Il Rapporto del Bambino con la Natura

Estratto dal Libro: L’Agriasilo – Seminare il Futuro

Il contatto del bambino con la grande distesa verde di un giardino è un rapporto sensibile (percettivo) con i suoi fili d’erba e i suoi fiori e, allo stesso tempo, un rapporto mediato con il lavoro degli uomini realizzatosi nello stesso giardino.

I bambini sono socializzati nel circolo esistenziale della natura-cultura-società in cui nascono e crescono. In questa triade di elementi si svolge il loro progressivo fiorire e conoscere: dal grembo materno al mondo, dal mondo alla natura, dalla natura alla società.

In quanto animale naturale e sociale insieme, l’uomo risponde fin dalla tenera età agli stimoli che provengono da entrambi i fronti della sua appartenenza.
Il termine “natura” deriva dal verbo latino nasci, nascere, essere generato.
La natura è stata intesa da alcuni filosofi come totalità universale della vita, come dialettica tra il finito e l’infinito, tra il relativo e l’assoluto, come sostanza e legge, come sensibilità e ragione, come connessione fra totalità ed essenzialità.


Più semplicemente, si può intendere la natura come evoluzione vitale, come insieme di elementi la cui trasformazione richiede fatica, lavoro, impegno.
I bambini ricevono, nel loro rapporto con essa, la più estesa e profonda rivelazione del senso di appartenenza, della bellezza, dell’ordine e dell’armonia.
La prima rivelazione del benessere dell’esistere, che ha luogo nel rapporto fisico e psichico con il corpo della madre, si completa nei successivi rapporti del bambino con la natura.

Il rapporto con la natura dona agli esseri umani, fin da piccoli, un senso di pienezza, di compiutezza, di sicurezza nella partecipazione all’esistenza dell’universo.

L’influenza dell’ambiente naturale sullo sviluppo dei bambini stimola una più profonda e partecipe conoscenza della realtà, accanto alla progressiva acquisizione di coscienza di sé nel duplice rimando di rapporto con se stessi e con gli altri, con il mondo circostante e con chi ne fa parte.

L’illuminista francese Jean Jacques Rousseau fu uno dei primi ad aver insistito sull’incidenza del rapporto che la natura ha nell’educazione dei bambini.
Il motivo dominante di tutto il suo pensiero è il contrasto tra l’uomo naturale e l’uomo artificiale e, al contrario di molti altri illuministi, la sua filosofia è tesa a riportare la ragione all’istinto in vista di un recupero significativo della dimensione più autentica dell’uomo.
Rousseau teorizzò un programma pedagogico basato sul concetto di “educazione preventiva”, ossia di un’educazione che non inculchi nessuna virtù, ma prevenga il vizio.

Non insegna la verità, ma preserva dall’errore, consentendo il libero sviluppo della personalità e la conservazione della “bontà originaria” dell’uomo.
In tal senso la comprensione della natura durante l’infanzia è un fattore protettivo contro la corruzione operata dalla società.

Il bambino deve essere considerato per ciò che è e non per ciò che deve diventare: egli vale per se stesso.
La sua formazione è ricavata dalla sua natura di bambino, dalle sue capacità in quanto bambino, senza forzature e proiezioni dell’adulto.

Scrive Rousseau:

“L’umanità ha il suo posto nell’ordine delle cose;
l’infanzia ha il suo nell’ordine della vita umana.
La natura vuole che i fanciulli siano fanciulli prima di essere uomini.
L’infanzia ha delle maniere di vedere, di pensare e di sentire che le sono proprie:
niente è meno assennato che volervi sostituire le nostre”.

Secondo questa ottica l’educazione non è il risultato di una libertà disordinata e capricciosa, ma di una libertà ben guidata:

“Formare l’uomo nella natura non vuol dire farne un selvaggio da relegare in mezzo ai boschi,
ma una creatura che vivendo nel turbine della società
non si lascia trasportare né dalle passioni né dalle opinioni degli uomini,
che vede con i suoi occhi e sente con il suo cuore,
e che non riconosce altra autorità fuori dalla sua ragione”.


Marianna

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L’Agriasilo – Seminare il Futuro


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Marianna Carignola si occupa da diversi anni di crescita personale e spirituale, grazie alla pratica di diverse discipline olistiche, ma nutrendo sempre una particolare attenzione al mondo dell’infanzia.

Interrogandosi su come educare nel modo migliore il suo primo figlio, ricerca attivamente una pedagogia in grado di mettere davvero al centro il bambino, con i suoi bisogni e il suo essere nella sua totalità, anche in stretto contatto con l’ambiente naturale.

Diventa così socia fondatrice di una scuola Waldorf in Provincia di Pisa chiamata Violaciocca, la quale oltre ad avere alla base gli insegnamenti di Rudolf Steiner integra una forte propensione all’educazione in natura.

Si augura che questo libro possa contribuire a creare nuovi progetti e collaborazioni che oggi più che mai trovano il loro senso d’esistere.

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