Il Fuoco di Berkana – La Runa Odal

Estratto dal libro: Il fuoco di Berkana

 
Gli Antenati. Le vite passate. Il Bosco.
Sussurra il tuo segreto d’amore a un albero,
lui lo consegnerà, non importa quanto sia lontana la persona amata.
L’austera donna dalla crocchia grigia.
La foresta era fitta, quasi impenetrabile, e la ragazza si faceva condurre con fede dalla donna che le camminava innanzi.
Aveva il vestito nero e severo e la crocchia color cenere stretta e ordinata. La donna austera attraversava il fitto dei rami come un’ombra.

La ragazza s’incantava a guardare quella figura elegante, mentre lei lottava con i rami che la graffiavano e i vestiti che le si impigliavano nei rovi rampicanti, inciampando di tanto in tanto e scivolando sulle foglie umide.
Era la notte delle storie e avevano un luogo magico da raggiungere.
Desiderava tanto diventare come lei, leggiadra e sinuosa, pulita e d’aspetto impeccabile, anche dopo lunghe ore nel bosco a cercare le erbe.

La ragazza e l’austera donna senza età non erano consanguinee e nemmeno parenti alla larga o alla lunga, semplicemente le loro strade si erano unite quando la ragazza era bambina.
Tornava da scuola, buttava la cartella nella sua camera e subito bussava al portone dello zio vecchissimo e puzzolente di pipa, brontolone e dormiglione. O brontolava o russava ed era l’uomo più rumoroso che conoscesse; la donna dal vestito nero abitava in quella casa essendo la governante del vecchissimo, rumoroso e puzzolente zio della ragazza, ed era da lei che si recava ogni pomeriggio.

La donna dalla crocchia color della cenere l’aspettava con una zuppa di verdure ed erbette aromatiche dell’orto e con il pane appena sfornato. In cambio voleva che le raccontasse per filo e per segno quello che l’insegnante aveva spiegato, l’intera lezione! Tant’è che la bambina era costretta a stare molto attenta perché se voleva andar per boschi a raccogliere erbe ed ascoltare storie sulla Sacra Signora nelle notti di Luna piena, doveva essere fedele a quello scambio.

Questo fece diventare la ragazza una brava studentessa e la donna senza età imparò bene la storia, la geografia, la matematica e la grammatica. Con la narrativa non c’era alcuna gara, perché nessun grande autore e letterato disponeva di migliori doti narrative, e lì era la ragazza ad imparare.
Quella notte di Luna piena la donna dalla grigia crocchia andò a svegliare la giovane ragazza che erano già le dieci di sera e tutti nel piccolo paese dormivano profondamente, ma non loro.

Era la notte delle storie e il sonno era un sacrilegio!
Era una di quelle notti in cui la Luna sorgeva a tarda ora, le notti preferite dalle due donne, la matura e l’acerba, perché il buio rendeva tutto più intrigante e misterioso. I racconti prendevano una piega diversa diventando segreti inconfessabili.
E quella notte la storia faceva più o meno così:

«C’era una volta e ancor prima, una ragazza innamorata. La giovane donna con lo sguardo trasognato e lontano si recava nel bosco in ogni momento libero. Tutti al paese, compresa la famiglia, pensavano fosse una triste storia, il classico amor impossibile ostacolato da eventi funesti, perché il destinatario di tali pensieri amorosi era un soldato partito per la guerra.

Allora, con compassione, la lasciavano girovagare tutta sola nel bosco, pensando che si allontanasse per non essere vista mentre si disperava.
La giovane donna, invece, si sedeva sotto la Betulla più alta della selva e le consegnava parole d’amore e sospiri languidi, mentre sognava il suo amore accanto a lei, facendo tesoro dei ricordi e della memoria delle piante che li avevano visti unire corpo e anima proprio in quel luogo. Depositava segreti, baci e carezze, sussurrando promesse e progetti sulla loro vita insieme, senza mai dubitare della benevolenza e del sostegno della grande Betulla.

Finché il suo amore tornò in una giornata di pioggia. Nessuno sapeva di quell’arrivo e alla stazione non c’era anima viva ad aspettarlo. Camminò sotto l’acquazzone senza fermarsi nemmeno per appoggiare di tanto in tanto il bagaglio. Entrò nel fitto del bosco perché sapeva che là l’avrebbe incontrata.
E lei era sotto la sua Betulla che sussurrava parole di passione, con addosso una mantella ormai fradicia ma senza sentire il freddo di quel giorno d’autunno.

Erano l’amore e la passione a prendersi cura di lei. E poi lo sentì arrivare. Lui portava con sé tutto il peso dell’esperienza, ma il suo cuore era leggero e integro, perché la Betulla e tutte le piante del bosco gli avevano portato le parole d’amore della sua amata. Nessuno sa bene come e perché, ma se hai un sussurro d’amore consegnalo agli alberi e non andrà perduto.»
La giovane scoprì tempo dopo che la ragazza della Betulla era la stessa donna dalla crocchia grigia e poté quindi appurare la veridicità della sua esperienza. E nessun albero fu più “solo un albero” da quel giorno.

Chi sono gli antenati?
Per descrivere la discendenza si usa l’immagine di un albero come se l’albero fosse una creatura solitaria.

In verità, tutti gli alberi sono collegati da una fitta rete di radici e da una sorta di sensori che li mettono in comunicazione.
Se avete attraversato un viale alberato di latifoglie, per esempio, potreste aver notato un fitto chiacchiericcio.

Spesso le foglie vibrano emettendo un rumore simile al ronzio di un insetto e questa vibrazione il più delle volte è inspiegabile perché la brezza è leggera e impercettibile.
Ecco che pensare agli antenati come ai rami o alle radici di un solo albero è poco attendibile, secondo me.

Se vogliamo tenere per buona la raffigurazione dell’albero genealogico, occorre modificarne la percezione.
Gli avi sono più simili ad una foresta, all’interno della quale coesistono armoniosamente conifere, latifoglie, piccoli arbusti, rampicanti, felci, eccetera.

E tutti sono utili l’uno all’altro anche nella loro biodiversità.
Ecco perché anche i non consanguinei hanno ruoli fondamentali nella narrazione di ogni individuo.

Enrica

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Il Fuoco di Berkana

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ENRICA ZERBIN, nata e cresciuta tra campagna, fiume e mare, dove ha scoperto la magia dei cicli lunari e appreso l’uso delle erbe medicamentose delle campagne, insieme agli antichi rituali legati alla Dea e agli elementi; eredità delle sue antenate.
Ricercatrice e studiosa di miti e leggende (con particolare interesse per l’antica saggezza nordica), della simbologia di varie culture, degli archetipi, del Sacro Femminile e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Iniziata alle Rune tramite l’Elemento Acqua; aiuta con questo importante strumento a svolgere un profondo lavoro di lettura dell’ombra e delle memorie nascoste.

Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo, Tu Mi Hai Salvato La Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili e bizzarre sincronicità.
Nel 2019 esce il suo secondo libro, La Danza Del Seme Selvaggio, rocambolesco viaggio di due donne non più giovanissime che si trovano, loro malgrado, a dover stravolgere la loro vita e a lasciare la famigerata zona comfort.
Un iniziale dramma si trasforma, per Anthea e Miriam, in una straordinaria avventura tra i sentieri alpini, con la sola guida di una mappa disegnata da una misteriosa vecchia guaritrice.

Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico, per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.

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