L’Amore nonostante la Paura

Oggi ho letto una frase di Bernard-Henri Levy: “quando si poteva parlare di letteratura o scrivere romanzi d’amore senza sentirsi disertori rispetto alla lotta principale”.

Una frase semplice ma che mi ha fatto riflettere.

In questi tempi così intrisi di fatti di cronaca dai tragici epiloghi, tempi di paura e di incertezze, è facile mettere a tacere la poesia ben disposta verso pensieri dolci e amorevoli.
Ci si sente disertori, come afferma Levy.

Eppure, io voglio pensare che oggi sia un giorno speciale, senza un motivo particolare.

Non perché il mondo sia diventato un buon posto, ma solo perché oggi voglio disertare la tristezza e la paura con frasi d’amore a caso, solo per la gioia di farlo.

Comincerò con un’ode alla mattina, un momento del giorno spesso biasimato eppure così delicato.
Quelle mattine d’inverno col caffè caldo, e il viso assonnato di mia figlia mentre si prepara per la scuola, con quell’espressione sempre un pochino severa e corrucciata che amo così tanto.

Vorrei che potesse guardarsi con i miei occhi innamorati, e potesse vedere quanto sono profonde le sue iridi, sembrano un bosco fitto fitto di conifere secolari, dove ci si può solo perdere. Nel quale io mi perdo spesso.
Quanto è bella quando mi guarda con quell’aria di chi ne sa di più, di chi ne sa un po’ troppo.
Ha dovuto crescere in fretta la mia fata boschiva e lasciare l’inconsapevole leggerezza dell’infanzia quand’era ancora bambina.

Ha la delicatezza di una cerbiatta e l’imponenza austera di un cervo adulto, è schiva come una gatta selvatica e altrettanto bella. Ma quando sorride è fatta, mi conquista e il mio cuore trabocca.
Sì, vorrei che si vedesse come io la vedo, così non avrebbe più paure o tristezze, e forse anche il mondo le sembrerebbe un bel luogo.

Vorrei continuare elogiando il silenzio, lo preferisco alla musica più sopraffina, ma non il silenzio artificiale di una stanza chiusa, parlo di quel silenzio non silenzio della natura: il cinguettio degli uccelli, il ronzare degli insetti, la carezzevole armonia del vento, il frusciare degli alberi, e la voce silenziosa degli Spiriti naturali.

Amo il silenzio dei discorsi finiti.
Il silenzio trepidante dell’attesa.
Quel silenzio intriso di parole d’amore che rimangono sulla lingua, perché il coraggio viene meno, ma che, forse, non c’è bisogno di proferire.

Se c’è qualcosa di inutile in amore, sono proprio le parole.

Per l’amore occorre il silenzio, serve la pelle,  è necessario lo sguardo, e casomai il respiro. E qualora il gesto.

Mi piacerebbe concludere dedicando frasi d’amore a caso alle cose finite, come relazioni, stagioni, festività, occasioni, momenti e turbamenti.

Amo finire qualcosa, che sia una scrittura o la certezza di una situazione duratura.
È pura poesia chiudere un libro o dire addio a chi ha fatto il suo tempo, che sia stato un rapporto e la sua illusione, o un luogo privo di stupore.

Che vadano le cose finite con la dolcezza di un addio e un ultimo rigido abbraccio, con quella leggera sensazione che tutto sta per accadere, perché il nuovo è già pronto ad arrivare.

Ti auguro mattine delicate, fitti boschi fatati, discorsi finiti, amori senza parole e la dolcezza romantica di un addio.

Enrica

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ENRICA ZERBIN, nata e cresciuta tra campagna, fiume e mare, dove ha scoperto la magia dei cicli lunari e appreso l’uso delle erbe medicamentose delle campagne, insieme agli antichi rituali legati alla Dea e agli elementi; eredità delle sue antenate.
Ricercatrice e studiosa di miti e leggende (con particolare interesse per l’antica saggezza nordica), della simbologia di varie culture, degli archetipi, del Sacro Femminile e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Iniziata alle Rune tramite l’Elemento Acqua; aiuta con questo importante strumento a svolgere un profondo lavoro di lettura dell’ombra e delle memorie nascoste.

Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo, Tu Mi Hai Salvato La Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili e bizzarre sincronicità.
Nel 2019 esce il suo secondo libro, La Danza Del Seme Selvaggio, rocambolesco viaggio di due donne non più giovanissime che si trovano, loro malgrado, a dover stravolgere la loro vita e a lasciare la famigerata zona comfort.
Un iniziale dramma si trasforma, per Anthea e Miriam, in una straordinaria avventura tra i sentieri alpini, con la sola guida di una mappa disegnata da una misteriosa vecchia guaritrice.

Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico, per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.

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