due fiori di campo che sbocciano in primavera, ma anche come il calore fuso da due vulcani. Mentre resto fedele a questa immagine e alle sensazioni che percepisco, le mani screpolate di Maria si sono raccolte sul suo grembo, l’illusione dell’alterità è caduta in cenere e la nostra unità ha iniziato a respirare all’unisono.

Stavo pregando.

Con il capo chino, nel mio stato di intimità, mi allontano dalla storia canonica di Mari. Si apre un panorama, vedo una donna nata per essere impetuosamente caotica e dai fiumi di emozioni trasformative che attraversano la vita e le cambiano il volto, come latte che sgorga dal cuore così furiosa e protettiva, esilarante ed estatica, compassionevole e immensamente calda, lenitiva, una festa abbondante che si riversa per nutrire qualsiasi tipo di fame.

Sto scrivendo la mia sceneggiatura qui e ora, raggiungendo la ruota del tempo e risognando la storia, mentre con la Sacra Cinta che le cinge dolcemente i fianchi, Maria con il suo bambino nato, addormentato nella fascia vicino al seno, seppellisce la sua placenta nella Terra, in piena estensione e in sintonia con il principio Femminile Primordiale, fiera della verità di cui appartiene.

Visioni e voci, attimi in cui scorrono immagini di una donna che celebra la vita.

É così che umanamente ti sento, Madre delle Madri, dalle linee curve di luce dorata, tessitrice di mondi, artigiana dell’amore fuso, un mandala vivente di pura creatività che alloggia ordinariamente nella morbida pelle di una donna.

Buon Compleanno Maria.

La storia della Sacra Cintola di Maria

L’8 di Settembre nella Città di Prato tra feste dal sapore laico e celebrazioni dei sacri riti cattolici, si festeggia la Natività di Maria omaggiando ed esponendo una reliquia importante: La Cintola di Maria.

La Cinta di Maria viene conservata nella città di Prato da circa 800 anni all’interno della Cattedrale di Santo Stefano, ed è un vero e proprio simbolo religioso. La reliquia è una sottile striscia di lana caprina di circa 87 centimetri, verde chiaro, broccata in filo d’oro, che la tradizione vuole donata a San Tommaso dalla Vergine Maria al momento della sua Assunzione. La leggenda risale al V e VI secolo, in cui si narra che un angelo andò in visita a Maria anziana e gli annunciò la morte a tre giorni dopo il loro incontro. Tutti gli apostoli giunsero per celebrare la morte di Maria, meno San Tommaso, che preso da una visione vide la Madonna ascendere nei cieli dentro una nube luminosa e dargli in dono la cintura come segno di benevolenza, una reliquia a testimonianza del grande miracolo.

Secondo la Storia Pratese, che risale probabilmente al Duecento, attraverso i racconti tramandati oralmente, la cinta fu donata da San Tommaso a un sacerdote, perché fosse venerata in una chiesa da costruire in onore della Madonna. Per timore di rappresaglie da parte dei Giudei, l’edificio non fu mai costruito e la reliquia tramandata dai discendenti del sacerdote.

Intorno al 1140 un certo Michele, un devoto pratese di condizioni modeste, probabilmente un pellicciaio, giunse in pellegrinaggio a Gerusalemme e si innamorò di una giovane donna, la sposò in segreto, all’insaputa del padre che era un sacerdote orientale e fuggì ricevendo in dono dalla madre della ragazza un canestrino di giunchi marini che conteneva la reliquia.

Michele tornato a Prato non fece parola con nessuno del prezioso regalo, solo in punto di morte nel 1172 donò la cinta a Umberto, preposto della pieve di Santo Stefano, confidando l’origine della reliquia. Da allora è stata esposta nella chiesa e venerata dal popolo.

Con immensa devozione

Carla

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Immagine di Copertina: Neri di Bicci, La Madonna assunta che dona la Cintola a san Tommaso fra san Giovanni Battista e San Bartolomeo _ dettaglio

Carla Babudri ha inizialmente studiato le Astrologiche Classiche e in seguito approfondito la corrente umanistica/psicologica integrando gli studi legati al Karma.

Nel 2004 decide di studiare astrologia e ad approfondire  argomenti spirituali indirizzandosi verso il Culto della Dea creando l’Arche – astrologia  che la vede coinvolta in una ricerca di consapevolezza sempre più profonda, diventando cosi un counselor Astrologico, centrato sul mondo della Psicologia degli archetipi.

Nel 2008 completa gli studi di Astrologia Karmica con il Maestro Karun, maestro italo/indiano di astrologia Indiana, astrologia tibetana.

Nel 2009 incomincia la sua ricerca su Ofiuco e inizia il suo libro sul tredicesimo segno.

Nel 2010 diventa operatore di Theta Healing;

Nel 2010 intraprende i suoi studi nel mondo Tantrico/Taoistico, accedendo cosi ai sacri misteri del Sacro Femminile- Sacro Maschile

Nel 2017 crea e fonda il Tempio di Jada, una visione nuova sul sacro femminile e sacro maschile, tutto ripreso dagli studi e dalla esperienza con il mondo taoistico/tantrico.

Ha pubblicato due libri di poesie incentrate sul percorso di crescita individuale e la scoperta del sé.
Conduce gruppi di meditazioni e visualizzazioni guidate verso il potenziale Femminile e armonizzazione con i cicli naturali di Madre Terra, seguendo la corrente filosofica della “Cammino della Dea”.

Amante della fotografia. Ha scritto articoli per la rivista L’iniziazione e per diversi blog.

MAGGIORI INFO: www.storiadiunapoesia.it

 

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