Sei caduto e ti sei rialzato
Tu vivi costantemente impegnato a osservarti, impegnato a lavorare su di te, proiettato introspettivamente a chiederti il perché di tutto quello che ti accade.
Lavori sui tuoi limiti
Lavori sui tuoi lati ombra
Lavori sul giudizio
Lavori sul paragonarti agli altri
Lavori sulle ferite del tuo albero genealogico
Lavori sul femminile
Lavori sul maschile
Hai camminato tanto
Hai faticato tanto
Hai pianto, sei caduto, ti sei sentito soffocare, bruciare, morire,
Hai chiesto perché, hai chiesto cosa avessi mai fatto, hai chiesto quando sarebbe finito, hai avuto voglia di scappare,
Sei caduto e ti sei rialzato.
Sei stato tentato di mollare tutto e hai sempre trovato il modo, la forza e il coraggio di non farlo, di dire sempre si.
E quel si ti ha portato ancora a piangere, cadere, soffocare, bruciare, morire, chiedere perché e ancora hai detto si.
E poi di nuovo
E poi ancora
E poi ancora e ancora e ancora.
Te lo devo dire e lo dico anche a me: sei una potenza!
E trovi sempre qualcuno che ti giudica!!!
Che vede in te i difetti che non ha il coraggio di vedere dentro se stesso e che tu magari non hai neanche.
Che vede in te difetti che sono solo le prigioni della sua vita e che, molto probabilmente, se avesse la tua sensibilità, la tua forza, il tuo coraggio, la tua determinazione, vorrebbe abbattere.
Ma non lo fa.
Non può farlo.
Non riesce a farlo.
Non sa farlo.
E allora vede difetti in te, ti giudica.
Tu sei uno specchio gigantesco che riflette tutta la sua inadeguatezza, incapacità, limitatezza.
E tu ne soffri, sei deluso, senti l’ingiustizia, ti arrabbi e, mentre lo fai, continui a farti domande, a cercare i tuoi specchi, a cercare la perfezione e la bellezza anche in questo.
E ti arrabbi, senti l’ingiustizia risalire, piangi di rabbia, di fastidio, di stanchezza.
Si dice che una tigre non perde il sonno per l’opinione di una pecora ed è vero.
Se l’opinione, l’atteggiamento, il comportamento di una persona ha ancora il potere di ferirti, probabilmente sei tu che non dai ancora il giusto valore a te stesso, che non riconosci il tuo valore.
Se ancora una persona con il suo comportamento ha il potere di ferirti e farti stare male, non hai ancora capito cosa sei.
Chiedeti: ma tu hai davvero capito chi sei?
La tua parte umana ha bisogno dello spazio necessario per sentire l’ ingiustizia, la rabbia, la frustrazione, dalle lo spazio che le serve, non reprimere nulla, ma poi sposta lo sguardo oltre quelle vicende umane e fatti le domande che servono a te, chiediti: tu hai capito chi sei?
Non è in questi casi che devi fare l’umano.
Fai l’umano per godere dei sensi, per godere della bellezza, per gioire, per fare le esperienze nella materia che ti servono, che ti danno piacere, che ti danno insegnamento, che ti fanno sperimentare la vita.
In questi casi, invece, non fare l’umano, non serve a te.
Lascia le pecore al loro pascolo.
Non essere deluso, non ti arrabbiare, non piangere, non essere una pecora.
Ringrazia quella pecora che ti mette di fronte quello che non vuoi essere, senti quell’ingiustizia e trasformala in un dono.
Ti sta facendo vedere chi sei.
Vittoria
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Vittoria Cucciarrè Segui la pagina facebook: Ponti con l’invisibile Contatti: veranikatraanimaedego@gmail.com
Avvocato fuori, ricercatrice dentro.
Il mio percorso di crescita personale e spirituale non è iniziato per mia scelta, è stato lui a scegliere me.
Non sono titolata, non ho frequentato corsi, non ho verità da rivelare.
Sono una persona curiosa, che ama ricercare, indagare, scoprire e farsi ancora domande.
Anzi, prima di amarlo, questo è quello che sono.
Non so nemmeno io dove sto andando, dove e se arriverò, non so neanche più se sto cercando qualcosa di definito.
Ma so che è quello che mi piace, che mi fa stare bene e che ha rivoluzionato e migliorato la mia vita.
Immagine di Christian Schloe

