La Runa Lagu – Le acque primordiali e i tesori nascosti

Estratto dal libro: Il fuoco di Berkana
 

Le lacrime hanno un potere creativo.

Nei miti, il versare lacrime produce un’immensa creazione e una riunione sincera.

Nei medicamenti popolari le lacrime sono usate come legante,
per proteggere gli elementi, unire le idee, riunire le anime.

Nelle favole, le lacrime fanno fuggire i ladroni o straripare i fiumi.

Quando vengono spruzzate, richiamano gli spiriti.
Se cosparse sul corpo guariscono le lacerazioni e ridanno la vista.
Se toccate, producono il concepimento.

La storia del simbolo dell’acqua come creatrice, come sentiero, è lunga e varia.
La primavera arriva con una pioggia di lacrime.

L’ingresso al mondo infero avviene attraverso una cascata di lacrime.”

(Clarissa Pinkola Estésn – Donne che corrono coi lupi)

 

Alla runa Lagu appartiene l’acqua e all’acqua appartengono le lacrime che hanno il potere di farci scendere nelle profondità di noi stessi.

Mi sono sempre nascosta per piangere, da piccola, perché mi vergognavo, da adulta invece perché non volevo preoccupare genitori e figli soprattutto, poiché la maggior parte delle volte non sapevo come giustificarle.
Come si possono spiegare le lacrime?

Quando si sente quell’onda salire dalla pancia e uscire dagli occhi, quando non c’è un motivo ma ce ne sono mille e non è più possibile fingersi integre e forti.
Emotività, dicono, ma che ne sanno quelli che non si sono mai sentiti persi, finiti, morti.

Quando quel dolore che irradia dallo stomaco raggiunge il petto e spacca le costole, buca la gola e irrompe all’esterno attraverso le lacrime. Che ne sanno quelli che non sono mai sprofondati nel fondo dei mari, trasformati in rocce fondali, là nel buio dove puoi solo cambiare carapace o non risalire mai più.

Lagu è l’acqua in tutte le sue forme, dall’allegro torrente di montagna allo stagno melmoso, dal placido lago al mare in tempesta, Lagu è il fiume, Lagu sono le lacrime.

Gli amanti hanno imparato a lasciarsi andare totalmente l’uno nell’altra con Dagaz, ora è il momento di leccarsi le vecchie ferite, di portare guarigione reciproca e di far entrare la Donna Scheletro nel letto con loro.

Di piangere e fare l’amore piano, lentamente, di accarezzare quella parte che si ostinano a tenere nascosta perché non è bella o credono che non lo sia. Togliere ogni indumento, scostare le coperte e permettere che venga baciata, leccata, amata e guarita.
Durante questa discesa nelle profondità gli amanti piangono.

Non è un pianto a dirotto, ma piuttosto una pioggerellina fine come quella autunnale, che entra nella terra piano e arriva in profondità perché la bagna con pazienza e dolcezza fino a renderla umida, morbida e porosa.

Ricettiva e pronta come una donna che accoglie l’amante dopo avergli svelato le cicatrici, l’addome non più tonico e tutta quella bellezza non bellezza che la rende unica e che, vista dagli occhi del suo amante la fa sembrare una stupenda opera d’arte.

A quel punto gli occhi piangono e la vagina si lubrifica, la donna si consegna nuda e disarmata all’amore.

Enrica

 

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Il Fuoco di Berkana

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ENRICA ZERBIN, nata e cresciuta tra campagna, fiume e mare, dove ha scoperto la magia dei cicli lunari e appreso l’uso delle erbe medicamentose delle campagne, insieme agli antichi rituali legati alla Dea e agli elementi; eredità delle sue antenate.
Ricercatrice e studiosa di miti e leggende (con particolare interesse per l’antica saggezza nordica), della simbologia di varie culture, degli archetipi, del Sacro Femminile e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Iniziata alle Rune tramite l’Elemento Acqua; aiuta con questo importante strumento a svolgere un profondo lavoro di lettura dell’ombra e delle memorie nascoste.

Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo, Tu Mi Hai Salvato La Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili e bizzarre sincronicità.
Nel 2019 esce il suo secondo libro, La Danza Del Seme Selvaggio, rocambolesco viaggio di due donne non più giovanissime che si trovano, loro malgrado, a dover stravolgere la loro vita e a lasciare la famigerata zona comfort.
Un iniziale dramma si trasforma, per Anthea e Miriam, in una straordinaria avventura tra i sentieri alpini, con la sola guida di una mappa disegnata da una misteriosa vecchia guaritrice.

Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico, per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.

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