Le streghe Herbariae – La Magia delle Campagne

Le streghe Herbariae, hanno sempre vissuto nelle campagne o nei boschi, ovunque ci fosse una zona e un clima adatti alla crescita di erbe spontanee.

Conoscitrici esperte della natura, erano custodi di una sapienza antica, dette anche Donne Medicina.

Probabilmente nessuna di loro aveva avuto una formazione di tipo medico.
Semmai insegnamenti tramandati dalle streghe anziane che le avevano scelte ed iniziate alla magia delle erbe.

Tuttavia, dai racconti delle mie antenate e in seguito dalla mia esperienza, ho appreso che erano le erbe a chiamare le guaritrici, comparendo nei sogni e mostrando il proprio uso. Anche grazie ad una sorta di alchemica intuizione, o chiamata delle erbe stesse, durante le lunghe camminate per la ricerca e la raccolta.

Nel minuscolo paese di mia madre, viveva un’anziana strega herbaria di nome Maria, che col suo scopetto di pennacchi raccolti lungo le rive del fiume Po, faceva miracoli.
La sua specialità era guarire le malattie della pelle che colpivano i bambini molto piccoli, ma anche lussazioni e problemi ai nervi.

Maria era analfabeta e non aveva mai studiato niente sull’anatomia del corpo o sulle malattie in generale, e non aveva fatto nessuno studio di tipo erboristico, ma la sua conoscenza era infinita.

Erano donne temute, spesso allontanate, ripudiate dal vicinato e a volte anche dalla famiglia, oggetto di scherno e viste come megere pericolose.

Eppure, la stessa gente che le respingeva, si presentava alla loro porta con prostrazione, doni e ossequio, quando i loro bambini si ammalavano.

E le guaritrici, completamente prive di rancore, curavano i piccoli pazienti con amore e competenza.

Nel dialetto del mio paese venivano chiamate “Strighe” e nessuno passava davanti alla loro casa senza qualche gesto anti-malocchio.

Purtroppo l’ignoranza e la paura alimentavano la superstizione, e le credenze del tutto errate sull’esistenza del maligno inculcate dalla chiesa, facevano il resto.

Non era certo facile per queste donne portare avanti la loro missione o vocazione, in qualunque modo la si voglia chiamare, probabilmente era per loro una condanna invece di un dono.

Molte avranno dovuto soffocare la magia che scorreva nelle loro vene per non dover subire il giudizio negativo delle piccole comunità rurali.

Onorare la memoria delle donne magiche con il coraggio di essere se stesse

Oggi le cose sono molto cambiate, per fortuna, oramai l’appellativo di strega è quasi un complimento per noi donne.

Ciononostante, per rispetto delle streghe del passato, cerchiamo di meritarcelo questo appellativo, con onore e stima per tutte quelle donne che hanno perso la vita, o hanno condotto esistenze difficili per essere fedeli alla loro vera natura di donne magiche.

Accendiamo candele per omaggiare la loro memoria, prepariamo altari sacri e cerchi di protezione magica, ma il modo migliore per onorarle è pretendere la libertà di scelta in una società che, a fine 2020, ha ancora una mentalità sessista e patri-centrica.

Sciogliamo catene, pregiudizi e vincoli. Mostriamoci al mondo con le spalle dritte e lo sguardo fiero, esibiamo le cicatrici come indomite guerriere… anche se a volte ci tremano le ginocchia.

In onore delle poderose Streghe Guaritrici del passato e del presente.

Enrica

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ENRICA ZERBIN, nata e cresciuta tra campagna, fiume e mare, dove ha scoperto la magia dei cicli lunari e appreso l’uso delle erbe medicamentose delle campagne, insieme agli antichi rituali legati alla Dea e agli elementi; eredità delle sue antenate.
Ricercatrice e studiosa di miti e leggende (con particolare interesse per l’antica saggezza nordica), della simbologia di varie culture, degli archetipi, del Sacro Femminile e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Iniziata alle Rune tramite l’Elemento Acqua; aiuta con questo importante strumento a svolgere un profondo lavoro di lettura dell’ombra e delle memorie nascoste.

Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo, Tu Mi Hai Salvato La Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili e bizzarre sincronicità.
Nel 2019 esce il suo secondo libro, La Danza Del Seme Selvaggio, rocambolesco viaggio di due donne non più giovanissime che si trovano, loro malgrado, a dover stravolgere la loro vita e a lasciare la famigerata zona comfort.
Un iniziale dramma si trasforma, per Anthea e Miriam, in una straordinaria avventura tra i sentieri alpini, con la sola guida di una mappa disegnata da una misteriosa vecchia guaritrice.

Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico, per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.

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