Nubi Minacciose
“Dalla carne di Ymir (il gigante, il primo degli esseri) fu fatta la terra,
e dal sangue il mare, le montagne dalle ossa, gli alberi dalla chioma, e dal cranio il cielo.E dalle sue ciglia fecero gli dèi clementi Miðgarðr (dimora degli uomini) per i figli degli uomini, e dal suo cervello furono tutte le minacciose nubi create.”
[Fonte: “Edda” di Snorri Sturluson 1179-1241 storico e poeta islandese, traduzione di Gianna Chiesa Isnardi]
Si tratta di poemi trascritti con l’avvento del cristianesimo per impedire che, a causa di questo, la religione o cultura politeista delle popolazioni norrene (del nord) andasse persa o dimenticata, quindi a partire dal 400 circa d.c..
C’è da considerare che i poemi furono prima tramandati a voce dai genitori ai figli.
Il poema, infatti, era costruito da brevi componimenti lirici dal suono musicale ed evocativo per essere meglio memorizzato, essendo spesso esteso.
Poema e poesia derivano dal greco poÍēsis: faccio, produco, creo.
Nel grande lavoro di Snorri Sturluson di ricerca e trascrizione di memorie e poemi antichi su leggenda e mitologia norrena, troviamo questo estratto sulla visione nordica classica della Creazione (cosmogonia), ma ciò che mi ha colpito è che il cervello fosse considerato come “nubi minacciose”.
Allora alzo lo sguardo verso il cinereo firmamento, non c’è minaccia né tristezza, semmai energia, forse pioggia che, come lacrime, porterà sollievo alla terra.
Nubi minacciose.
Contemplo il grigiore e vedo la vita che accoglie il rinnovamento.
Osservo senza più giudizio e scopro il varco che sta nel mezzo, tra un bianco inconsistente e un nero opprimente.
Come la verità, il cinereo colore è a metà strada; non punta il dito ma nemmeno si ritrae, accoglie entrambe le idee e da loro nuova tonalità.
E minacciose nubi spazzano via il vecchio, per far posto a ciò che è già scritto.
Enrica
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ENRICA ZERBIN nasce il 1 ottobre del 1973 a Adria (Rovigo) tra campagna, mare e il delta del fiume Po. Figlia di pescatori e agricoltori i quali le hanno insegnato il rispetto per la natura, i suoi cicli e, contemporaneamente , il rispetto verso le persone.
Nel dicembre del 2015 esordisce col suo primo romanzo: Tu mi hai salvato la Vita, edito da Cinquemarzo: una storia sull’importanza degli avi e la saggezza degli anziani, dell’amore nato in circostanze impensabili, ma soprattutto una narrazione capace di sensibilizzare sull’importanza della donazione del midollo.
Tra il 2016 e 2017 vince alcuni piccoli concorsi letterari con i racconti brevi: Mister Green Hat, I racconti del Fiume e ll Signor Senza Nome, storie sul cambiamento e sull’incontro col proprio Sé. Ricercatrice e studiosa del mito greco e norreno, della simbologia di varie culture, degli archetipi, del femminile sacro e della Grande Dea fino allo sciamanesimo.
Si interessa ai tarocchi e alle rune come strumento di indagine interiore.
Femminista attiva sulle pari opportunità, e sulla sensibilizzazione necessaria al problema della violenza.
Con questo intento ha scritto un importante articolo per l’associazione UDI di Ferrara intervistando una donna Nigeriana, per raccontare l’orrore del suo viaggio; dalla Nigeria, lungo il deserto del Ciad, l’orrore libico fino al suo arrivo in Sicilia.
A breve uscirà la sua seconda opera: “La Danza Del Seme Selvaggio”, avventurosa storia di due donne in viaggio tra boschi di montagna, con la sola guida di una mappa disegnata da una vecchia strega.
Nelle sue opere al femminile, sottolinea l’importanza del viaggio, che sia mistico o fisico per superare i limiti imposti da società e credenze sbagliate a cui la donna ha dovuto sottostare per secoli.
“Le storie sono ovunque. Il vento, poi, le soffia nei pensieri. Vorrei librarmi in volo per afferrarle e poterle raccontare.”
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