La Meditazione “Samatha”

La meditazione Zen e’ solo una delle tre principali forme di meditazione tradizionali del buddhismo che pone le proprie radici sul Buddha storico, Siddharta Gautama, ma è l’unica ad essere nata e ad essersi sviluppata esclusivamente in ambienti buddhisti.

Le altre forme di meditazione erano già esistenti al tempo del principe Siddharta e largamente praticate da asceti, religiosi e laici.

Sono definite in termini sanscriti, antica lingua indiana, meditazione “Samatha” e meditazione “Vipassana”.

La prima tipologia di meditazione, la “Samatha”, viene tradotta come meditazione “di concentrazione” o di “calma quiete“.

La definirei una forma di meditazione di base in quanto viene praticata, soprattutto nelle fasi iniziali, anche durante altre forme di meditazione, inclusa quella Zen, ed ha un rapporto piuttosto stretto con la meditazione “Vipassana”, la quale e’ per certi versi uno sviluppo di quella “Samatha”

A differenza delle altre due meditazioni citate, richiede un ambiente silenzioso.

La lunghezza delle sedute di meditazione e’ a libera scelta, ma consiglio di fissarla in almeno 30 minuti.

Vedremo poi in un prossimo articolo quali posizioni sono consigliabili.

Si caratterizza per la presenza di “oggetti” meditativi, tradizionalmente elencati in diverse decine (fino a 60) ma solitamente il più utilizzato e’ il respiro.

La Samatha implica uno sforzo mentale, quasi completamente assente nella meditazione Zen e solo parzialmente presente in quella Vipassana.

Come ogni forma di meditazione presenta diverse fasi.

Qualsiasi sia la vostra posizione fisica (scriverò presto su questo tema della posizione fisica..abbiate pazienza ma come ho scritto sin dall’inizio in questo blog non seguo un filone di logica “da libro”, sentiamoci tutti liberi di “vagare”….) arriverete al “cuore” della meditazione scelta, solo gradualmente, all’interno della sessione temporale di pratica.

La prima fase implica l’inizio dello sforzo di concentrazione sull’oggetto scelto, ad esempio il respiro, ed e’ una fase preparatoria.

Osserviamo l’aria che entra ed esce, siamo rilassati a livello muscolare, osserviamo l’aria anche nell’addome.

Questa fase preparatoria e’ comune anche alla meditazione Zen nonché alla meditazione Vipassana.

Dopo 2/3 minuti inizia una seconda fase: uno stadio intermedio, di accesso alla forma di meditazione vera e propria che abbiamo scelto.

Da cosa si caratterizza questa seconda fase?

Vi e’ una maggiore capacita’ di concentrazione e attenzione rivolta all’oggetto mentale, ad esempio il respiro, soprattutto nel senso della capacita’ di mantenere la focalizzazione su di esso.

Saremo interrotti spesso dal flusso di pensieri e ci staccheremo dall’oggetto ma prontamente vi ritorneremo, in un contesto di quiete interiore e silenzio esterno.

Su questo punto vorrei dire una cosa.

Nella mia esperienza ho incontrato diversi maestri che dichiaravano di insegnare meditazione Zen ma in realtà incorporavano nella loro pratica il  “quietismo” e basavano i loro insegnamenti al 90% sulla meditazione Samatha.

Non confondetevi!

Il quietismo e’ tutt’altra cosa rispetto al Ch’an (Zen)!
E lo si nota soprattutto dallo stile di vita che il maestro adotta.

Chi critica questa impostazione molto spesso asserisce che il “quietismo” e’ solo mentale.
Nella mia esperienza pratica ho osservato come tutto parta in effetti dalla mente ma poi diventi quasi sempre fisico con torpore, pigrizia, scarso movimento fisico.

Un maestro Zen e’ quasi sempre un tipo attivo ed energetico, nonostante mediti tanto!

Fine della digressione.

Giunti al “cuore” della meditazione Samatha le distrazioni e i distacchi dalla concentrazione sull’oggetto mentale si affievoliscono e si inizia ad avvertire a livello percettivo una maggiore vicinanza con l’oggetto meditativo sino a diventarne un tutt’uno, ad unificarsi con esso.

Questo risultato è quindi il frutto di uno sforzo mentale.

Vedremo in uno dei prossimi articoli che e’ anche uno status cui giunge il maestro Zen, impegnato in una forma meditativa più dinamica, una pratica o disciplina che viene curata come se fosse una vera e propria arte.

Famoso nella letteratura Zen e’ il libro sulla disciplina del tiro con l’arco ma anche quello sulla manutenzione della motocicletta che rimane a mio parere un capolavoro assoluto di letteratura ispirata dalla cultura Zen.

Ma torniamo alla nostra noiosa meditazione…

Nello stadio appena descritto in cui osservatore, oggetto osservato e processo di osservazione si fondono vige ancora un’attività mentale, concettuale, ma gli ostacoli meditativi che abbiamo descritto nei primi tre articoli sul blog si affievoliscono, cosi come le emozioni negative.

Siamo felici e concentrati sul nostro oggetto di meditazione e quando ne perdiamo il contatto con la nostra coscienza vi facciamo prontamente ritorno.

A volte nascono esperienze di fugace euforia e desideri di ritornare a questo stadio meditativo ma tutto ciò può  tradursi in un nutrimento per il nostro io, nulla di più.

Meglio dimorare in questa ritrovata pace e calma, senza nulla chiedere e senza desideri.

Le sensazioni positive da un lato e quelle negative dall’altro non ci influenzano più di tanto.

Non ci attacchiamo alle prime, perché non portano ad una felicita’ duratura, e non rifiutiamo le seconde, che si presenteranno sempre sul nostro cammino di vita, sia che siamo ricchi o che siamo poveri, in piena salute o disabilita’.

Nel prossimo articolo inizieremo a parlare di meditazione Vipassana di cui esistono diverse tipologie.
Inizieremo su quella focalizzata sugli oggetti mentali.

Intanto buona meditazione Samatha, per questa settimana!

Hae Myong

Hae Myong
Inizia a studiare da autodidatta il Taoismo cinese nel 2004 e presto si avvicina allo studio della cultura zen e buddhista.
Nel 2006 inizia a praticare presso l’Associazione “Bodhidharma” di Lerici del monaco buddhista Tae Hye Sunim, di ordinazione coreana e birmana, una sorta di pratica che accoglie aspetti della tradizione Theravada e della tradizione Mahayana del Buddhismo.

Per alcuni anni guida anche le pratiche del gruppo genovese di tale comunita’ religiosa presso i locali dell’Associazione “UnSoloCielo” in via San Lorenzo a Genova.

Nel 2009 riceve a Seoul dal monaco Tae Hye Sunim i cinque precetti Buddhisti e assume il nome di Dharma di Mu Mun.

Nel 2009 risiede per alcune settimane in Corea presso i principali templi dell’Ordine Jogye. Nel 2010 e 2012 visita alcuni templi in Thailandia.

Nel 2014 inizia a studiare presso l’Institute for Buddhist Studies USA (IBS) dell’Ordine coreano zen Taego-jong affiliato con Dong Bang College of Korea.

Nel 2015 partecipa ad alcuni ritiri spirituali organizzati dall’Ordine Taego in USA.

Nel 2016 riceve il diploma dall’IBS dopo aver terminato i due anni di studi ed aver superato tutti gli esami e la tesi finale.

Nel 2017 riceve i precetti del Bodhisattva presso l’Associazione Bodhidharma in Lerici.

Nel 2018 viene ordinato in Polonia Dharma Teacher dall’Ordine Taego-jong e riceve il nome di Dharma di Reverendo Hae Myong.

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